Festival di Sanremo 2012 – Prima serata

sanremo 2012 prima serata

Oggi è Sanremo e anche San Valentino. Non so se c’era anche la profezia di questa congiunzione astrale sul calendario Maya, ma sono certo che se non è uno dei segni dell’imminente apocalisse, poco ci manca. Torna il Festival, edizione numero sessantadue. Sessantadue campane che rintoccano a morto e su cui spira una brezza stantia che odora di crepuscolo (bella questa, me la riciclerò al premio Gronchi e Bertelli).

Torna Gianni Morandi e il suo tormentone “stiamo uniti” (che poi diventa “stiamo tecnici” in onore al nuovo governo), speriamo che a stare unite siano soprattutto le sfere del pubblico (le mie in primis) e non si frantumino sul pavimento ad ogni nuova gaffe del presentatore, ché cinque sere son lunghe e un replay dell’anno scorso non è da augurare nemmeno al tuo peggior nemico. E’ che questo Sanremo non ispira proprio nessuna fiducia e parte già con diversi handicap. E’ orfano di vallette, tanto per dirne una: la Ecclestone deve aver fatto una macumba da formula uno alla collega Ivana (o Ivanka) Mrazova (o Mzarova)  che è stata ricoverata all’ospedale con il collo infiammato, ma non è stato specificato se si tratta del collo dell’utero.

In sua sostituzione arrivano Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez, le quali, insieme agli annunciati Luca e Paolo saranno protagoniste di una vera rimpatriata degna della pizzata coi compagni di terza media quando sei già in prima superiore e non ti ricordi più la faccia di nessuno. L’unica novità sarà quindi tal Rocco Papaleo che – mi scuso preventivamente per l’ignoranza – io l’ho visto per la prima volta in vita mia qualche settimana fa ospite da Fazio, ma pensavo fosse un fuori onda in bassa frequenza, da quanto era brutto.

La scenografia: a parte che a me dal primo Bonolis in poi sembrano tutte uguali, ma in tempi di austerity tutti i grandi eventi musicali hanno fatto la scelta di risparmiare, giustamente, sulle architetture. Basti guardare le ultime scene dei vari premi Mtviani o anche quelle dei Grammy due sere fa. Linearità, luminosità, muri di ledwall, un paio di gradini e un fondamentale coinvolgimento del pubblico con palchi che sconfinano in mezzo alla gente. Noi, invece, fermi al gusto anni 80 delle “grandi opere” faraoniche e spesso incompiute (infatti la parte grigia che spacciano per “astronave” a me pare un buco che non hanno fatto in tempo a coprire) realizziamo delle pacchianate indegne. Indegne soprattutto della spesa. Che per fare una scenografia da usare cinque sere e poi mai più basterebbero giusto due abat jour ben collocati per non sfigurare. Anche considerando l’attenzione media del pubblico sanremese che è a metà tra la tripanosomiasi africana e il coma profondo.

Dolcenera – Ci vediamo a casa
Morandi afferma che fino a poco tempo fa era pressoché una sconosciuta e oggi, grazie al successo tributatole dalle precedenti partecipazioni festivaliere,  “sta conquistando l’Europa”. Quindi, duettare con rapper sconosciuti è sinonimo di successo internazionale, buono a sapersi. Canzone orecchiabile ma ha sicuramente meno sprint rispetto alla interessante “Il mio amore unico” e alla tremenda “Il sole di domenica”. Una certa banalità sovrasta il tutto, quasi quasi pare una canzone da reduce di talent show. Voto  5

Samuele Bersani – Un pallone
Cantata abbastanza male (dicono che sia influenzato) ma è una canzone nel tipico stile Bersaniano, io non mi aspettavo nulla di diverso. Una poesia bambinesca ma non troppo, il testo è coraggioso, la canzone a metà tra Arisa, Cristicchi e Tricarico. Da riascoltare. Voto 6+

Si “rompe” il meccanismo informatico per far votare la giuria demoscopica (annamo bene, ma cosa usano, Windows 98?) e vengono distribuiti dei più modesti fogli di carta e penne per raccogliere le preferenze.

Noemi – Sono solo parole
Sembra di no, ma il passaggio da un autore cazzuto quale Vasco Rossi (per quanto vecchio e dilaniato da qualsiasi sostanza) a un incapace come Fabrizio Moro si sente eccome. Al confronto “Livido sul cuore” di Jessica Mazzoli merita il Grammy. Pure per Noemi c’è stato un malore ieri, forse era meglio se si faceva ricoverare insieme alla Mrazova. Voto 0

Francesco Renga – La tua bellezza
La bellezza, come previsto, non è  quella della canzone. Sempre la solita roba renghiana, davvero non c’è commento, è una canzone già sentita nelle sue altre partecipazioni festivaliere. Antiquato stilisticamente, vocalmente e autorialmente. La cassapanca coi tarli nell’ingresso da mia nonna in confronto è futurismo.Voto 4

