Servizio Pubblico

La domanda fondamentale è: sarà contento l’ “azionariato diffuso” di quello che ha visto? D’altronde hanno versato 10 euro a cranio nelle tasche di Michele Santoro per coprodurre il programma (“Michele Santoro e altri 100.000 presentano…” recitavano genialmente i titoli di testa), e io credo che il giudizio finale debbano darlo loro. Però, se fossi tra i finanziatori, non mi sentirei appagato al 100%.

I precedenti tentativi di “informazione libera e indipendente” (Raiperunanotte e Tuttinpiedi) firmati dal giornalista campano erano più convincenti anche perché nascevano da una forma di ribellione a quel Servizio Pubblico che in Michele Santoro procurava tensione, oppressione e difficoltà di espressione. Erano tentativi “one shot” in cui ci andava dentro di tutto, dal talk al varietà, dalle inchieste a Benigni, da  Luttazzi (non ancora professionalmente sputtanato) a Elio e le Storie Tese.

Ora che, invece, Santoro non ha editori a cui rispondere e direttori che gli mettono i bastoni tra le ruote, ora che non subisce censure, che è solo al centro del palco con il benestare popolare, e finalmente può parlare come magna, beh, sembra che al suo “nuovo” (solo nelle intenzioni) programma tv manchi qualcosa: si è persa la magia del non detto e il gusto del proibito. Rispetto ad Annozero spariscono i momenti pepati generati dallo scontro con il nemico, niente più sguardi iniettati di sangue o risse urlate con plasticose sottosegretarie.

Il Michele nazionale è finalmente libero dall’obbligo del contraddittorio, e ciò causa un appiattimento generale della discussione verso un pensiero unico che genera spesso ripetitività e noia. Il talk cavalca facilmente l’ondata dell’indignazione e dell’anticasta (senza farsi mancare una spruzzata di Bunga Bunga), temi di cui è già piena la televisione 24 ore su 24, e in più il clima è spesso fin troppo rilassato e talvolta eccessivamente prolisso, con picco negativo durante il teatrale – e infinito – monologo di Marco Travaglio.

Il momento migliore della serata è quello in cui il salotto (scenograficamente molto belle le sedie  accatastate e le gru; molto meno le impalcature) prende la piega del teatrino delle marionette con Lavitola Pulcinella collegato da una località segreta che però sanno tutti e il conduttore che lo sfotte allegramente durante la spiegazione dei suoi rapporti con il Premier e i coniugi Tarantini con tanto di flow-chart disegnato sulla lavagna. In generale, però, nulla di nuovo sotto il sole: unica cosa da rilevare, la grinta (livorosa?) dell’opinionista-figliola prodiga Lusiella Costamagna, la quale riesce a porre qualche domanda scomoda agli ospiti (senza comunque ricevere risposte soddisfacenti, citofonare De Magistris. Ecco magari una cosa da migliorare nelle prossime puntate: evitare che anche l’ospite “allineato” glissi quando gli si chiede qualcosa che non gli va a genio).

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