Star Academy

Un giorno apri il cassetto della biancheria e scopri di non avere più calzini. La maniera più veloce per rimediare a questa deplorevole mancanza, è andare a ravanare nel cesto dei panni sporchi, trovare un paio di calzini usati, inebriarti per un breve attimo del loro afrore, spruzzarli di deodorante economico e poi indossarli come nulla fosse. E’ questa la metafora di Star Academy. Un programma buttato dieci anni fa nel cesto dei panni sporchi di Italia Uno che Raidue ha deciso senza un ragionevole motivo di riesumare, dargli un’annusata, una spruzzata di mughetto e via, riproporlo in periodo di garanzia come fosse una novità mai vista prima.

Il fetore del calzino dismesso da Miguel Bosè (conduttore della versione italiaunesca che – ricordiamolo – lanciò il neomelodico Bruno Cuomo, le cui canzoni sono adoperate ancor’oggi dagli anestesisti di tutto il mondo al posto del propofol) si sente lontano chilometri, ma probabilmente si confonde con il tanfo emesso dalla carcassa di Francesco Facchinetti, conduttore in decomposizione che – preso dalla paternità e perso il sostegno della sua pigmaliona emigrata verso i cieli di Sky – risulta ormai ampiamente defunto sul piano professionale: su di lui, il Servizio Pubblico, dovrebbe cominciare a fare determinate valutazioni, anziché continuare ad affidargli prime serate un po’ – scusate il francesismo – “accazzo”.

E’ veramente un inspiegabile mistero, paragonabile solo alla grammatica di Ornella Vanoni, perché si sia deciso di recuperare un format del decennio scorso, risultato già ampiamente floppante e proporlo in sostituzione di quello che è stato un cult degli ultimi anni, quell’ X-Factor a cui Raidue ha staccato la spina (ed è pronto a risorgere in versione riveduta e corretta tra un paio di settimane su SkyUno). Si volevano ridurre i costi, si è detto, ma davvero Star Academy costa meno di X-Factor? Io capisco che Syria – la quale fece di tutto per imbucarsi anche a X-Factor, fortunatamente senza mai riuscirci -, Mietta, Grignani, Ron & co. vengono anche gratis (che pur di uscire un paio d’ore dall’ospizio uno fa qualsiasi cosa, basta che rientri in tempo per il cambio di pannolone), ma sta di fatto che c’è da mantenere una giuria VIP, ci sono ben 16 concorrenti, c’è la parte dentro l’accademia che dovrebbe essere live 24 ore su 24, e soprattutto – se il format originale verrà rispettato – ci dovrebbero essere dei prestigiosi duetti tra i concorrenti e le star internazionali della musica (altro che Antonacci e Pezzali).

Com’è apparso evidente stasera, la formula è ben lontana dall’essere rispettata, e la prima puntata è stata in grado di fornire una chiara indicazione di dove si andrà a parare nelle prossime settimane (sempre che il programma sopravviva). Un cast di giudici e mentori da museo della Prima Guerra Mondiale, una conduzione a base dei soliti slogan, un inutile buonismo della giuria nei confronti di concorrenti under 16 degni al più di partecipare a “Io Canto”. C’è la sosia di Arisa, la Amy Winehouse wannabe, la simil Nathalie incrociata con Romina Power, quello che “la musica è tutta la mia vita”, la sedicenne gothic che stravede per i Tokio Hotel e via di stereotipo in stereotipo. Oltre a proporre le solite voci e le solite cover sentite un milione di volte, Star Academy pecca pesantemente sotto il profilo del racconto e del pathos: sembra che la gara non esista, che siano tutti lì per impegnare mezz’ora, manca il senso competitivo e l’empatia coi concorrenti. Impossibile affezionarsi a qualcuno, l’unico istinto che ti viene è quello di lanciargli una bomba molotoff sulla gradinata in stile Miss Italia dove siedono. Un quadro desolante per l’ennesimo talent show che nasce come un aborto e che si poteva proprio anche evitare di concepire, incanalando risorse monetarie ed intellettive verso progetti diversi e di ben altro respiro (per qualche settimana si mormorava che la Rai dovesse mettere in onda il più moderno The Voice).

Momento peggiore della serata: oltre alle esibizioni di Antonacci, oltre alle esibizioni dei concorrenti, il momento peggiore dei peggiori è stato quando Facchinetti ha operato una vera e propria contraffazione di talent show, annunciando che Marco Mengoni “ha debuttato due anni fa su questo palco”. Eh no, caro Facchinetti, ti piacerebbe esserci ancora dentro, nevvero? Su quel palco lì, per dirla con uno dei tuoi insopportabili slogan, batteva tutta un’altra musica.

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