Chiara Civello – Al posto del mondo
Presenza scenica degna di Mariangela Fantozzi prima dell’estetista, movimenti al rallentatore e quando canta fa finire le parole tutte in “UUUU”. Per carità. Dicono che sia famosa all’estero: ma quando mai, se non ha nemmeno mai duettato con un rapper (nel caso propongo Trucebaldazzi)! Voto -1000

Irene Fornaciari – Grande mistero
Il mistero più grande rimane sempre perché lei si trovi qui e la risposta la può fornire solo una fortunata parentela. Una canzone folk degna della festa della birra coi motociclisti scritta da Davide Van De Sfroos. Non c’è davvero nulla da dire su tale inutile orrendità. Radiofonicità zero, il mondo piange (ancora). Voto: ma VAFFANDESFROOS

E’ il momento di Celentano. Che dura la bellezza (anzi, la BRUTTEZZA oserei dire, di un’ora). Lascio il commento a chi è più competente di me in materia, io non ce la faccio a scrivere nulla su tale infinito delirio retorico. Anche perché dopo dieci minuti ho tolto l’audio.

Emma Marrone – Non è l’inferno
Musicalmente è esattamente quello che ti aspetti. Così il bimbominkia medio è soddisfatto. Il testo, anziché essere il solito pippone meteorologico sull’amore, è un pippone retorico su gente che non arriva a fine mese (certo che farsi dare lezioni di precariato da una che bazzica i talent show televisivi da almeno dieci anni…). E così pure la madre del bimbominkia (che si sa, è sempre incinta) è soddisfatta. Doppi televoti assicurati, Emma vince e passerà in radio. Voto 2

Marlene Kuntz – Canzone per un figlio
Inizio incerto e sussurrato, finale esplosivo; rock è rock, piuttosto classico. Buono il testo, ho bisogno di ulteriori ascolti, sospendo il giudizio.

Eugenio Finardi – E tu lo chiami Dio
Ehm, no. Voto N.C.

Gigi D’Alessio e Loredana Bertè – Respirare
L’inizio è orribile, ma quando attacca il primo ritornello con quel “RE-RE-RE-RESPIRARE”, la canzone diventa infettiva (con tutte le accezioni positive e negative che questo termine può avere). Melodia più “berteiana” che “d’alessiana”, il brano termina con delle sorprendenti striature ethnic/rock. Lo strampalato duetto funziona, Gigi ogni tanto sembra scambiare Loredana per la Tatangelo e la bacia e accarezza senza motivo. Lei pare il trans Patrizia, comunque (o Richard Benson, come suggeriscono dalla Bacheca Ammiraglia). Oh, mi duole ammetterlo, ma è l’unica canzone decente finora sentita. Visto che il resto fa tutto abbondantemente schifo, e siccome sono ancora traumatizzato dal monologo celentanesco, Voto 8

Nina Zilli – Per sempre
Per sempre uguale a se stessa, anzi, uguale a qualcosa di già sentito. Il filone delle Amy Winehouse wannabe aveva di buono che riusciva a riscoprire un genere vecchio, attualizzandolo. Questa canzone della Zilli invece è veramente vetusta (nonostante sia scritta dal “modernissimo” e pluripremiato Casalino), degna di un varietà del sabato sera anni 60 che però non guarda nessuno. Voto 5 ma in considerazione del fatto che in recenti interviste 1) ha parlato male di X-Factor, 2) ha dato della “vecchia” a Madonna e 3) sarà la valletta del nuovo show di Panariello, abbasso il voto a 3

Pierdavide Carone e Lucio Dalla – Nanì

Il contributo di Dalla non è essenziale, diciamolo. A me Carone non dispiace come autore, e cose che scrissi qui tempo fa lo testimoniano. La canzone vorrebbe essere adulta ma forse non lo è fino in fondo. Di sicuro non si tratta del solito finto poprock da talent show . Voto 6 e 1/2

Arisa – La notte
Chi conosce Arisa solo per i suoi tormentoni allegri, forse non sa che la “vera” Arisa che emerge da un ascolto più completo della sua discografia, probabilmente è più vicina a quella più intensa e impensierita che si è sentita stasera. Una canzone onesta sulla fine di un amore, sarà che mi sta particolarmente simpatico il personaggio, ma la promuovo. Voto 6/7

Matia Bazar – Sei tu
Un plagio di un po’ di tutto (come è consuetudine nelle canzoni dei Matia Bazar). Brano insignificante, per la cronaca io ho scommesso 5 euro sulla loro vittoria. Voto 1

Un festival-strazio. Talmente deprimente che l’anno scorso pareva di essere a Gardaland durante un’overdose di Frizzy Pazzy. A fine puntata giunge la notizia che a causa del guasto sul meccanismo di voto, la votazione è invalidata. La Costa Concordia, in confronto a questo Sanremo pare una nave solidissima. Prima di andarmi a suicidare, ricordo a tutti che è possibile seguire e partecipare al commento live del Festival su Facebook alla pagina Bacheca Ammiraglia e volendo pure sul Twitter di @chissenefrega seguendo l’hashtag #bammiraglia

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