Lana Del Rey vince i premi “Che c’azzecca” e “Best outfit carta del pane” ai CSNFMA2012

lana del rey sonar 2012

lana del rey 2012

Correva l’anno 1986 quando venne alla luce tal Elizabeth Grant che ad un certo punto della sua vita decise di cambiare nome inventandosene uno che si ispirasse all’attrice Lana Turner e all’automobile Ford Del Rey. Praticamente è come se io decidessi, da domani, di ribattezzarmi Angelina Y10 in onore della Jolie e dell’utilitaria Lancia. Sulla cantante newyorkese più rifatta del momento l’Academy è divisa: da un lato riconosce che è un vergognoso fenomeno commerciale creato a tavolino durante un simposio tra discografici con acidità di stomaco e chirurghi estetici avvinazzati. Dall’altro prende atto che, in un periodo di crisi, sono bravi marketer coloro i quali riescono ad intercettare un pubblico disposto a pagare per andarli a sentire, nonostante le loro performance live alquanto imbarazzanti.

“Che c’azzecca award”
L’Academy suggerisce questo esperimento: prendete una pentola vuota abbastanza grande, tipo una di quelle per cucinare la pasta per tutta la famiglia, metteteci la testa dentro e provate a cantare “La Bambola” tentando di imitare Patty Pravo (non dite che non siete capaci, TUTTI hanno provato ad imitare almeno una volta Patty Pravo). Fatto? Ecco, ora immaginate un tappeto d’archi che vi accompagna (se avete mangiato fagioli di recente potete anche autoaccompagnarvi) e più o meno avrete un’idea di che roba è Lana Del Rey dal vivo.   L’Academy si chiede cosa c’entri questa Nina Moric afona e il suo pop così noioso e falsamente raffinato (ma in realtà stilisticamente dozzinale) nel bel mezzo di un festival di musica elettronica che in altri momenti ha toccato vette altissime (vedi Esperanza). Cioè, se mi chiami una Cagna del Rey, allora l’anno prossimo ti aspetti anche i Modà, Nek e L’aura, o i Planet Funk featuring Giuliano dei Negramaro.

“Best outfit carta del pane”
C’è questo mistero che avvolge Lana Del Rey fin dal suo esordio (e non è il mistero delle labbra a canotto): perché si veste sempre con quegli abiti color carta del pane? Pensa forse di essere una baguette? L’Academy non ricorda di averla mai vista abbigliata diversamente: sempre vestitini da gita fuori porta a Pasquetta, sempre colori smorti (come la sua musica). L’Academy ritiene infine che quando relativamente ad un’artista (o presunta tale) l’argomento più interessante di cui parlare sono i suoi lifting o i suoi abiti, di quell’artista c’è decisamente poco da salvare. La cosa sconcertante è che lei, in questo fatto di essere la baguette più figa del mondo, ci crede pure.

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