La chiusura di Nonciclopedia: il fatto del giorno, altro che Amanda Knox. Voi cosa ne pensate?

Avete sentito, no? Vasco Rossi ha querelato Nonciclopedia e i gestori hanno deciso di chiudere il sito (non si capisce se temporaneamente o meno). Nonciclopedia esiste dal 2005 e, detto con quel minimo di obiettività che basta, non è mai stato tenero con nessuno; il fatto che qualche pagina dall’ironia particolarmente pesante potesse disturbare il personaggio famoso di turno era un evento facilmente prevedibile (e altrettanto facilmente evitabile).

Nonciclopedia annuncia la sospensione con la consueta ironia e con una certa dose di “fango” (la declamazione dei reati vascorossiani risalenti a ere geologiche fa, rispolverati con la maestria di un redattore di Libero) che – ovviamente – scalda gli animi dei sostenitori del sito, i quali esibiscono dimostrazioni d’affetto sotto forma di frasi denigratorie nei confronti del “cattivo”. Una scelta controproducente e che personalmente non condivido, anche perché i commenti stanno tracimando ben oltre la diffamazione, dimostrando che chi ha ragione sulla questione “morale” (cioè Nonciclopedia) può velocemente passare dalla parte del torto su quella legale, se prima non lo era.

Personalmente, se mi chiedessero di scegliere quale dei due sopprimere istantaneamente tra Nonciclopedia e Vasco Rossi, non avrei nemmeno mezzo dubbio. Dall’altra parte penso, però, che ogni libertà  “sacrosanta” e “garantita” come la libertà di espressione (che voglio illudermi ancora esista in questo Paese) vada gestita mettendo in moto quella cosa che si chiama buon senso o, con una espressione in stile Forum, “diligenza del buon padre di famiglia”. Il fatto è che applicare un concetto di responsabilità così maturo a siti gestiti da “quindicenni brufolosi” (sono quelli di Nonciclopedia che si definiscono così) è un po’ una contraddizione in termini.

Credo di avere voce in capitolo se dico che conosco certe dinamiche: qualsiasi gestore di un sito “di successo” che sparla dei VIP (Dio, quanto sono cagacazzi questi Vip), prima o poi deve fare i conti con citazioni in giudizio e incontri con la Polizia Postale (un giorno a me hanno telefonato a casa, e mia madre gli ha sbattuto giù il telefono di cattiveria pensando ad uno scherzo). Ciò ovviamente disturba maggiormente se il tuo sito è amatoriale e lo segui per hobby a costo zero, e non hai gruppi editoriali alle spalle che ti proteggono. Credo sia necessario, però, non cedere né al vittimismo né alla paura. La chiusura repentina è, invece, sintomo un po’ di entrambe le cose.

Si fa del vittimismo quando si cerca il consenso pubblico con un gesto tanto plateale quanto non richiesto (la chiusura del sito) fatto passare per un atto imposto. E si cede alla paura quando si perde l’entusiasmo davanti alla classica “lettera dell’avvocato” che la prima volta che ti arriva, effettivamente, un po’ ti caghi addosso, poi però ti rendi conto che sono lettere fatte con lo stampino e ci fai l’abitudine. D’altronde, in questo Paese, la fama si misura a suon di querele e citazioni in tribunale: più ne hai, più sei bravo. Fosse successo a me, insomma (e infatti mi è successo), non avrei chiuso piagnucolando e ricercando facile consenso. Avrei piuttosto lottato prendendomi le responsabilità del caso e facendo le dovute correzioni sotto il profilo della gestione del sito.

Perché è fin troppo facile tenere in piedi una community (o una “wiki”) declinando ogni responsabilità sui contenuti e dando estrema libertà a chiunque di sparare fanghiglia (per quanto divertente) su tutto, con la tacita approvazione (e soprattutto il “buon” esempio) dei gestori. In certe community il senso di responsabilità e la capacità di leadership mancano, e poi si fa presto a scaricare le colpe sul non ben precisato quindicenne brufoloso di passaggio che ha scritto la cazzata ebbro di Fanta.

Mi dispiace – rileggendola – di aver fatto un’analisi così lucida e intellettualmente onesta che pare quasi stia dalla parte opposta rispetto a quella dove vorrebbe stare, ma è quello che penso, anche perché sono molto sensibile sull’argomento e mi porto dietro un bagaglio di fatti realmente accaduti. Sempre lucidamente posso dire che, questo avvenimento, sicuramente non azzererà una comunità che risorgerà tra due giorni altrove nel web, ma rappresenterà soprattutto il de profundis della carriera di un anziano rocker di Zocca, ormai ampiamente alla frutta da qualche decennio.

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