Eurovision Song Contest 2011

Eurovision Eurofestival 2011Direi che è il caso di prepararci – perlomeno psicologicamente – all’attesissimo ritorno del fenomeno musicale più internazionale e baraccone di tutti, quello che nacque nel 1956 e che ci regala di anno in anno brillanti perle trash e truzzate sonore di rara fattura. Nonostante questa descrizione assomigli vagamente alla biografia di Lady Gaga, sappiate che NO, non sto parlando di Miss Germanotta, bensì dell’Eurovision Song Contest, per gli amici Eurofestival 2011.

Dunque, dove eravamo rimasti? Alle nostre due vittorie del 1964 (con Gigliola Rubacuori Cinquetti e la trasgressiva “Non ho l’età”) e del 1990 (con “Insieme 1992” di Toto Cutugno, dedicata al numero di volte che è arrivato secondo a Sanremo). L’ultima partecipazione nostrana risale ai tempi degli onorevolissimi Jalisse, gli Eurythmics in formato discount, con la loro “Fiumi di Parole”, classificatasi medaglia di legno. Era il lontano 1997 e – francamente – noi italiani non avevamo certo bisogno di metterci in gioco in competizionucole musicali oltre confine: avevamo il Festivalbar che spakkava, “Wanna Be Like A Man” di Simone J scalzava “Around The World” dei Daft Punk dalla vetta della classifica dei dischi più venduti, io avevo vent’anni (piango) e c’era pure un governo di sinistra.

Dopo ben 14 anni di assenza è arrivato il momento del riscatto: ora che il Festivalbar è defunto da mo’, che Simone J è tornata probabilmente a fare la commessa (ma perché lei sì e Giusy Ferreri no?), che io ho l’età che ho, e che abbiamo la matematica certezza che non ci saranno mai più governi di sinistra, il Belpaese è pronto a ridiscendere in campo, a tuffarsi nella gara più europeista che c’è e nessuno mai più fermerà, nemmeno il trattato di Schengen. E il rientro è davvero di quelli da tappeto rosso: il nostro portabandiera, Raffaele detto Raphael Gualazzi (visti i suoi successi francesi, tra un po’ si farà chiamare Gualassì ) non ha mai ancora mai cantato nemmeno una volta (peraltro: cos’è sto bislacco rifacimento con mezze parole in inglese?!) e si ritrova già di diritto tra i finalisti (sia mai che dopo 14 anni ci toccasse pure sudare per la qualificazione) insieme agli illustrissimi, illustrerrimi, illustrisserrimi colleghi delle Nazioni di Serie A (ma io attendo con ansia anche le scoppiettanti maranzate balcaniche):

Amaury Vassili – Sognu (Francia)
La Francia sceglie una canzone tutt’altro che tipicamente francese per farsi rappresentare all’Eurofestival: Amaury canta un brano solenne – e onestamente piuttosto barocco – non in lingua francese bensì in corso (l’unica cosa che mi vien da dire in merito è la freddura  evergreen: “vendo Opel Corsa ad Ajaccio” – ah ah) e dimostra che si può essere giovane tenore anche con la faccia spigolosa da rocker sanguinario anni luce distante da quel look confortante in stile “Signora Coriandoli” di Matteo Macchioni di Amici.

Lena Meyer-Landrut – Taken By A Stranger (Germania)
Non so perché, ma più la vedo, più me la immagino in filmati sado/bondage mentre attacca degli elettrodi sui capezzoli di qualche malcapitato e poi dà corrente. Ma è un problema mio, lo so. Se fosse andata aThe Voice, dove si giudica la voce e non l’aspetto fisico, Adam Levine non l’avrebbe mai presa, ma per fortuna io non sono Adam Levine e ho sempre dimostrato massimo rispetto per le cantanti afone e gnocche.

Blue – I Can (UK)
Si potrebbe dire tutto il male possibile dei Blue, e infatti. Come i La Crus a Sanremo, anche loro si riuniscono sfruttando l’alibi della gara canora, con l’unica differenza che sembrano pure più anziani di Mauro Ermanno Giovanardi e più in sovrappeso della soprana che lo accompagnava. Per la cronaca, si sono appena fatti fotografare nudi, tanto per dire quanto ci credono a questo loro rilancio musicale. Un rilancio talmente cheap che sperare che si buttino giù da quel tetto è quasi un augurio di miglioramento.

Lucia Perez – Que me quiten lo bailao (Spagna)
Gli spagnoli sono rinomati per molte cose (anche se adesso non me ne viene in mente nessuna), ma di certo non per avere un sopraffino gusto musicale (tanto è vero che in Spagna vende dischi pure gente alla canna del gas come Nek). In confronto a questa meravigliosa hit di Lucia Perez, le canzoni del “Mondo di Patty” meriterebbero il Grammy Award. Il video che (per ambientazione, costumi e comparse) definire “sagra paesana” è un complimento, pare il backstage di un programma televisivo di serie B che non avrebbe il coraggio di mettere in onda nemmeno Canale Italia a notte fonda. Spero vinca lei.

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