#WIDG – Migliorare la tv o migliorare lo spettatore?
Scritto da Chissenefrega il 28 febbraio 2012 – 19:30 -
Mentre su Tvblog Pippo Baudo, Renzo Arbore (e altri mostri sacri nei giorni a venire) si interrogano sulla (poca) utilità dell’Auditel, Cinetivu ha cominciato a proporre un metodo
sperimentale e alternativo di rilevazione dei dati di ascolto, in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori, basato su un panel di 150 volontari tra blogger e non, chiamati a seguire alcuni programmi e a valutarli secondo nuovi criteri e parametri. Le prime analisi risultano approfondite e ben realizzate, forse addirittura troppo specifiche per chi non ne mastica. Pur non regalando finora particolari sorprese, e tenendo presente che si tratta di un esperimento, merita di essere seguito fino in fondo perché è qualcosa di davvero unico nel suo genere.
La settimana corrente si concluderà con lo “sciopero dell’Auditel” domenica prossima, giorno in cui i blog televisivi rinunceranno a pubblicare i dati di ascolto (che sono notoriamente tra i post più cliccati e che generano faziosità e squadrismo che nemmeno nei forum bimbominkiosi di Justin Bieber) con lo scopo di dimostrare che si può:
uscire dalla schiavitù degli ascolti, dalle diatribe, dalle lotte che rendono l’Auditel l’unico parametro per valutare la tv italiana. […] l’Auditel [..] decreta, senza motivo, anche i successi qualitativi.
Per quanto riguarda noi, il sasso l’abbiamo lanciato. Le domande sono state poste e le risposte sono arrivate (e ne stanno ancora arrivando: vi ringrazio davvero per l’adesione. La discussione oltre che qui si espande anche su Facebook e quando dico che siete una community superfichissima lo dico a ragione). A breve farò un sunto di alcune delle opinioni che mi avete lasciato, per il momento direi che emerge fondamentalmente il pensiero che una tv improvvisata e in mano a professionisti scadenti non è una buona tv (eggraziealcavolo, dirà qualcuno). Si nota una certa nostalgia per le grandi trasmissioni del passato e la voglia molto moderna (ma forse proprio per questo non adatta a tutti) di crearsi dei palinsesti personalizzati grazie ai contenuti che si trovano su internet e che provengono perlopiù dall’estero (e anche perlopiù illegalmente, ma qui si potrebbe aprire un nuovo ed infinito dibattito).
Due vostri spunti mi hanno colpito particolarmente: Alessia chiede dei bandi di concorso per autori aperti “a gente comune, dentro la quale si trovano dei talenti straordinari (e basta farsi un giretto per il web, tra blog e forum per vedere di quanta bella intelligenza, ironia e capacità di scrittura è pieno questo nostro Paese)”. Paradossalmente, si potrebbe pensare di mettere in piedi un talent show per autori tv, anche se temo che finirebbe tutto in un enorme cortocircuito.
Warp9, invece, riflette spostando il punto di osservazione
sono giunto alla conclusione che, in fondo, la televisione offre in base alla domanda. Quindi non bisognerebbe chiedersi cosa fare per migliorare la TV, ma cosa fare per migliorare lo spettatore
Non si dimentichi mai che la tv, agli albori, insegnò alla gente a leggere e a scrivere. Oggi propone dei modelli che esaltano l’analfabetismo. Se gli spettatori più critici, vigili e colti sono in fuga e si rivolgono altrove per trovare ciò che cercano, l’offerta televisiva del futuro sarà obbligatoriamente targhettizzata su un pubblico sempre più passivo e acritico, su una fascia di persone che non dispone dei mezzi (o della scaltrezza necessaria) per cambiare “fornitore” o per ribellarsi al degrado.
