Li abbiamo persi

Tutti i telefilm (e anche qualche altra produzione, tipo il talk show di Oprah) americani soppressi nel 2011.

Tra questi sono da citare:

1) Sh*t my dad says: un’unica divertentissima stagione, peraltro di enorme successo, a cui è seguita una chiusura immotivata e a tutt’oggi inspiegabile. Lo stile della sitcom era un po’ retrò e l’umorismo a volte era un po’ scurrile. Ma è un vero peccato che non ce ne sia stata almeno una seconda stagione.

2) V: il remake dei Visitors era partito con ascolti record per poi floppare clamorosamente nel lungo periodo. Nemmeno l’ingresso nel cast delle star della versione anni 80 ne ha risollevato le sorti. Ma effettivamente era un prodotto scritto piuttosto male e realizzato tecnicamente in maniera eccessivamente “naif” (anche per ragioni di budget). Completamente da dimenticare tutte le vicende ambientate “a terra”: troppo didascaliche, inconcludenti e segnate dall’estrema insulsaggine dei protagonisti. Le parti relative alla vita degli alieni girate sull’astronave, invece, grazie a quella fotografia “fumettosa”, le scenografie al risparmio, e un discreto nonsense, avrebbero potuto alimentare un telefilm a sè stante che poteva diventare un cult per appassionati del genere fanta-trash.

3) The Event: prima di abbandonarla in preda allo sconforto, ho guardato metà della prima (ed unica) stagione con mezzo sorriso stampato continuamente sulle labbra. E per fortuna che era una serie drammatica. Annunciata come l’erede di Lost (figuriamoci) è scaduta fin dalla premiere nella comicità involontaria. Aerei che scompaiono nel nulla, attentati al Presidente degli Stati Uniti, dischi volanti, bambini rapiti, salti nel tempo, catastrofi naturali, amori impossibili, gente immortale, gente modificata geneticamente. Gli sceneggiatori ci hanno buttato dentro veramente di tutto e il risultato è stato un minestrone ridicolo.

4) Hannah Montana: la serie che ha lanciato la teenager più zoccola della tv contemporanea chiude dopo cinque anni per sopraggiunti limiti di età della protagonista. Hannah Montana ha la responsabilità di aver trasformato un pubblico di innocue bambinette delle elementari in aspiranti Ruby Rubacuori assetate di showbiz.

5) Medium: qui da noi andtata in onda su Rai 3, ne ho visto giusto un paio di puntate prima di precipitare nella depressione. E’ la storia di una paragnosta che comuncando in tempo reale con l’aldilà collabora con la polizia per risolvere efferati delitti. Un ospite tipo di Pomeriggio 5, praticamente.

6) No Ordinary Family: i “Fantastici 4” in versione casalinga, oppure la versione telefilmica del cartone “Gli Incredibili”. I superpoteri non sono serviti, ahimé, a scongiurare un (meritato) flop. Protagonista della serie era Julie Benz che è una che io ODIO senza un ragionevole motivo (sapete quelle persone inutili che vi stanno antipatiche a pelle? Ecco. Lei in più ha sul curriculum il ruolo della moglie più cagacazzi delle mogli cagacazzi della storia telefilmica, quella di Dexter).

7) Off The Map: doveva essere un mix tra Lost e Grey’s Anatomy e l’idea della contaminazione adventure/medical pareva interessante. Il genere ospedaliero, però, sembra funzionare meglio tra le fredde corsie dei nosocomi metropolitani che in una baracca nella giungla. E le evanescenti storie d’amore tra i protagonisti fighetti – mentre curavano pazienti da terzo mondo – erano decisamente fuori luogo.

8 ) Brothers & Sisters: l’ho scritto più volte, questo telefilm è stato una vera delusione. Meritava di essere sviluppato con maggior intelligenza se si voleva farlo diventare quel fenomeno che all’inizio si auspicava. Dopo il (tremendo) finale della seconda stagione, infatti, ha subìto non solo un’involuzione autorale, ma un vero e proprio “restart” che invalidava tutto quanto visto precedentemente. I telespettatori che si sono sentiti presi per il naso – come il sottoscritto – hanno risposto disaffezionandosi. Peccato, perché il cast era veramente grandioso.

9) Smallville: il “salto dello squalo” l’ha fatto (mi autocito):

quando Jonathan Kent muore dopo aver vinto le elezioni e Clarke sbarella decidendo di partire in moto per andare a Metropolis trasformandosi da “supereroe salvamondo” in “programmato per trombare”;

In pratica, a un certo punto, dopo tre o quattro appassionanti stagioni ambientate al liceo, si sente la necessità di far crescere lo sbarbato Clark e farlo diventare un vero ometto. E Smallville si trasforma da teen drama in telenovela sci-fi. L’evoluzione in uomo maturo del giovane Kent – destinato a salvare il mondo (ma soprattutto le sue svampite amanti) – si attua con dialoghi imbarazzanti ed effetti speciali degni del teatrino delle marionette, e il telefilm scade nella boiata più decerebrata a base di alieni babbei, pietre lucenti e amori inutili.

10) Friends With Benefits: non ne ho mai vista una puntata, ma era stata annunciata con un certo clamore, questa prima serie televisiva dedicata ai “trombamici”. Non ha avuto il successo sperato, infatti dopo solo due mesi di programmazione è stata soppressa e la puntata finale non è nemmeno mai andata in onda. Forse sarebbe andata meglio se qualcuno del cast fosse andato a letto con qualche dirigente della NBC ?

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