Per la serie: non ho piu’ vent’anni ma ancora tengo botta

Il Sonar 2011 di Barcellona sintetizzato in tre video:

Prima:

Durante:

Dopo:

Una esperienza piacevolmente devastante, comunque. Io pensavo che Barcellona (e la stessa location del festival) fosse piena di connessioni wi-fi gratuite in ogni dove, e invece col piffero. Giusto da Starbucks e McDonalds, per il resto è il deserto peggio che da noi. Volevo fare una twittercronaca live del mio weekend a base di rave party, pazienza. Riassumo i momenti salienti:

  • “Rave party” per il Sonar è una definizione un po’ riduttiva: un festival di musica elettronica che si snoda tra il centro di arte contemporanea e i capannoni della fiera, cominciando alle 10 del mattino e finendo  alle 8 del mattino successivo, per poi staccare due ore e ripartire, è qualcosa  di sfiancante anche per chi è reduce da un addestramento coi Marines.
  • Musica elettronica d’avanguardia, una spruzzata di revival, qualche nome indiepop, tracce di hip hop e contaminazione afro/sudamericana: il sonar di Barcellona ha proposto un menù fitto che forse per l’eccessiva “varieganza” (e “poppizzazione“) ha fatto un po’ storcere il naso ai puristi della musica elettronica più tradizionale. Ma se non si sperimenta all’interno di un festival moderno e progressista come questo, dove sennò? L’edizione di quest’anno ha avuto un calo di qualche migliaio di presenze rispetto all’anno scorso; effettivamente, non è che la convivenza tra i fan dei Cut Copy, dei redivivi Human League (redivivi ed anzianotti, infatti hanno suonato solo per mezz’ora a ridosso della mezzanotte, poi avevano il coprifuoco all’ospizio), di M.I.A. o Yelle con quelli dell’insostenibile Aphex Twin fosse impresa facile (e, ovviamente, viceversa: gli integralisti del tunz tunz avranno sentito invaso il loro territorio alla presenza di artisti più soft e commerciali).
  • Che poi quello di Aphex Twin mica era un dj set: era il frastuono di ruspe che eseguono scavi comunali nel centro cittadino, campionati e reiterati ad libitum. Due ore di inutile rumore, come avere la testa dentro il reattore di un boeing 737. Per quanto mi riguarda, se questo doveva essere una specie di comeback di un dj che ha fatto la storia degli anni 90, era meglio che rimanesse a casa sua a disturbare i vicini (i quali saranno stati ben lieti di toglierselo dalle balle per una sera). Durante l’esibizione del suddetto, io mi sono trovato un giaciglio (disteso sul cemento vicino a delle transenne, tra bottiglie vuote, cicche, residuati bellici e vomito non mio) e sono pure riuscito a schiacciare un pisolo. Peccato che ogni due minuti si avvicinava qualcuno a disturbarmi chiedendomi se avevo cocaina da smerciare.
  • Sapevo che i Cut Copy erano bravi, ma non pensavo che fossero tali fenomeni. L’impressione che avevo prima di sentirli dal vivo è che con quell’ (ingannevole) aria un po’ snob da impiegati del catasto, suonassero scazzati-così-tanto-per-fare, e che poco avessero da spartire con il mood di un evento da club underground di questa portata. Invece, non solo è stato uno dei concerti più coinvolgenti e tecnicamente perfetti che io abbia mai sentito, ma il fatto di aver avuto il privilegio di godermelo dalla prima fila mi ha trasformato nella peggior groupie assatanata della band. Se poi ci mettiamo che il classico “lancio delle bacchette” di fine concerto ha avuto come destinazione la mia faccia, quel bernoccolo che ho in fronte lo sfoggio con orgoglio (ma soprattutto è stato bellissimo fare lo sborone con le carampane tappe e brufolose al mio fianco in prima fila che mi maledicevano in una babele di lingue per non aver ricevuto loro la Sacra Reliquia).
  • Tra i dj di lungo corso, Trentemoller ha sicuramente fatto miglior figura di Aphex Twin (ma ci voleva poco), gli Underworld hanno puntato sull’effetto nostalgia e sono risultati più emozionanti dell’attesissimo Tiga: c’è da dire che lui però ha suonato che ormai l’alba era già alta e certa musica, fuori dall’oscurità, perde indubbiamente una parte del suo fascino. Tra le nuove leve, il tedesco Boys Noize ha brillato su tutti (anche grazie ai giochi di luce su un palco degno di un grande evento MTViano). Questo fenomenale 29enne tedesco si riconferma uno dei dj e produttori europei più capaci, interessanti e creativi dell’ultimo periodo, destinato a fare molto presto il “salto pop” verso mercati meno di nicchia e diventare uno dei pochi giovani dj superstar con le carte in regola per essere acclamato internazionalmente dalle future generazioni. Lodi, lodi, lodi (anzi “lava, lava, lava“).

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