Le domande del giorno (scusate, ormai ci ho preso gusto) a cui mi piacerebbe che rispondessero (anche) gli addetti ai lavori sono: come si può migliorare il gusto medio dello spettatore? In che modo si può “educare” (o semplicemente “incuriosire”) un pubblico da tv spazzatura, a qualcosa di diverso?
A voi la parola (ho sempre sognato di scriverlo!)
Tags: #WIDG
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febbraio 28th, 2012 at 22:40
L’educazione è una cosa che viene da tanti fattori, primo fra tutti l’imprintig che hai dagli altri.
Faccio un esempio stupido giusto per capirci: se un bambino in macchina vede il padre che, guidando, inveisce verso gli altri guidatori o, peggio, non rispetta il codice della strada, con molta probabilità verrà su pensando che quello è il comportamento normale da tenere.
Naturalmente possono esistere eccezioni, ma vanno prese in quanto tali.
Per la televisione è lo stesso.
Bisogna che i futuri fruitori possano contare su una guida che li aiuti nel crescere come spettatori intelligenti.
Dico “futuri” perché penso che la nostra (o almeno la mia) generazione sia ormai bruciata e irrecuperabile.
Spero comunque che qualcuno mi porti esempi tali da farmi cambiare idea.
febbraio 29th, 2012 at 01:28
Non so quanti anni tu abbia, warp, ma io sono cresciuta con una TV che, per quanto già “commerciale” e “privata” faceva comunque buoni programmi, forse nella necessità di confrontarsi (e sottrarre ascoltatori) ad una Tv pubblica che non aveva ancora derogato alle regole di qualità e alla vocazione didattica degli albori.
Perciò, oggi che i miei figli sono adolescenti, cerco comunque di indirizzarli verso quei programmi che-a mio giudizio, ovvio- non abbiano una irrimediabile deriva trash, volgare e siano fiere dell’inutilità (prendendosi, per di più, sul serio…)E’ un lavoro che si incomincia a fare sui bambini (premesso che prima dei 3-4 anni la Tv andrebbe spenta o comunque limitata al minimo) e che non sempre produce risultati…o meglio, visto che l’offerta di intrattenimento è oramai uscita dal tubo catodico, ha risultati difficili da “quantificare” nel senso che i ragazzini oramai la Tv la fruiscono come un “in più” rispetto a PC, consolles telefonini e quant’altro e scelgono, molto più di quanto non potessi fare io alla loro età, cosa vedere e come vederlo (e non ho nemmeno la pay!!)
La Tv deve totalmente reinventarsi e abituarsi a “navigare a vista”, perchè in nostri suggerimenti (di 25-30-40enni) tra 10 anni saranno inutili e non rispecchieranno i nuovi fruitori.
PS-peraltro non è che avere tanta scelta o la payTV sia sinonimo di qualità!
Le mie nipoti sono state schiave degli orrendi programmi disney per anni (non ti dico la disperazione di mio fratello: Hannah montana, il mondo di patty e Quelli dell’intervallo a tutte le ore…o.O )
febbraio 29th, 2012 at 06:11
[...] Chissenefrega ha lanciato una bella provocazione: Migliorare la tv o migliorare lo spettatore? E si gusta anche le risposte sulla “tv che vorrebbero” i suoi lettori, una bella community: … emerge fondamentalmente il pensiero che una tv improvvisata e in mano a professionisti scadenti non è una buona tv (eggraziealcavolo, dirà qualcuno). Si nota una certa nostalgia per le grandi trasmissioni del passato e la voglia molto moderna (ma forse proprio per questo non adatta a tutti) di crearsi dei palinsesti personalizzati grazie ai contenuti che si trovano su internet e che provengono perlopiù dall’estero (e anche perlopiù illegalmente, ma qui si potrebbe aprire un nuovo ed infinito dibattito) … [...]
febbraio 29th, 2012 at 09:47
Mi scappa un sorriso, educare la gente al “gusto”? E’ da centinaia d’anni che c’è chi si chiede come fare. Se qualcuno troverà una risposta credo lo segnalerò per ricevere la legione d’onore, o il cavalierato dell’ordine di Malta, roba del genere.
