Madonna – Give Me All Your Luvin’

Il singolo che riporta Madonna sulle scene (a quattro anni di distanza dal tremendo Hard Candy) è senz’ombra di dubbio un frivolo pezzo da classifica coi suoni giusti al posto giusto, la tipica melodia di stampo cicconiano un po’ old school, e un videoclip tanto celebrativo quanto ironico. Nel complesso, tutta l’operazione (comprensiva anche delle sottosfruttate M.I.A. e Nicki Minaj che, detto francamente, forse erano più utili se andavano a “smacchiare i giaguari”) è un calzante ritratto del pop del presente che se fosse stato proposto in qualsiasi altro momento, sarebbe risultato fuori luogo, ma invece oggi funziona eccome.

Al primo ascolto, quando il brano leakkò in rete qualche mese fa, il mio commento a caldo su Facebook fu “Pare Avril Lavigne canta Martin Solveig featuring Dragonette“. Ed è il medesimo commento che farei anche a freddo. Il tocco trendy del deejay francese si sente prepotentemente e l’aria adolescenziale che si respira in questa Give Me All Your Luvin’ forse è un po’ eccessiva, considerata l’età di chi la canta. Ma è comunque tutto pienamente “a fuoco”.

Fa strano anche solo pensarlo: può essere che una popstar ultracinquantenne, passata indenne attraverso i notevoli mutamenti della discografia nell’ultimo trentennio (mutamenti che non rispecchiano affatto quelli delle sue fisionomie, freezate come una polaroid a qualche lustro fa), riesca a rappresentare meglio di qualunque altra sua giovane collega di belle speranze il gusto musicale più attuale e trasversale, e sia in grado di  proporlo in maniera così semplice e calzante, tanto da non sembrare solo l’ennesima operazione commerciale a tinte danzerecce utile esclusivamente per accalappiare il pubblico da balera gay?

Chi può dirlo. Forse sarà soltanto la next best canzonetta al sapore di bubblegum radiofonico destinata a durare quindici giorni, ma se il futuro è incerto e propone scenari ignoti, ciò di cui non bisogna privarsi è (almeno) di vivere appieno il presente. Madonna cavalca le ere geologiche ma poi alla fine è sempre lì, pronta a scriverlo, il presente. Senza temere rivali.

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