E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)

L’ultimo Lucio Dalla si era dedicato a qualche raccolta nostalgica o a progetti d’autore rivolti perlopiù ad un pubblico d’elite. E si era elegantemente (e deliberatamente) sottratto alle degenerate condizioni della discografia attuale, un po’ come hanno fatto gli altri grandi autori nostrani che hanno cavalcato il periodo tra gli anni 70 e 80 dando un’impronta mai più ripetuta – o ripetibile – alla musica leggera italiana. D’altronde basta ascoltare una qualsiasi “Futura” (ma anche la superpop “Attenti al lupo”) per capire quanto di buono c’era allora e quanto nulla ci sia, invece, oggi.

Una giacca in panno consunto, un cappello di lana e gli occhiali tondi. E una discografia ricca di sentimento, di coraggio, di sperimentazione musicale e linguistica, che ha eguali forse solo in Franco Battiato.  Così vorrei ricordare Lucio Dalla. Però il recente Sanremo (senza dubbio coraggiosa la scelta di andarci in qualità di mentore di un esordiente che – ahimé  – non pare proprio l’artista più indicato per raccoglierne l’eredità) mi ha installato in testa un’orribile immagine che mi tormenta peggio di una gif-animata proveniente da un Tumblr di periferia, di quelle che fanno rabbrividire ma non puoi smettere di guardare a ciclo continuo.

Sono un mostro, lo so. Risale a quando ho saputo che Lucio Dalla sarebbe stato il “produttore” di Pierdavide Carone in “Nanì”. Io mi sono immaginato una scena dove il secondo, inginocchiato sul pavimento per interpretare a dovere lo struggimento di un giovane sensibile e illibato innamorato di una professionista di lungo corso delle arti e dei mestieri, canta dentro a un’asta microfonica retta dal primo, all’interno di uno studio di registrazione coi divani zebrati, la moquette pelosa decorata con macchie secolari e bruciature di sigaretta, e i cartoni delle uova alle pareti attaccati con lo scotch. Uno scenario dove non sfigurerebbe l’ingresso del personal trainer di Cecchi Paone nel ruolo della protagonista del brano.

Aiutatemi a non ricordarlo così. Ciao Lucio.

(ps: ciao anche a Germano Mosconi, uscito dalla porta di servizio come Farah Fawcett con Michael Jackson o Gigi Sabani con Pavarotti. Giornalista veneto idolo di noi teenager padani anticlericali nel cuore ma cattoleghisti nell’anima, la cui dipartita viene annunciata circa tre o quattro volte l’anno quindi non sono ancora convinto che questa sia quella definitiva).

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