Aborro (l’ho imparato in tv da Mughini in una trasmissione semi-trash com’era Controcampo, ora alla deriva più completa, lo trasmettono ancora?) con tutte le mie forze l’idea del mentore-guida-educatore che insegna ed eleva (o dei buoni maestri al plurale). Dio ci scampi.
Come si fa ad educare alla buona tv? Bisognerebbe stabilire qual è la buona tv, tenendo però presente un fattore importante. Tendiamo a scegliere la buona tv in base ai modelli che noi abbiamo in testa, e arrivati ad una certa età (non da geriatric-park, per carità, basta solo averne 30 di anni) quei modelli li ricerchiamo nel passato.
E’ importante però ricordare che anche la tv evolve, e si sviluppa in direzioni che, essendo diverse dal modello che abbiamo in testa, potremmo non apprezzare. Ecco che i cartoni giapponesi (modello nuovo) della mia generazione, secondo il pensiero comune (e tanti buoni maestri, perché poi valli a riconoscere i buoni maestri) avrebbero creato una massa di decerebrati, cosa che non è avvenuta, o quantomeno in percentuale identica alle altre di generazioni che ci hanno preceduto.
Educare al gusto ritengo sia alquanto difficile-impossibile. Insegnare invece, o educare, un professionista a costruire dei buoni programmi è possibile.
Ritorniamo alla questione bravi autori. Sottolineo un dato, i bravi autori ci sono e ci sono sempre stati e, leggendo il bollettino Siae che viene spedito agli iscritti, da anni sgomitano e fanno di tutto per tentare di riprendersi quel posto in tv che è di loro competenza, e che qualcosa di buono a noi potrà dare. Speriamo.
Comunque in tv si vedono ancora cose egregie eh, non è tutto pattume.
febbraio 29th, 2012 at 10:14
@taglia: la domanda era volutamente provocatoria. Comunque, teniamo presente che oltre a “formare” autori affinché scrivano della buona televisione, è necessario cambiare anche la mentalità dei dirigenti, editori e produttori della tv attuale i quali, se devono scegliere dove mettere soldi e risorse tra un programma ottimamente scritto ma di nicchia e una cafonata trash per pubblico da bassifondi, li mettono inevitabilmente nel secondo
febbraio 29th, 2012 at 10:36
Credo che a ‘sto giro, io mi limiterò a leggere le opinioni altrui. L’argomento sembrerebbe interessante e mi piacerebbe continuare il dibattito ma, non seguendo molto la tv (eccezion fatta per alcuni programmi-documentario che seguo con piacere, quando possibile), non dispongo dei “mezzi giusti” per poter affrontare l’argomento in maniera approfondita e con cognizione di causa. Per cui, per riprendere il tema della “qualità”, lascio il dibattito a lettori, in questo caso, più “capaci” di me.
Scrivo solo che le due domande sono abbastanza “complementari” ed io non saprei dirti come si potrebbe “migliorare il gusto medio dello spettatore” (ammesso e non concesso che sia davvero arrivato alla deriva). Ma se tale gusto dipende, in qualche modo, da ciò che la tv propone (della serie: “noi siamo ciò che ‘guardiamo’” e/o “la tv è ciò che noi siamo”- facendo le giuste e dovute proporzioni, naturalmente – ), allora se fosse la tv stessa a proporre palinsesti migliori (senza lasciarsi influenzare troppo dall’Auditel ma semplicemente prendendo “spunto” da quest’ultimo, che, effettivamente, è il “metro di misura” attraverso cui, spesso, si decreta -a volte giustamente, altre molto meno- “ciò che è di qualità da ciò che non lo è”), il gusto medio dello spettatore dovrebbe, per osmosi, migliorare anch’esso e verrebbe, in questo modo, anche (ri)educato. Ma, sinceramente, non saprei andare oltre questa lapalissiana, quanto platonica, affermazione.
