Diggeiggiovani consigliati da bloggeranziani

La verità è che se non ci fossi io ad introdurveli (ma non diciamo dove) voi vi perdereste questi talenti in erba che coloreranno il cielo del futuro con le sonorità del domani. I giovani deejay più noti al momento sono indubbiamente Avicii e Calvin Harris, ma la scena è piena di nomi nuovi pronti ad emergere. Ecco dunque altri tre deejay-producer da tenere d’occhio, e che vi consiglio per le vostre serate danzerecce alternative a Mitico Vasco, Mitico Liga, Laura Pavesini e Amicidimaria. Consideratelo il mio regalo di Pasqua.

skrillex

Skrillex (Los Angeles, classe 1988): ok, non sto scoprendo l’acqua calda. E’ solo che per non shockarvi troppo non potevo cominciare questa carrellata con uno completamente sconosciuto. Skrillex ha già intrapreso il percorso che lo porterà a diventare un producer di fama internazionale (e a collaborare con i “grandi artisti” vogliosi di accodarsi al trend del momento) vincendo tre Grammy (tra cui lo stesso Grammy che vinse anni fa Benny Benassi, ora produttore di Madonna). Per questo merita il massimo rispetto, anche se, diciamolo, fa un genere che fa venire discreti conati. Ma se l’è inventato lui, quindi, ancora una volta massimo rispetto per uno che ha scelto di puntare sulla creatività anziché sull’omologazione becera. I suoi brani metal-punk-rap-techno sono fintamente cattivi oltre che abbastanza vergognosi: però non puoi smettere di ascoltarli. Massimo rispetto anche perché Skrillex, uomo di rara bruttezza, si dimostra molto coraggioso ad andare in giro con quella faccia. Poi se consideriamo che di solito gli americani stanno all’arte del deejaying come Federica Pellegrini sta all’arte della recitazione, il deejay losangelino merita ancora una volta rispetto. Pensavo che un esperimento tipo il suo, qui in Italia potrebbe farlo solo un collettivo composto da Pino Scotto con Albertino e Mirko Casadei. Voto 6 e 1/2

rustie

Rustie (Glasgow, classe 1987): debutta a 17 anni e poco dopo sforna un EP stilisticamente rivoluzionario per la scena indie. Unisce sonorità r’n’b a ritmi fuori tempo, synth maestosi, suoni granulosi ed atmosfere liquide. Rustie inventa così l’ “aquacrunk”, genere elettronico post-digitale di cui oltre ad essere il padre, è anche il più alto esponente. E’ nel 2011, però, che ormai venticinquenne (età quasi pensionabile) rilascia il suo primo album “Glass Swords” in cui dà il meglio di sé (uno dei 10 migliori dischi dell’anno secondo The Guardian e pure secondo il sottoscritto). L’aquacrunk è rappresentato in tutta la sua fresca originalità, suona tutto molto hip hop senza essere molto hip hop. A metà strada tra la new age sognante e le sonorità di strada, il disco colpisce sia alla testa che alla pancia che ai piedi con eguale efficacia, risultando un piccolo capolavoro probabilmente irripetibile. Le contaminazioni pop sono molto furbe e l’ “acquacrunkità” regala un tocco di classe al tamarrume imperante della musica urbana. Appena lo scoprirà una Rihanna, Rustie diventerà il producer must-have che tutte le dive della musica black vorranno. Voto 8+

 

madeon

Madeon (Nantes, classe 1994): da quando sono zio mi sono intenerito molto e mi piacerebbe incontrare il cucciolo Madeon anche solo per per offrirgli un gelato stracciatella e puffo. Diciassette anni e vari remix nel curriculum, Madeon è una specie di Justin Bieber della consolle (solo molto più classy e chic) che pare nato in vitro da un Martin Solveig inseminato dai Daft Punk. E’ l’adorabile emblema della nuova ondata di french touch mashupposo, orecchiabile e voluttuosamente glitchy, propria di questi primi anni ‘10. Diventato celebre in rete l’anno scorso per la sua deliziosa “pop culture”, un frullato di anni 2000 talmente ben riuscito che solo uno della sua generazione avrebbe potuto realizzare, oggi porta già la sua gracilità e i lineamenti efebici dietro le più importanti consolle internazionali. Chapeau. Il suo primo singolo “Icarus” è stato un discreto successo underground; Madeon a differenza dei due colleghi qui sopra non ha inventato nulla, anzi. Però riesce nell’impresa di rivitalizzare – dandogli nuova linfa con una ricetta moderna a base di redbull e succo di frutta – un genere talmente longevo che prima di lui pareva già declinato in tutte le salse. Il 17enne deejay francese ha tutte le carte (dei Pokemon) in regola per diventare uno che conta, e dare il merdone ad ogni David Guetta nel prossimo futuro, non appena gli spunteranno i peli sotto le ascelle. Voto 9

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