Il santo del giorno – Gilda Mignonette

gilda mignonetteAttenzione: si mormora che la Regina stia tornando! Ormai avevamo perso le speranze da quel lontano 1916 in cui Gilda Mignonette esordì sui mercati con l’album rimasto nella storia della filtered/vocalhouse dal titolo “The Queen Of The Migrants”. Con il suo lavoro d’esordio, Gilda – da allora ribattezzata appunto The Queen, appellativo di cui si approprieranno successivamente in maniera indebita altre immeritevoli esponenti della musica pop – rimase in testa alle classifiche di iGrammofono per ben 94 settimane. Le sonorità innovative di quell’album verranno ricordate per sempre come la mazzata definitiva alla dinastia degli Asburgo che, insieme agli Abba, dominava le charts del Sacro Romano Impero dal 1278.

La hit “Cry Me A Piave River” (di cui Rihanna ha recentemente acquisito i diritti e ne proporrà una cover nel suo prossimo disco sostituendo “Piave” con “Mississippi”) venne proclamata colonna sonora ufficiale dell’armistizio del 1918. Il dopoguerra portò tanta popolarità a Gilda, la quale sbarcò addirittura negli States dove venne assoldata nella giuria del nascente talent dedicato ad emergenti artiste burlesque X-Malafemmena. Tra le giurate anche una giovane Angela Lansbury e Anna Tatangelo prima dei lifting. Purtroppo il programma fu un flop e Gilda ritornò nel Belpaese dove decise di fermarsi a riflettere per qualche tempo nella sua elegante dimora con vista sul Vesuvio. Nel 1921 fu condannata per abuso edilizio nell’ambito della famosa inchiesta Vesuviopoli, tra le cui indagate ricordiamo anche una disperata Fattucchiera Amelia. Nel 1922 uscì il suo nuovo album, “Black (poker, little) Face” che non ebbe il successo sperato: Gilda scaricò sulla magistratura le responsabilità del fiasco. Il brano di lancio, “Toghe Rosse” (tradotto per i mercati esteri nel discutibile “Red Thoughts”), vendette solo qualche decina di copie,  ma fu con il successivo singolo “Soldier in Love – O’surdato ‘nnammurato feat.Pitbull”, contenuto nella re-release del disco, che riuscì a ritrovare una popolarità ormai data per dispersa. Certo, fu un’operazione commerciale degna della peggior Jennifer Lopez: il singolo era studiato a tavolino per diventare un tormentone discotecaro, un brano ben lontano dalle sonorità ricercate di un lustro prima.

Forte del rilancio, Gilda venne chiamata a presenziare come valletta bionda al fianco di Pippo Baudo al Festival di Sanremo 1923. La valletta mora era Eleonora Duse, nel suo ultimo impegno televisivo prima della prematura scomparsa dovuta ad un letale mix di capelli sintetici respirati nel camerino del presentatore. Nonostante la stampa ipotizzasse una rivalità fra le due, la Mignonette rimase alquanto scossa per la scomparsa della collega. Un’altra batosta legale, poi, oscurò nuovamente la fama di Gilda in quel periodo: la Mignonette venne chiamata a comparire in tribunale come testimone informata dei fatti dopo l’invito ad un presunto festino a luci candele rosse in casa del Duce. La stampa cominciò a soprannominarla “Mignottenne” e, consapevole che poco avrebbe potuto contro lo strapotere dei giornali di sinistra e dei magistrati comunisti intenti – per invidia – ad abbattere la sua carriera internazionale, decise di annunciare ufficialmente su Twitter il suo ritiro dalla scene nel gennaio del 1925.

E siamo ai giorni nostri: voci di corridoio parlano di un rivoluzionario comeback dalle furbe atmosfere retrò contaminate dal crunk’n’b alla Ciara. “Dimenticherete Amy Winehouse”, ha strillato sul suo blog Perez Hilton, dopo aver pubblicato alcuni provini di dubbia provenienza leakkati in rete. Stando a queste registrazioni ufficiose, sembra però che la nuova Gilda ammicchi un po’ troppo alla Chrisitna Aguilera dei tempi di Candyman. David Guetta e Afrojack, comunque, in un’intervista su Vanity Fair – dove sono fotografati mentre si leccano i capezzoli a vicenda – si sono dichiarati pronti a dare il loro supporto per un remix a quattro mani allo scopo di riportare Gilda sulle scene e regalarle un nuovo, meritato, successo dance planetario.

Santa Gilda Mignonette, nome d’arte di Griselda/Giselda Andreatini (28 ottobre 1890)

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