febbraio 29th, 2012 at 10:45
Leggo solo ora. Condivido il pensiero di Taglia. Ha espresso molto meglio di me, ciò che intendevo esprimere anche io.
febbraio 29th, 2012 at 15:12
Torno a ribadire la mia premessa iniziale al precedente post: la televisione è uno strumento potentissimo per veicolare praticamente qualsiasi cosa, dall’iper trash alla cultura, passando per ogni possibile categoria intermedia tra le due.
come si può migliorare il gusto medio dello spettatore? In che modo si può “educare” (o semplicemente “incuriosire”) un pubblico da tv spazzatura, a qualcosa di diverso?
Inutile dire che tutto dipende dalla proposta che viene offerta: e qui ci risiamo a parlare di realizzazione dei programmi, siano essi di intrattenimento, sia di informazione o talk. Il confezionamento del prodotto televisivo, il lavoro autorale, le conduzioni non improvvisate, i temi giusti proposti agli orari giusti possono certamente, se non migliorare, almeno destare un minimo di curiosità, o la non necessità impellente di cambiare canale.
Se siamo concordi nell’affermare che la televisione è stata capace di creare nuove figure e modelli (“tronista”, “opinionista”) che prima nella società non c’erano (quelli che io definisco “mostri catodici”), si può altresì sperare di riportare un po’ l’asticella verso l’alto e dare una sterzata definitiva al cosiddetto “gusto medio”, veicolandolo verso qualcosa di nuovo, o perlomeno diverso.
Prendiamo un canale come Real Time: ha proposto, prima di altri, un’offerta diversa e, non appena approdato sul digitale terrestre, con un bacino d’utenza più vasto pronto lì a fruirne, ha raccolto risultati pregevoli, soprattutto in termini di gradimento.
Se la tv generalista prendesse coraggio ed osasse un po’ nella sperimentazione, credo che alla fine i risultati si vedrebbero: il processo non è certo breve, ma se mai nessuno prenderà l’iniziativa per un cambiamento, tutto resterà immutato ed immutabile.
Credo che la svolta vera ci sarà se le tre sottoelencate condizioni si verificheranno:
1) Ricordiamoci che ad oggi il passaggio al digitale non è avvenuto per tutta l’Italia: quando tutte le regioni diranno definitivamente addio all’analogico, vedrete che si rimescoleranno tutte le carte in tavola.
2) La Rai verrà finalmente privatizzata ed i mestieranti della politica saranno definitivamente accompagnati alla porta (magari anche con un bel calcio in culo)
3) Verrà definitivamente abolito l’auditel (strumento obsoleto e falsabile) per ripristinare l’indice di gradimento.
Allora si che si potrà davvero ripartire da capo. E per me non è utopia, considerando il fatto che sono d’accordo con Taglia nel dire che non tutto quello che c’è in tv è da buttare e che il crollo degli ascolti dell’ormai consolidato “trash” televisivo, mi fa ben sperare.
Ultimo, ma non ultimo: il grande interesse che ognuno di noi insieme a tantissimi altri sta manifestando sull’argomento con così grande partecipazione un po’ dappertutto sul web, mi porta a pensare che il vento sia già cambiato.
febbraio 29th, 2012 at 15:29
risulterò un po’ cospirazionista, ma credo che purtroppo la spazzatura attualmente presente in tv sia il frutto di un lento e progressivo imbarbarimento a cui siamo stati sottoposti da vent’anni di televisione berlusconiana, con cui siamo stati educati all’ideale di tronisti, adolescenti incapaci che credono di avere il talento perchè in tv, farfalline ed escort, ideali utili al presidente giullare per irretire una nazione, a ai quali la rai s’è adeguata a causa del comando dei partiti e conseguentemente all’abbassarsi del livello culturale italiano. Purtroppo il processo è stato lento, lungo e inesorabile, non si può credere di rimediare in poco tempo.
bisognerebbe iniziare dal rimuovere la feccia peggiore della televisione, e alzare poi il livello delle trasmissioni gradualmente, così da abituare man mano il telespettatore a qualcosa di meglio, correndo anche il rischio di avere bassi ascolti.
febbraio 29th, 2012 at 17:41
Penso che per comprendere la bellezza nell’arte e nei media sia necessario sviluppare un occhio critico, che può essere dato solo dall’esperienza.
