Lo sbrocco di Morgan a X-Factor era un messaggio in codice per gli autori?

 

I demenziali vaneggiamenti di Morgan sul finale della terza puntata di X-Factor (le parole Rai, Berlusconi, Verità e Peppinocera tutte in un’unica frase non si possono sentire: sarebbe troppo facile e indelicato attribuire la smisurata reazione dell’ex Pirata agli effetti di una mai superata tossicodipendenza, pertanto non lo farò) nascondevano chiaramente un messaggio criptato agli autori del programma ed eventualmente anche al conduttore perché cambiasse il corso degli eventi (“Vi ho già fatto capire tutto, cosa volete ancora da me?”). Non è difficile pensare che in Rai i ballottaggi finali fossero più pilotati per esigenze televisive, mentre in questa occasione di “eccesso di verità” in cui lui si ritrova primo a decidere chi dover eliminare, si attivi un pericoloso corto circuito per via di una (effettivamente incomprensibile) scelta autorale.

L’ordine “televisivamente naturale” delle cose (e quindi “finto”) avrebbe previsto che Morgan fosse l’ultimo a dover dirimere la matassa con la tacita complicità degli altri giudici. Questi avrebbero dovuto creare una “casuale” situazione di parità tra i concorrenti e la decisione Morganiana si sarebbe compiuta o chiamando il ventilato Tilt (ma in realtà Morgan non l’avrebbe MAI fatto) oppure mantenendo in gara Davide, con il quale aveva dimostrato di avere più feeling dietro le quinte rispetto al lamentoso Valerio.

Morgan, da primo di mano, elimina per l’appunto Valerio: la sua indicazione di voto per gli altri è chiara. L’unica che sembra leggere tra le righe ed afferrare il concetto è la compagna di merende Simona Ventura che riconferma col Castoldi una sinergia fatta di strategie sottobanco (per poi smentirle – ovviamente – affermando che nulla né in Rai né altrove è mai stato orchestrato a priori). Gli altri due giudici non colgono o sembrano non cogliere (chissà se per poca prontezza mentale o per calcolo) e finiscono per eliminare colui il quale Morgan avrebbe voluto rimanesse all’interno del gioco.

E’ stato, comunque, un siparietto indegno di una televisione a pagamento.

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