Amici 11 “Big” – Nella serata della Puglia vince Alessandra Amoroso. Ma l’anno prossimo che si fa?

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Premetto che non sono tra quelli che pensano che sarebbe stato giusto rimandare ad altra data la finale di  Amici. E non sono nemmeno tra gli “indignados” che rinnegano il popolo italiano dopo aver visto che i TT di Twitter erano dedicati a cose più frivole che i fatti di Brindisi (come se Twitter dovesse dare indicazioni di civiltà o moralità). Penso però che piuttosto che trasformare il lutto di una Nazione in un momento Harmony autoreferenziale e C’epostapertiano destinato a casalinghe col diabete, si sarebbe potuto fare un saluto alla sfortunata Melissa Bassi anche un po’ più sobrio e meno lezioso (video qui).

Comunque, alla fine ha (ri)vinto Alessandra Amoroso e tutto si è compiuto nella maniera più prevedibile. Già ieri la finale che ha eletto  un ovvio e sfiatatissimo Gerardo Pulli tradiva una certa staticità nel copione; stasera, idem, con l’aggiunta che nella serata spiritualmente vicina alla Puglia ferita non poteva esserci niente di più adatto che un testa a testa tra le due protagoniste leccesi più popolari che abbia mai lanciato il talent show. Emma e Alessandra si fronteggiano in una edizione di Amici profondamente rinnovata nella forma, ma sempre uguale nella sostanza.

Il sabato sera è di per sé una serata difficile (questo più che mai), dove però Maria De Filippi è da sempre leader incontrastata. Per intercettare un pubblico di “famglie adulte”, ha operato un’assurda trasformazione del talent in un varietà (l’ho scritto mille volte: la varietizzazione è uno dei mali della televisione italiana) proponendo interviste, siparietti (pseudo)comici  – a me Brignano non fa ridere nemmeno se viene a casa mia a farmi il solletico sotto i piedi – e balletti riempitivi affidati alle sensuali movenze della starlét incidentata del momento, relegando la competizione ai margini e disattendendo così la mission del talent (nonostante il cast degli allievi fosse uno dei migliori di sempre, Gerardo a parte).

Emblematico il fatto che la finale di ballo sia stata liquidata alla terzultima puntata con l’altrettanto citofonata incoronazione di Giuseppe Giofrè nell’indifferenza generale. Evidentemente il settore “danza” non  è più così redditizio come un tempo, quando Maria aveva aperto il suo personale centro di accoglienza per ballerini albanesi immigrati illegalmente, lanciando le carriere di un’ingrata Anbeta e dello scomparso Leon Cino, e si faceva palpeggiare da Kledi durante improbabili coreografie in cui si muoveva sinuosa come un camion dei traslochi a pieno carico.

La De Filippi ha capito (c’è voluto un po’) che per conquistare il mondo bisogna prima avere il dominio della discografia. D’altronde Steve Jobs insegna(va). Ecco allora che, tra un balletto di Belen e l’altro, tra un pianto di Sharon Stone e una commovente lettera di una madre vedova, tra spogliarelli di Gabriel Garko e gli ultimi aggiornamenti gossipari sugli incidenti motociclistici, tra gag di dubbio gusto e una telepromozione, si è puntato quello che restava sulla cosiddetta “gara dei BIG”, giunta in un’annata in cui tutti i reality sopravvissuti si sono accaniti sulle salme dei loro ex concorrenti.

Confesso di non aver ben chiaro come funzionasse il regolamento (esempio: Valerio Scanu è stato eliminato e ripescato circa cinquantasette volte; sembrava che alla puntata successiva non dovesse esserci più e invece ricompariva puntualmente. Per la prossima volta propongo l’iniezione letale), e nemmeno il sistema di giudizio (giuria interna inutile e ammutolita – è stata annullata l’unica cosa da salvare della passata edizione, ovvero i surreali scambi tra Maionchi e Platinette -; giuria tecnica prevedibile e prezzolata; giuria esterna incompetente composta da conduttrici imbucate tipo Paola Perego o attrici spaesate come Sophie Marceau), ma quello che alla fine dà da pensare è: cosa succederà l’anno prossimo?

Perché se quest’anno Maria ha scommesso sulle sue punte di diamante (e ha avuto la botta di fortuna di incappare nella vicenda gossipara più chiacchierata della primavera per alzare l’audience) in Amici 2013 cosa si inventerà per rinfrescare nuovamente una formula che ormai sa di stantio come il tinello dai muri ammuffiti della casa di campagna? Mica continuerà a riciclare sempre i superlcassici Emma VS Alessandra, o Marco Carta contro tutti (né potrà sperare in un altro  infortunio sentimental/stradale). E non potrà nemmeno richiamare concorrenti di serie Z (cioè, ve l’immaginate una gara dei Big dove si sfidano Federico Angelucci, Eleonora Crupi, Martina Stavolo e Paky Maione?). Considerata anche la prestigiosità della location scelta per la finale (l’Arena di Verona, in memoria del Festivalbar) sembra proprio che Maria abbia gettato le basi per inaugurare davvero un “grande evento musicale”, un Sanremo dei poveri made in Canale 5 (d’altronde non è lei che si è comprata di diritti dei Grammy Awards?).

Faccio una previsione (anzi, me la rivendo come idea e la deposito alla Siae): l’anno prossimo invece che Emma, Alessandra e Marco Carta, quella ti chiama un Kekko dei Modà, una Dolcenera, i Sonohra, fa riunire i Piquadro e liftare la Fornaciari, e propone loro nella categoria “Big”. In maniera da mantenere la qualità musicale sufficientemente bassa per non destabilizzare il suo pubblico ma dimostrare anche, e soprattutto, che chi la snobba è out e che Amici non è più solo un vivaio  di ectoplasmi che si autocannibalizzano, ma è una gara canora di quelle serie in cui chi vi partecipa può raggiungere la gloriosa meta del “più scaricato da àitiuns” del giorno. In tempi di crisi non si butta via niente.

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