Aggiornamenti telefilmici – Homeland (Caccia alla spia)

homelandHomeland, prima stagione: alla prima puntata non ci avrei scommesso neanche un tramezzino avariato, ma le serie tv americane sono tutte così, ultimamente. Non ci sono più quei fenomeni di cui tutti parlano, che piacciono a prescindere e che si installano come virus nella cultura pop. Vuoi la crisi economica, la crisi delle idee, la crisi di coppia, bisogna dar loro il tempo di crescere e maturare. E non è mai corretto giudicare dopo un solo episodio. Ci vogliono quattro o cinque puntate, poi, nel caso di Homeland, la serie ingrana.

La cosa interessante è che affronta un tema su cui certi  sceneggiatori moderni campano da oltre un decennio (l’11 settembre), ma una volta tanto senza le tipiche impostazioni superomistiche alla “24”. L’azione, in Homeland, è spesso solo nelle intenzioni, ma la narrazione è efficace e il ritmo non manca. I colpi di scena che sgretolano pian piano ogni proterva convinzione (anche del telespettatore), nemmeno.

Homeland è una serie che mette sul piatto le incertezze dell’America contemporanea e le affronta con altrettanta incertezza: quella della protagonista Carrie (Claire Danes, già Golden Globe per questo ruolo, forse la più credibile tra le investigatrici bionde di cui pullula il piccolo schermo), agente della Cia stacanovista e un po’ fuori di testa. Per giustificare certi suoi comportamenti che altrimenti avrebbero poca ragion d’essere, gli autori si sono inventati la scusa della malattia psicopatologica: ci può anche stare, ma bisogna fare attenzione a non tirare troppo la corda, perché è un attimo buttarla in vacca senza possibilità di recupero, ché noi telespettatori siamo esigenti e facciamo presto a subodorare che qualcosa non quaglia se la protagonista si dimentica di prendere una pillola e comincia a svelare segreti di stato al primo che passa, o si trasforma da nerd sociopatica in femme fatale.

Nel cast c’è anche la gnocchissima Morena Baccarin, fu Anna dei Visitors. La sua faccia plasticosa e poco espressiva era più adatta per interpretare la fredda leader lucertolosa aliena, ma con quel fisico (è più nuda che vestita) le si perdona tutto. Come ascolti la serie sta andando piuttosto bene ed è stata premiata come miglior drama dell’anno. La priorità che deve avere il canale Showtime nei confronti di questo telefilm, ora, è di non allungarlo eccessivamente, nonostante il successo. Basandosi esclusivamente (e coraggiosamente) su una trama orizzontale, un annacquamento sarebbe deleterio e porterebbe a morte certa. Voto: si fa apprezzare, ma è un diesel.

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