La scuola di oggi educa a tutto fuorché alla modernità – io sono fra i pochi eletti che ha avuto la fortuna di studiare cinema, teatro, radio, tv, pubblicità, al liceo.
Ecco, proporrei lo studio obbligatorio della storia dei media, magari con docenti preparati che possano consigliare i capolavori dell’audiovisivo ai proprio studenti.
Facendo questo ragionamento, in ogni caso, dovremmo abitare in un paese pieno di persone preparatissime sulla storia, la filosofia, l’italiano, la matematica e così via dicendo. In realtà dipende tutto dalla volontà delle persone comprendere ciò che si studia, o decidere di informarsi su nuove alternative.
Tralasciando l’utopica realtà di una scuola funzionante e di italiani dediti allo studio e alla comprensione del mondo che li circonda, l’unico modo per spezzare il circolo vizioso sarebbe rimpiazzare tutte le schifezze del palinsesto. Ma già, ironicamente, ho espresso la mia posizione sull’impossibilità di fare tv di alto livello, non solo in Italia ma a livello mondiale.
febbraio 29th, 2012 at 21:00
Scusate il ritardo ma CSNF è nella lista nera del proxy aziendale (chisse, cosa metterai mai nel SEO…) e posso rispondere solo quando arrivo a casa.
@micia: ne ho 47 e sono cresciuto a pallone e TV.
Ma era una TV decisamente diversa da quella di adesso.
Alcuni programmi di allora li ricordo ancora adesso, cosa che non si può dire di certe “produzioni” odierne.
@Taglia: con “guida” io intendevo una sorta di Virgilio, un accompagnatore.
Non è una questione di educare al gusto, ma di educare a riconoscere la spazzatura.
Poi che si facciano pure la loro esperienza, ci mancherebbe, ma se non possiamo consigliare pescando dalla nostra, che valore aggiunto diamo ?
febbraio 29th, 2012 at 21:11
@Chissene: sì, immaginavo che la domanda fosse provocatoria
la risposta non voleva esserlo invece. Non troppo insomma
Quello che tu scrivi nel commento sloggato è il punto di partenza imprescindibile di ogni discorso da farsi su una tv diversa, e di qualità. Come dicevo, e come spesso si legge in VivaVerdi il bollettino Siae, autori preparati ce ne sono, e sono vogliosi di mettersi all’opera, ma non glielo consentono. E’ difficile trovare spazi, perché i dirigenti quegli spazi non glieli vogliono dare. Almeno per ora.
Il digitale terrestre, e le tv che si sono inserite in questo nuovo contesto, probabilmente sono un passo avanti decisivo; credo, ma onestamente non lo so, che reti come Real Time, Cielo, Italia2, siano meno soggette all’ansia da vendita di spazi pubblicitari, da cui deriva l’auditel e quel circolo vizioso che si innesta quando, se non fai un tot di ascolti, una programma, una serie tv, un telefilm, una fictio viene tagliata, anche se quel prodotto è ben fatto.
Qualcuno si ricorda che solo qualche anno fa, per questa idiozia deglia ascolti e la dittatura della pubblicità, serie venivano cancellate, spostate di giorno e orario senza preavviso, e per seguire il proprio programma preferito bisognava prima chiedere un consulto al mago Otelma, per vaticinare dove, quando e a che ora sarebbe stata trasmessa? Io robe così spererei di non vederle più!