Quelli che la Cabello

victora cabelloEsordisce irriverente come si deve, Quelli che il Calcio edizione Victoria Cabello, con un (finto ma credibile) attacco di panico e uno scambio di Seedorf per Eto’o da parte della neoconduttrice che si è sempre dichiarata calcisticamente ignorante, quindi la persona perfetta per condurre un programma del genere (a proposito: “perfetto” è la parola più abusata della giornata, un vero tormentone Cabelliano che fa quasi rimpiangere i “praticamente” della Ventura).

Il Trio Medusa viene presentato in una nuvola di scuse per aver fatto emergere lo scandalo Arcuri che tiene banco sui giornali “di sinistra” in questi giorni e poi scattano un paio di scomode – almeno per Raidue – battute satiriche (l’animale mascotte del programma, una lumaca, viene battezzata Lumy Lumacuori). Tra gli inviati allo stadio il “Testimone” Pif, praticamente è il raduno di scuola delle ex iene.

L’imitazione di Oscar Giannino, sparata a caldo sul pubblico del primo pomeriggio domenicale, non sembra particolarmente accattivante né accessibile alle masse; fa meglio l’allusiva poetessa brasiliana Paula Gilberto Do Mar interpretata da una esilarante Virginia Raffaele, che si ricongiunge alla Cabello dopo il collegiale periodo di militanza su LA7 in Victor Victoria, che la prima abbandonò proprio per approdare a Quelli Che il Calcio.

L’ospitata di Jason Derulo (che, anticipo, sarà uno dei prossimi santi del giorno) fa piacere perché “Quelli che” rivendica la sua vocazione di intrattenimento giovane, essendo di fatto una delle poche (se non l’unica) trasmissione tv ad ospitare popstar internazionali. Fa anche piacere sentire una conduttrice tv cavarsela con l’inglese, una vera novità dopo anni di “uèlcam tu italiiiii”. La Rai dovrebbe essere grata alla Cabello, gli fa pure risparmiare i soldi per l’interprete.

Il ritmo della trasmissione, a dire il vero, è discendente. L’intervista fiume a Roberto Tavola (chi?) e al CT della Nazionale Prandelli soddisfa il compito istituzionale di trasmissione calcistica (ma che noia) e termina con un momento ginnico in pieno stile nonsense già collaudato nelle classiche seconde serate Cabelliane. Manca al programma tutta quella parte di “disturbo” tipica della gestione precedente, con domande interrotte a metà, gente che si intromette nelle interviste, distrazioni, urli, strepiti e stacchetti musicali a tradimento. Mancano anche le schedine, adesso che ci penso.

Anche l’ospitata dell’amicone Cesare Cremonini che entra sul “Ballo di Paride” sa di già visto, almeno per chi ha seguito una memorabile puntata di Victor Victoria in cui lui limonò con un armadio (ma anche in cui lei gli chiese conto delle voci di corridoio che lo dicevano omosessuale e lui non diede una risposta granché soddisfacente, ma questa cosa, nell’ RVM mandato in onda, non l’hanno fatta vedere). Gran bel momento musicàl/televisivo con “Mondo” eseguita a quattro mani al piano da Cremonini con Stefano Bollani.

La novità di questa stagione è negli opinionisti: non i soliti pseudovip “amici di” imbucati reduci da reality, ma i tagli di budget impongono la “gente comune” che – tanto in studio quanto negli stadi – commenta in modo personale e naif le partite. Non ce n’è uno normale, ovviamente. Sembrano tutti un po’ sottosfruttati, oltre che sottosviluppati, però.

Il clima del programma è rilassato, forse troppo. Sembra essere tornati all’amministrazione Fabio Fazio. Fa strano, più che altro, dopo un decennio di caos generalizzato, seguire un programma del pomeriggio che fa un passo indietro rispetto alla solita confusione domenicale degli ospiti che si sparlano l’uno sull’altro, dei toni alti, dell’ansia imposta dalla televisione anche nel dì di festa. Il programma è lento ma promosso quasi su tutta la linea; dovrebbe solo uscire un po’ dall’atmosfera di perenne seconda serata. Diamogli il tempo di rodare e di confrontarsi con la concorrenza nelle settimane venture. Nota dolente sono la scenografia e la fotografia: sempre state orribili, ma quest’anno tra il buco col divano incastonato nel pavimento e le luci in stile cella mortuaria sono davvero le peggiori di sempre.

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