Masterchef, in attesa della finale

masterchef italia

Esiste un talent show in grado di coniugare qualità televisiva e reali meriti dei suoi concorrenti? Fino a poche settimane fa no. Il miracolo avviene con l’arrivo di Masterchef Italia e l’apparizione catodica dei tre Re Magi del focolare radicalchic, Carlo Cracco, Bruno Barbieri e il sempre magro Joe Bastianich. Masterchef è senz’ombra di dubbio il cult dell’autunno: produzione di Cielo che nel giro di una manciata di puntate ha quadruplicato gli ascolti dell’esordio guadagnandosi sul campo la medaglia di programma tv più riuscito dell’intero bouquet di canali free del digitale terrestre.

In Masterchef trionfa il merito perché è preregistrato e non vige il televoto; ma anche se fosse in diretta, il telespettatore non avrebbe alcun modo per giudicare in maniera appropriata l’oggetto del contendere. Se nei talent canori o danzerecci il pubblico sovrano è fondamentale per il destino dei concorrenti e può esprimere il suo giudizio anche basandosi solo sul più classico “mi arriva / non mi arriva”, nell’ X-Factor dei cuochi c’è una carenza sensoriale (fino a che non inventeranno la tv in gustorama) che rende il telespettatore impotente, e lo costringe di fatto a fidarsi delle papille gustative dei giudici chiamati a criticare i piatti preparati dagli aspiranti chef.

Se il pubblico deve dare fiducia ad una giuria che decide per suo conto, è chiaro che questa deve essere davvero “di qualità”: fortemente carismatica, ma anche duramente critica. Pensateci un attimo: se il trittico da Gambero Rosso pluristellato precipitasse, al momento del giudizio, nella confusione mentale di Arisa, nell’ipocrisia di Elio o nelle frasi fatte della Ventura, ma soprattutto se non avessimo visto i piatti lanciati per terra, se non avessimo osservato il trio sezionare frittate con sdegno o dire in faccia ai concorrenti basiti “il piatto fa schifo”, questo programma sarebbe uguale a tutti gli altri cooking-show buonisti di cui è piena la nostra tv; sarebbe la Prova del Cuoco scondita, sarebbe i Menù di Benedetta senza benedizione. Invece, la forte caratterizzazione dei giudici, la loro comprovata esperienza e il sadismo generale sono i punti di forza del programma nonché le colonne portanti della sua credibilità.

Masterchef è uno show realizzato tecnicamente in maniera quasi impeccabile (basti pensare agli inserti dei “confessionali” dove i concorrenti parlano come se fossero ignari spettatori di loro stessi), con un montaggio serrato, una scrittura eccellente (punto più alto della creatività autorale, e vero cult nel cult, la puntata con i concorrenti ospiti della temutissima Confraternita del Baccalà, il Ku-Klux-Klan dei colli vicentini) ed un grande gusto più per il racconto che per le ricette. Masterchef è l’unico programma di cucina dove i piatti realizzati sono protagonisti per la sopravvivenza nel gioco dei concorrenti, ma secondari per lo spettatore: per quest’ultimo servono solo come “plus” per arricchire un racconto già molto coinvolgente, al quale è impossibile non appassionarsi.

PS: tutto quanto scritto qui sopra vale solo se mercoledì prossimo (in cui ci sarà l’ultima puntata) il programma non lo vince la concorrente Luisa, la reincarnazione satanica e appesantita di Marisa Laurito.

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