E’ morta Whitney Houston

Qualche settimana fa erano circolate voci su alcuni suoi problemi economici e di salute, ma il suo agente smentì categoricamente a mezzo stampa. Di solito, quando arrivano certi annunci senza motivo, si sta preparando la strada a qualcosa di grosso. Un nuovo album, un arresto per guida in stato di ebbrezza, una comparsata in un b-movie hollywoodiano. Invece l’annuncio premonitore era dei più tragici (ma forse un nuovo album lo sarebbe stato altrettanto) e preludeva a un imminente addio per cause di forza maggiore.

Whitney Houston è morta a 48 anni nel modo più banale (quasi da b-movie hollywoodiano) trovata riversa a terra in una stanza di albergo, nella prevedibile solitudine che affligge ogni ex regina della musica finita in bolletta. Whitney segnò gli anni 80 e 90 e poi cadde miseramente in rovina dopo aver toccato alte vette di fama, anche cinematografica, ed aver forgiato decine di cloni che in tempi recenti ne hanno mutuato lo stile. Il suo comeback del 2009 dopo un decennio di silenzio doveva rappresentare un rilancio. Scrivevo all’epoca:

Whitney Houston, star “craccata” come un software a pagamento: l’album “I look to you”, che l’ha riportata alla ribalta dopo gli anni bui delle droghe e dei maltrattamenti da parte del marito (o forse era lei che maltrattava lui? Boh, può essere…), non rimarrà nella storia del panorama musicale mondiale: lei non possiede più né la voce, né la forza melodica di un tempo; se l’avesse registrato una Rihanna qualsiasi, il disco sarebbe passato completamente inosservato. Fatta la tara delle autocitazioni e superando una certa povertà musicale, non si può non rilevare – comunque – che sia un lavoro realizzato con un certo decoro ed una probabile onestà nelle intenzioni, seppur non dia nulla di più e nulla di meno di un qualsiasi altro album pop’n’b uscito in questo periodo.

 


E infatti, il suo ritorno sulle scene non è stato certo un evento epocale. Whitney, abituata a regnare incontrastata in tempi in cui c’era solo lei e poche altre, ha dovuto arrendersi all’evidenza che il panorama musicale attuale è molto più frammentato di un tempo e che il pubblico è diventato molto più cinico ed esigente e non ti perdona una stecca o  un calo di voce. E in ogni caso, ti dimentica molto facilmente. Che la Houston non si fosse mai rassegnata a questo cambiamento era evidente, talmente tanto che non ha mai stupito nessuno che abbia affogato le sofferenze di una vita non più vissuta in prima linea abbandonandosi alla depressione e ai suoi letali effetti collaterali. Nonstante tutto, rivedendola tra i protagonisti di X-Factor 3, però, non avrei mai pensato che sarebbe stata la prima ad andarsene.  

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