X-Factor 5 per poveri – prima puntata rieditata su Cielo

X Factor 5 Sky CieloAh poveri noi, poveri poveri. Questo sarà il primo (e probabilmente l’unico?) post dedicato a questa edizione di X-Factor. Lo scrivo con “la morte nel cuore” (cit.), dopo quattro edizioni di onorate chissenecronache doppie sul blog e sulla Bacheca Ammiraglia, dopo che ho visto un format carico di potenzialità svilirsi nell’insipienza tatangelesca di una Raidue allo sbando. Recuperato da Sky, X-Factor è ritornato a nuova vita e la sua premiere gli ha impresso un marchio di qualità, stile e modernità rari per la televisione italiana (anche Tommassini – stranamente – non l’ha fatta fuori dal vaso: evidentemente era la Rai che lo obbligava a certe pacchianerie). Ma le cose belle si pagano e bisogna prendere lucidamente coscienza che noi, pubblico proletario, siamo e saremo destinati ad un futuro defilato, se non proprio in serie B, senza l’abbonamento a Sky.

Questo è un post ex-post che giunge dopo la visione della replica rieditata sulle frequenze di Cielo della premiere del talent show più amato dagli italiani di classe AA. Questo è un post da e per i ceti meno abbienti, inevitabilmente ritardatario, che parla di una prima puntata già digerita, mentre i luoghi del web che contano propongono appetizer della seconda. E’ la dura legge della povertà: per noi straccioni non skydotati, niente antipasti chic: solo briciole di pane rimasticato e acqua sporca.

Nicole Tuzii – And I Am Telling You I’m Not Going. Concediamole il beneficio dell’emotività, d’altronde essere teenager e avere la responsabilità di aprire un’edizione di XFactor rivoluzionaria (e non solo nelle intenzioni) come questa non deve essere affatto un’impresa semplice. Le hanno messo un abito da sera e dato una spolverata di fard, ma non viene meno quell’aspetto da “vergine delle rocce” dove le rocce in questo caso sono sassolini. Cioè: bisogna lavorare parecchio e crescere, per il momento quello di Nicole è un discreto debutto. Un unico appunto: ha l’età di Justin Bieber e stilisticamente pare sua nonna. Francamente non so se sia un bene o un male. Voto 6 1/2

Café Margot – 50mila. Una delle due (quella con gli occhiali) secondo me è anche concorrente di Amici a sua insaputa. Oppure ne è la sosia. Il pezzo che ha lanciato Nina Zilli è sicuramente adatto al duo, forse anche troppo: navigano sul sicuro e tecnicamente non fanno una piega. Le prossime settimane mi aspetto qualcosa di meno scontato e più spregiudicato (ché quella con gli occhiali – sempre lei – c’ha anche una gran faccia da zozzona). Voto 6 1/2

Claudio Cera – My Immortal. E’ il gemello segreto separato alla nascita del conduttor Cattelan, come lui stesso fa notare. Secondo Arisa è uno che “arrizza le carni” (EEEEH??). Invece secondo Arrizza è uno che “arisa le carni” (adesso è tutto più chiaro). Probabilmente sono io che devo ancora capirlo ma, anche nei casting, non mi è mai sembrato un granché. Canta bene, ma lo trovo artisticamente piuttosto debole. E quell’aspetto da benzinaio Tamoil non aiuta. La canzone non è il massimo che si poteva scegliere e lui non rientra attualmente tra i miei preferiti. Voto 6- –

Vincenzo Di Bella – Azzurro. Parola d’ordine “stupire”: una delle canzoni più classiche del repertorio italiano inaspettatamente riarrangiata in una versione al limite della teatralizzazione. L’effetto sorpresa funziona e quello di Vincenzo è un mondo musicale interessante, un po’ Luciodalliano. Chi si aspettava una esibizione seduta attorno al falò con chitarrina e spinelli economici rimane spiazzato, resta da verificare se oltre al fumo (degli spinelli economici) c’è anche un po’ d’arrosto (o magari un po’ di bamba di qualità). Voto 6/7

Francesca Michielin – Someone like you. Che dire? Per tutti è la vincitrice annunciata (anche per il sottoscritto) da quando portò i Led Zeppelin ai casting, ma mai dare nulla per scontato. Al di là della gigionità della canzone e dell’arrangiamento un po’ più aggressivo rispetto all’originale (che vuole agevolare l’uscita di quell’anima fintorock che tanto piace alla Ventura fin dai tempi di Ambramarie e StappacilanimaAnnalisa), Francesca deve dimostrare molto, soprattutto di avere carattere per non cedere all’inevitabile “normalizzazione” che, con una caposquadra come quella che si ritrova, è pericolosamente dietro l’angolo. Voto 7 1/2 (di cui 7 per l’esibizione  + 0,5 perché è Veneta [campanilismo rulez])

Rahma Hafsi – Street life. Voce black abbastanza consueta ed esecuzione divertente ma non certo memorabile. Canta la canzone dell’Aperol e infatti per lei questo X-Factor è durato quanto un aperitivo. E’ stata eliminata subito, peccato non poter seguire l’evoluzione sua, ma soprattutto di quella roba che ha sul naso. Niente voto, per non infierire.

