Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni

gaga compleanno twitter
Attorno a Lady Gaga e alla sua fenomenologia, esiste un inspiegabile clima d’odio dai connotati paurosamente terroristici che ha pochi precedenti, se escludiamo il grande Justin Bieber e il maestoso Silvio Berlusconi (che sono coetanei, peraltro). E’ chiaro che si tratta di pura invidia, che gli “haters” cercano qualsiasi pretestuoso appiglio per dar contro a quella che è probabilmente la più importante realtà musicale che la nostra storia recente abbia conosciuto. Qualche mese di silenzio (che definirei “meritato riposo del guerriero”) e quei fetentoni sono tutti lì a darla per spacciata, come se avessero dimenticato l’immenso ed ineguagliabile contributo che Germana Stefanotti ha dato alla società contemporanea. Il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, la giovane popstar non ha dimenticato noi suoi adorati little monsters e ci ha dato un segno tangibile della sua presenza con una una foto nel bagno di casa in cui è apparsa splendida e radiosa, elegante nella sua sobrietà, distintiva e suprema (gente ignorante – non io –  ha fatto le solite tristi battute tipo “per fortuna che non ha fotografato il water altrimenti serviva un tag per distinguerla”) . E’ giunto il momento che anche questo blog parli di lei come merita, incorniciandone i meriti ed esaltandone le capacità; capacità che solo un talento in grado di scrivere la storia è in grado di sfoggiare, anche quando è assente dalle scene.
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In soli quattro anni di carriera Germana Stefanotti, ormai per tutti solo “Lady Gaga”, o “l’immensa”, è stata in grado di portare un vortice di freschezza su un panorama pop che ne aveva quantomai di bisogno. Un pacchetto di Vigorsol in un mondo di gomme masticate, praticamente. Come un meteorite infuocato che si scaglia su un pianeta post glaciazione, Germana ha saputo irrorare di musica nuova le orecchie di un pubblico più che trasversale, formato da uno zoccolo duro di teenager molto appassionati, ma anche di insospettabili “adulti” appartenenti a generazioni (musicalmente ed anagraficamente) meno recenti, di ogni etnia e classe sociale. I suoi brani taglienti, i ritmi da ballare, le melodie trascinanti sono l’arma vincente di un vero (e raro) fenomeno multimediale, talentuoso e capace, che ha echi in ogni angolo del pianeta. E pure in quelli limitrofi. Ma le sue prodezze non si fermano solo all’ambito musicale. Oltre a fare tendenza con i suoi singoli e scalpore con i suoi video, Gaga è una vera e propria icona di stile, artista a 360° a mano e in lavatrice, in grado di mettere in scena performance teatrali dove il palcoscenico è il suo corpo. Si dimostra quotidianamente – nonostante la giovane età, ricordiamolo: è coetanea vostra, proprio di voi che state leggendo in questo momento; provate a pensare quanto state con le pezze al culo in confronto – un’abilissima comunicatrice in grado di sfruttare tutti i media a sua disposizione per generare nel pubblico dipendenza ed aspettativa per ogni sua mossa. Gaga è talmente competente in materia, che riuscirebbe a far parlare di sé anche usando dei semplici post-it.
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Cantante di ottima tecnica, eccezionale performer, stratega del marketing, donna di stile, autrice arguta, musicista attenta al trend: sembra quasi impossibile che tante qualità possano far capo ad una sola persona, ma forse Germana Stefanotti non è nemmeno una sola persona: lei è una, nessuna e centomila. E si reinventa quotidianamente con una caleidoscopica mutazione moltiplicando il numero delle Gaga esistenti, in una sorta di autorigenerazione spontanea in forme, colori, suoni, umori, visioni, sensazioni differenti. Le mille trasformazioni in stile Arturo Brachetti e Pamela Prati ai tempi del Bagaglino si riflettono naturalmente sul suo prodotto discografico. I suoi dischi pullulano di inni generazionali ad alto tasso di modernità: sono coraggiosi step sulla ripida scala dell’innovazione, impavidi tentativi perfettamente riusciti di scardinare le logiche obsolete della disco(ti)grafia. I suoi album sono attualissimi manifesti popdance ispirati al decennio a cavallo tra metà anni 80 e metà anni 90 di cui lei è prode amazzone. Negli indiscussi capolavori gaghiani si celebra tutto il meglio dell’epoca, attualizzandolo con sorprendente audacia. Anche lo spettro di una decaduta Madonna precipita nel germanotto tritacarne, venendo completamente smontato, sminuzzato, tradotto in slimer e ricomposto non per un’assurda voglia di plagio (come molti detrattori banalmente affermano) bensì come tributo ad un’icona ormai datata che merita – per mano della Re Mida Gaga – di essere riportata in vita in versione 2.0.
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La discografia di Lady Gaga è composta da due soli album-masterpiece, finora, ma tutto il mondo si chiede cosa riuscirà a fare ancora in futuro. Esistono interrogazioni al parlamento europeo, in merito. I suoi dischi sono il pout purrì definitivo di sonorità all’ultimo grido, melodie che si imprimono nella mente e pura energia, persino nei momenti più introspettivi e dark, complici anche imprevedibili contaminazioni che ridefiniscono i canoni della contemporaneaità ed innalzano a nuove vette qualitative una popmusic che altrimenti rischierebbe di venire tacciata (non da me) di eccessiva commercialità. Gaga è sensibilità e creatività, talento e passione: la sua è musica elettronica concepita nel segno del rinnovamento. Ma Gaga è contemporaneamente anche portatice sana di un rock credibile in grado di conquistare perfino i palati più snob. La sua inimitabile musica pop dalle ispirazioni retrò si distingue per classe e non manca di ammiccare ed inviare messaggi subliminali tutti da decifrare, interpretare e parafrasare. Proprio come ogni grande opera d’arte che si rispetti. Presto conquisterà il Louvre, avrà un posto al fianco della Gioconda. Per il momento Germana Stefanotti ha già conquistato un posto tra le pietre miliari del nostro universo. O almeno per oggi.

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