Socialvacanze: la storia della tipa vandalizzata su Airbnb

airbnb ransackedEbbene, quale periodo migliore per parlare di vacanze se non questo freddo, piovoso, umidiccio agosto? Trend topic internazionale dell’ultima settimana è la storia della cliente di Airbnb che si è trovata la casa devastata da un “guest” internettiano. Ma partiamo dall’inizio (se non vi interessa la storia dopo il salto, potete terminare qui la lettura a patto che rispondiate a queste semplici domande – nei commenti o anche via FB oppure tramite piccione viaggiatore – in quanto mi servono come sondaggio personale: come organizzate le vostre vacanze? Quanto incide internet nella vostra pianificazione dei viaggi? Quali sono le mete che preferite [città/mare/Italia/estero ecc.]? Avete mai provato servizi quali Airbnb o il couchsurfing? Opinioni sincere?).

Per caso voi lo sapevate (io no!) che esiste un sito che incentiva la gente a lasciare casa propria in mano a gente sconosciuta proveniente da qualsiasi parte del mondo, con la motivazione “l’umanità è fondamentalmente onesta, buona e affidabile; le nuvole sono fatte di zucchero filato e gli gnomi della Loacker distribuiscono amore alla collettività sotto forma di cialde croccanti”?

Questo è sostanzialmente il fumo negli occhi che Airbnb getta agli utenti della rete: un social network dove gli utenti affittano per pochi euro stanze, case e appartamenti di loro proprietà a gente sconosciuta incontrata su internet, fidandosi di tutti senza motivo grazie all’alibi della condivisione di esperienze e della conoscenza di nuove culture. L’intento filantropico di Airbnb è talmente evidente (!) che la società trattiene il 13% delle transazioni economiche concluse tramite il sito e in tre anni ha raggiunto il non certo modesto giro d’affari di un miliardo di dollari. Parallelamente è esploso anche il fenomeno del couchsurfing: più o meno stessa filosofia ma dominata da un più sincero istinto hippie privo di intenti monetari, e con un sito che si sostiene solamente mediante donazioni spontanee. Con servizi di questo tipo, insomma, ognuno può bedandbreakfastizzare casa propria, anche per lunghi periodi, in barba alle norme spesso restrittive che regolano il concierging (non a caso gli albergatori sono sul piede di guerra) e permettendo all’householder di intascare guadagni che facilmente scompaiono dalle dichiarazioni fiscali.

Airbnb è proprio in questi giorni al centro di una grossa polemica che vede schierato in prima linea il famoso blog Techcrunch, per aver portato alla luce la storia di EJ, una freelance di San Francisco, vittima di un cliente-criminale Airbnb. EJ, allontanatasi per una settimana dal suo appartamento per motivi di lavoro, ha ben pensato di affittarlo al primo sconosciuto dotato di nickname incontrato sul social network, senza la possibilità di avere un nome e un cognome reale per risalire ad una persona fisica, senza avere nemmeno contatti diretti con il “guest” in questione, poiché la fase di prenotazione e pagamento è stata gestita dal sistema automatico di Airbnb. Durante la settimana di assenza, continui erano gli scambi di mail tra EJ e il suo ospite, il quale rassicurava la proprietaria e la ringraziava per avergli messo a disposizione ad un prezzo così conveniente, un appartamento centralissimo e con tutti i comfort. Inutile dire come è finita questa storia: al rientro EJ ha trovato l’appartamento devastato e trasformato in discarica; mobili rotti, atti vandalici in ogni stanza; vestiti, ricordi, documenti ed oggetti di valore spariti nel nulla. Sul suo blog, la ragazza, ha raccontato la situazione in maniera molto empatica, suscitando reazioni di ogni genere: dalla solidarietà totale a “ben ti sta, sei un’idiota a lasciare casa tua incustodita in mano a degli estranei” a quelli che non le credono per l’assenza di foto e che ritengono sia un’albergatrice sotto mentite spoglie che ha l’obiettivo di affossare il florido sistema del social-holiday.

Il customer care di Airbnb, dal canto suo, all’inizio ha dimostrato di non essere all’altezza di gestire un’emergenza del genere muovendosi con ampio ritardo; poi ha tentanto di insabbiare la questione declinando ogni responsabilità. Successivamente, quando la storia ha cominciato a circolare pesantemente sul web, si sono svegliati tutti, anche il presidente della società, rilasciando rassicuranti comunicati ufficiali, promettendo giustizia e che presto la vittima avrà un rimborso. EJ, al contrario, afferma che da quando la vicenda è diventata molto popolare (si parla di una settimana fa, i fatti sono successi a giugno) ha riscontrato un crescendo di resistenze da parte dello staff di Airbnb e oggi, mentre tenta di rimettere insieme i pezzi della sua vita violata, consiglia a tutti di non affidarsi più a siti del genere per organizzare le proprie vacanze. EJ dice che colpevolizzare lei di qualcosa è come colpevolizzare una donna stuprata perché ha indossato la minigonna.

Ora, premettendo che gli unici estranei che entrano in casa mia sono scarafaggi che però vengono sfrattati a sonori colpi di ciabatta, mi chiedo come una persona – per quanto fiduciosa nella bontà d’animo dell’umanità – possa essere così ingenua da lasciare le chiavi di casa (e parliamo di una “abitazione abituale” nel cuore di una metropoli, mica di una casa vacanze sperduta sui monti) al primo che passa, mai visto in faccia nemmeno per foto, disponendo solo di un nickname e non avendo nemmeno l’accortezza di mettere sotto chiave eventuali oggetti di valore. Cioè, voi lo fareste? No, me lo chiedo perché l’idea di vacanza che avevo in mente quest’anno, causa budget al ribasso, era di un chissenefrega-tour presso le vostre case, surfando i vostri divani, gratuitamente in cambio di tanta simpatia e qualche croccante Loacker.

Ps: rinnovo le domande di inizio post (mi servono davvero per un sondaggio personale): come organizzate le vostre vacanze? Quanto incide internet nella vostra pianificazione dei viaggi? Quali sono le mete che preferite [città/mare/Italia/estero ecc.]? Avete mai provato servizi quali Airbnb o il couchsurfing? Opinioni sincere?). Grazie per le risposte, a buon rendere.

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