Valerio De Rosa – Misfit. Il piccolo e tenero “cocco di mamma” che si era presentato ai provini in calzoni corti accompagnato dalla genitrice (manco fossero stati gli esami di quinta elementare) esibisce una nuova immagine ricostruita in stile gay anni 80. Da cucciolo indifeso, Valerio diventa un giovane, sensibile ed ambiguo ometto che punta a far breccia solo grazie ai suoi profondi occhi neri. Quando le qualità artistiche sono carenti, si punta sull’immagine: il giochetto funzionerà anche in questa snobissima edizione di X-Factor? Voto 5

I Moderni – Overdose d’amore. Premesso che Free Chords era un nome non bellissimo ma almeno di respiro giovanilistico ed internazionale (proprio come sembra essere la vocazione musicale del gruppo), il cambiamento senza motivo voluto da Elio è una penalizzazione disarmante. Peccato perché meriterebbero un progetto discografico ben costruito e lungimirante che li renda credibili sul mercato, ma con un moniker del genere si rischia la ridicolaggine. Come rilevano i giudici, effettivamente, spingono un po’ troppo, ma le imperfezioni passano in secondo piano rispetto alla coesione che dimostrano e alla originalità che meriterebbe di essere sfruttata meglio che con le canzoni di Zucchero. Hanno le carte in regola per diventare i Black Eyed Peas italiani. Voto 8+

Antonella Lo Coco – What else is there. Tanto mi pareva poco utile ai casting, quanto l’ho trovata eccezionale questa sera. Oltre a sfoggiare una bellezza imbarazzante (peccato per gli orridi tatuaggi) riesce ad illuminare il palco con una presenza scenica da professionista navigata. E’ forse anche merito della canzone: Karin Dreijer, da sola, grazie al suo timbro particolare, ha i meriti del successo del pezzo royksoppiano. Antonella, però, va premiata per non aver effettuato tentativi d’emulazione, ma per aver fatto suo un pezzo affatto facile (che su Raidue non avremmo mai sentito: viva X-Factor, viva Sky, viva Cielo, viva i poveri). Voto 7/8

Jessica Mazzoli – Caffè nero bollente. Una “bambola horror” secondo Morgan, una Patty Pravo che imita il cadavere di Amy Winehouse secondo me. Sarebbe fin troppo facile stroncarla, ma io credo che un perché musicale ce l’abbia. Elio la vede come probabile vincitrice (mah…), sicuramente è un personaggio con un carisma inquietante. E’ ancora molto acerba (oltre che ignorante come una mandria di capre) e il pezzo della Mannoia è il suo cavallo battaglia già presentato ai provini: quindi la sua vera “prima” esibizione avverrà nella prossima puntata; per il momento il mio giudizio è politico: Voto 6

Davide Papasidero – My way. Una parola sola (anzi due): PER CARITA’. Azzerato l’effetto Glee rimane una voce traballante e tirata al limite dello starnazzamento. Arrangiamento discotecaro orrendo e fuori luogo, capacità tecniche del cantante non pervenute. La prima grande pippa della puntata (anzi, la seconda se contiamo anche Rosalba… però lui è pippa di fatto). Voto: 2

Le 5 – Birdland. Un coro polifonico talmente intonato, affiatato e di qualità palpabile che capisci subito che non potrà mai funzionare commercialmente. Bravissime, ma dove le collochiamo? Magari in un tour teatrale dove interpretano i grandi miti di Broadway, ma discograficamente sono un gran punto interrogativo, anche per l’outfit da casalinghe alla messa vespertina. Voto 7+

Tutto il resto: scenografia micidiale, con effetti visivi degni dei grandi show americani (anche se hanno un po’ esagerato con l’effetto nebbia in Valpadana). I giochi di luce e le scene mutevoli ad ogni esibizione hanno dato quel fascino in più che finora mancava (in precedenza ricordo solo terribili sedie a sdraio e manichini che fingevano di suonare il piano). Sui giudici: per la Ventura non ci sono parole, come al solito dimostra di non saper andare a braccio; si affida a testi scritti per presentare i suoi concorrenti (abbinando ciascuno ad un colore, strategia da pubblico decerebrato Amiciano) e sfoggia i suoi inconcludenti slogan, nonché un’ignoranza ed una supponenza vergognose (soprattutto nell’extra Factor dove accusa di “puzza sotto il naso” un telespettatore e nega l’esistenza di Jennifer Holliday. In pratica: Bentornata Simona!). Elio non migliora e non peggiora la sua performance rispetto all’anno scorso, dove non era né carne né pesce, ma non aveva nemmeno interlocutori all’altezza. Quest’anno l’interattività con Morgan è stimolante, mi auguro di vedere scintille tra i due. Morgan: l’anno di pausa gli ha fatto bene, ma è ritornato logorroico come sempre. Rintuzza le sue capacità di mistificare ogni situazione per rigirarla a suo vantaggio: è riuscito persino a trasformare le debolezze di una squadra non eccellente in forze, puntando sulla sperimentazione un po’ folle. E’ tutto un grande inganno, quello di Castoldi, chi lo conosce lo sa: ovvero tutti tranne Arisa che sconta la giovinezza anagrafica e quella dietro al bancone di X-Factor. In certi momenti mi ha fatto tenerezza, in quel tubino giallo pareva il canarino Titti in gabbia pronto per essere mangiato dal Gatto Morgan Silvestro. Dovrebbe tirar fuori un po’ di grinta ed un eloquio più convincente. Per quanto riguarda la conduzione, come per tutto il resto, abbiamo fatto un salto anni luce avanti. Sobrietà molto “english”, un paio di perdonabili papere, estrema capacità di calarsi nel ruolo. Alessandro Cattelan è il meglio che ci poteva capitare, un conduttore Ritter Sport: quadrato, pratico, buono.

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