Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria

Una delle tendenze musicali del momento è quel fenomeno etichettato come “indie to mainstream”: ovvero cantanti che escono dalle proprie nicchie poco commerciali per affacciarsi sulle più redditizie (almeno una volta) classifiche generaliste. Lo scopo (se escludiamo quello di trovare nuovi polli da spennare da parte delle major, e facciamo finta di essere romantici numi tutelari dell’arte) dovrebbe essere di rinnovare un parco musicale abbastanza piatto, incartapecorito (e molto trash nelle sue orride declinazioni rap o latine) portandovi la freschezza e la sperimentazione di band od artisti di maggiore qualità, già longevi ma pressoché sconosciuti al grande pubblico che frequenta solo le prime dieci posizioni di iTunes.

Emblema dell’electropop indipendente inglese, Marina Lambrini Diamandis è l’ultima in ordine di tempo a tentare il “grande salto”. Peccato che per questa (poco) nobile impresa, abbia sfornato forse la canzone più banale del suo repertorio (adattissima alle prime 10 posizioni di iTunes, dunque), sbagliando completamente l’approccio. Sembra quasi che Marina and the Diamonds abbia scelto (per dirla con un gruppo facebookiano) di essere una degli “Indie che diventano mainstream perchè essere indie è troppo mainstream”.

Se, finora, la carriera di Marina era costellata da diamanti (grezzi, che però avevano tutte le carte in regola per impreziosirsi col tempo), il suo ritorno sulle scene con questa Primadonna è nient’altro che bassa bigiotteria made in China: un tarocco delle produzioni Maxmartiniane più attuali a cui la cantante si avvicina con la famelica ingordigia di successo come una Jessie J qualsiasi. Anziché confezionare con il suo stile un prodotto furbo che ammiccasse alle charts, ha preferito cedere tout-court ad un’impersonale emulazione Katyperriana (o peggio ancora Ke$hana), come se davvero qualcuno sentisse il bisogno di questa ennesima clonazione. Altro che Primadonna, avrebbe dovuto intitolarsi “Milionesima”.

Forse l’unica che può godere nel sentire un brano del genere è la stessa Katy Perry. Perché archiviate le Gaga (una morte meritata) e le Rihanna (un triste declino) non potrà non entusiasmarsi nel constatare di essere l’unica popstar vivente degna di questo titolo (e non nominatemi Madonna: ho scritto “vivente”), che vanta innumerevoli tentativi di imitazione (malriusciti) come non succedeva dai tempi della prima Britney Spears.

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