I 5 motivi per cui scrivo poco

Sapete che i blog sono destinati a risorgere nel 2012? Almeno così si dice sui socialnetwork i quali, sfidando ogni profezia maya, scommettono sulla rivitalizzazione della blogosfera e la conseguente riduzione dello spread tra diari 2.0 e reti sociali. Per quanto riguarda questo, di blog, è chiaro che si latita alla grande, in netta contrapposizione con la mia stessa dichiarazione d’intenti settembrina. Ma la coerenza coi propri proclami è una qualità per pochi ed esiste una spiegazione a tutto. Anzi cinque.

Ecco i cinque motivi per cui scrivo un po’ poco ultimamente:

1) Sto lavorando al mio primo album di inediti

Aaahahahahahhaha era una balla, naturalmente. Ora seriamente:

1) Sto molto di più sui social network. All’inizio di questa stagione avevo previsto di ridurre la presenza su Facebook e dedicarmi maggiormente al caro vecchio blog. Poi, invece, abbiamo inaugurato il gruppo Bacheca Ammiraglia. Poi ancora è esploso il fenomeno Twitter. Queste due cose meritano di essere spiegate nel dettaglio.

1a) il gruppo Bacheca Ammiraglia su Facebook, fondato come naturale sostituto del profilo FB di questo blog dopo l’avvento dell’orrido “diario” Facebookiano  è una vera e propria costola partecipativa di Chissenefrega. Non riesco a vedere la “Bacheca Ammiraglia” come qualcosa di scollegato e isolato da questo blog, anzi, è forse il miglior modo per tenersi in contatto e per continuare di là quello che è stato iniziato di qua (ormai quasi sei anni or sono). Non ci si limita più solo all’ “opinionismo senza frontiere” dei programmi tv, ma è un vero e proprio luogo di interscambio sociale che vanta pure prestigiose guest star. Vi confesso molto sinceramente che svariati contatti “reali” mi chiedono quale sia lo scopo di tutto ciò: io non riesco a spiegarlo, ma temo che anche se ci riuscissi, loro faticherebbero a capire. Posso solo dire che se avessi 1 eurocent per tutte le risate che ho fatto (e, tiriamocela, per quelle che ho fatto fare) sulla Bacheca Ammiraglia sarei miliardario, e molti con me. Invece sono povero ma mi diverto molto, d’altronde ognuno lo fa come può.

1b) Bacheca Ammiraglia a parte, non c’è Facebook che tenga sotto l’aspetto dell’”intrattenimento” sociale, soprattutto dopo gli ultimi aggiornamenti. La moda del momento è Twitter, su cui sono sbarcati pure i vip della tv, trascinandosi dietro schiere di casalinghe in bigodini, e contro cui si sono scagliate le twitstar di vecchia data i cui troni vacillano più che mai. Per quanto mi riguarda sono passato da 5 twit in 2 anni a 500 twit in 2 mesi. Contagioso, divertente, interattivo: ognuno può decidere chi seguire e costruirsi la sua “offerta” di notizie in maniera da ricevere aggiornamenti dalle persone che gli interessano e, perché no, dialogarci, siano esse la panettiera sotto casa o Alfonso Signorini.

2)  Da otto mesi e mezzo sono innamorato perdutamente di un essere che non ce la fa a stare in piedi, ha tre denti, perde un sacco di bave e porta il pannolino. No, non è qualche GRANNY proveniente dalle chat fetish, ma è mio nipote. Come già documentato sto trascurando molte cose (e molte persone, anche nella vita reale) per fare lo zio e con grande umiltà posso dire di essere il migliore zio del nostro universo, e ache di quelli limitrofi. So di essere profondamente egoista, ma troverò la maniera per farmi perdonare da tutti certe assenze strategiche.

3) Lavoro troppo: il lavoro nobilita l’uomo, ma soprattutto gli rompe i maroni. Il periodo è quello che è e bisogna tener duro. Sono sicuramente più fortunato di altri ad avere un “posto fisso”, ma sono anche mister-mai-contento e so che questo “posto fisso” in particolare è una ciofeca senza precedenti. Certe giornate dove regna l’assurdo e il nonsense annientano ogni voglia di scrivere il blog, la cui gestione – anche se stento a crederci pure io – richiede un certo impegno.

4) … boh, non reisco a trovare una quarta ragione, francamente.

5) Partecipo come ospite opinionista telefonico “a casaccio” durante trasmissioni radiofoniche di emittenti piemontesi. Di questo ringrazio Alberto e gli ascoltatori di Primaradio (grazie anche a Nicola per il rip audio).

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