Chiusura di Megavideo e Megaupload, parliamone

megavideo chiusoNon vorrei parlarne con il sentimentalismo giustificatorio – e un po’ romantico – dell’ “utilizzatore finale”, perché senza i vari “Mega” si vive lo stesso, e comunque le risorse in rete per la condivisione di file sono pressoché infinite (la sparizione coatta di un servizio da internet di solito comporta che ne nascano in tempi rapidissimi almeno dieci analoghe reincarnazioni).

Se si vuole affrontare il  discorso con un approccio più astratto bisogna partire da un presupposto fondamentale e imprescindibile: la distinzione tra contenitore e contenuto. Se io creo un servizio/contenitore aperto al pubblico e questo viene usato illecitamente dal pubblico stesso, non si capisce perché debba essere incolpato io, creatore del servizio, e non il soggetto terzo che effettivamente commette l’illecito usandolo impropriamente.

E’ come se qualcuno ipotizzasse  di voler chiudere la Ferrari perché alcuni che vi si mettono  alla guida spingono l’acceleratore a 200 km/h in centro abitato. O come voler chiudere le fabbriche di pentole perché Bigazzi dentro ci cucinava i gatti.

Non è Megavideo, dunque, ad essere fuorilegge, è l’uso che i suoi utenti ne fanno ad esserlo (seppur le leggi violate sono a dir poco anacronistiche per i tempi in cui viviamo). Che, poi, quelli di Megavideo si siano arricchiti chiudendo un occhio (anche due) su questo aspetto è un altro discorso. Però, obiettivamente, non mi sento di condannarli meno rispetto a una major del disco che paga un autore 50 centesimi e vende i suoi CD  a 30 euro.  E qui si apre inevitabilmente la grande questione morale: siccome ne ho lette di ogni in queste ultime 24 ore, volevo dire che mi dissocio da quelli che “io prendo 800 euro al mese e non posso comprare tutti i dischi/dvd/abbonamenti-alle-pay-tv che vorrei pertanto è giusto che me ne appropri indebitamente”. Non è mai morto nessuno per non aver visto una stagione di Dexter, o un film rippato al cinema con la gente in sala che tossisce, o una puntata di X-Factor (GIAMMAI!), o per non aver scaricato orridi album di Lady Gaga  (che poi io mica ci credo che se costoro disponessero di redditi più alti, li spenderebbero davvero in qualcosa che si può avere gratis comunque… soprattutto gli album di Lady Gaga, dato che è stata lei stessa a regalarli in quanto rimasti tristemente invenduti).

Diciamo che, chi più chi meno,  finché può  approfittare approfitta e lamentarsi quando non si può più è sciocco e fuori luogo. Diciamo anche che – ad esempio – un telefilm americano senza budget non si fa e chi garantisce il budget sono gli investitori pubblicitari che comprano gli spot durante la messa in onda televisiva, nonché le emittenti estere che acquistano i diritti di trasmissione. E’ anche vero che i costi delle produzioni sono spesso troppo elevati e fuori mercato (soprattutto i cachet di certe capricciose star abituate troppo bene) e da parte delle case di produzione c’è poca propensione al cambiamento. Se gli utenti vengono accusati di scarsa etica quando caricano/scaricano illegalmente, ai piani alti non si è certo disposti a fare della sana autocritca.

L’intervento con cui l’FBI ha messo i sigilli a Megavideo e Megaupload  avviene non in un giorno a caso, bensì il giorno dopo le proteste del “popolo di internet” contro le famigerate leggi americane PIPA e SOPA ( “ – SOPA + TOPA ” si leggeva da noi su Twitter) sulla censura della rete (che non sono state approvate ma che probabilmente verranno ripresentate in altre forme). E’ indubbiamente un’operazione ad orologeria, una dimostrazione di muscoli da parte del governo americano, un messaggio di violenza e di celhopiulunghismo che fa intendere “voi non volete la legge oscura-internet ma noi internet ve lo oscuriamo lo stesso e abbiamo l’autorità per farlo perché siamo grandi grossi e danarosi”. Una prevaricazione inaccettabile che dimostra pienamente la paura che i governi hanno nei confronti di tutti quei movimenti popolari che partono dal basso e che minano sempre più lo stasus quo imposto dalle lobby ammanicate coi potenti.

Dall’altra parte trovo però errata e controproducente la risposta altrettanto aggressiva da parte degli hacker di Anonymous: una reazione  a base di piraterie informatiche di bassa lega non farà che legittimare i censori e i moralizzatori di internet, i quali sbandiereranno fieri il fatto che sono loro ad essere dalla parte della ragione e della legalità.

Ma se l’accusa-alibi ai gestori di Megavideo non è tanto quella di copyright infringement, bensì di aver riciclato il denaro proveniente dalle attività illecite di fatto consentite sui loro portali, cosa dire per esempio del legalissimo Youtube che fodera il video della cresima di tua cugina con tonnellate di banner pubblicitari non richiesti che generano impietoso fastidio allo spettatore ma vagonate di dollari nelle casse del colosso di Google?

C’è da dire infine che – evidentemente – gli introiti milionari fatti da “Mega” come azienda “indipendente” e svincolata dalle antiquate logiche del diritto d’autore (che è regolato in tutto il mondo da norme ottocentesche, tanto che – per dire – quando hai a che fare con la SIAE sono all’ordine del giorno espressioni tipo “mezzo meccanografico” al posto di “computer”) basati sulle pubblicità e sugli abbonamenti “a tempo”  hanno dimostrato alle major che esiste un nuovo sistema di diffusione on demand di contenuti “liquidi” che può risultare redditizio tanto quanto (forse anche di più di) quello tradizionale. E’ evidente che vogliano stroncarlo sul nascere e verosimilmente appropriarsi di questo innovativo modello di business per continuare a lucrare sempre e solo loro, dopo essersi fatte approvare leggi su misura, con la connivenza eterna delle istituzioni governative.

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