Sono pazzo di The Voice

The Voice of USDato l’eccezionale battage pubblicitario degli ultimi mesi, non potevo non dargli un’occhiata. Risultato: sono stato letteralmente rapito da “The Voice”, il nuovo talent show che batte sulla NBC e che ha fatto registrare una storica (e, col senno di poi, comprensibile) impennata negli ascolti della rete.

Il bello è che, sulla carta, non pareva niente di che. L’idea non è né più né meno quella di ogni talent  in cui dei concorrenti si esibiscono davanti a dei giudici, i quali li promuovono o li bocciano. In questo caso, però, i giudici sono girati di spalle e, detta così, all’inizio non mi pareva una gran trovata. In realtà, la forza del programma sta tutta lì: nel fatto che il telespettatore sa chi c’è sul palco mentre i giudici possono sentirne solo la voce e premere un pulsante – nel caso in cui ciò che sentono li convinca o li incuriosisca – per girare di 180° sul loro scranno e trovarsi faccia a faccia con il “proprietario” della voce. Se nessun giudice preme il tasto, il concorrente è eliminato; se solo uno preme il tasto, il concorrente entra automaticamente nella squadra da lui capitanata; se più di un giudice preme il tasto, sul concorrente ricade l’onere di scegliere a quale squadra aderire. Quest’ultimo caso (che si verifica piuttosto spesso) scatena i momenti più divertenti in cui i giudici battibeccano e promuovono se stessi affinché il concorrente – evidentemente talentuoso – decida di appartenere ad una squadra piuttosto che ad un’altra. L’espressione “PICK ME!” è già un tormentone ed è curioso vedere artisti affermati che pregano emeriti sconosciuti affinché li adottino come coach.

Christina Aguilera, unica donna del cast, risulta alquanto ocheggiante (ad un concorrente, dopo averlo visto, ha chiesto “scherzosamente” di togliersi i pantaloni) oltre che infinitamente logorroica, tanto da essere bersaglio dei colleghi (in particolare Adam Levine dei Maroon Five che io pensavo si pronunciasse LEVAIN e invece scopro si pronuncia LEVIN) i quali la sfottono di continuo, ma lei sta al gioco finendo per risultare totalmente cretina ma – incredibile a dirsi – irresistibilmente simpatica (che poi, diciamola tutta, la simpatia televisiva è l’ultima carta che si può giocare, onde evitare di sprofondare nel baratro dell’oblio dopo i suoi recenti flop professionali). Danno la schiena al palco anche Cee Lo Green (ovvero il nano obeso e tamarro di “Fuck You”), un po’ borioso a dire il vero, e Blake Shelton, cantante country di successo che, onestamente, non conosco e sto bene così, dato che è portabandiera di un genere poco internazionale e che più di ogni altro identifica i peggiori stereotipi di un popolo e di una nazione: con le dovute proporzioni il country di Blake Shelton sta all’America come le neomelodie di Gigi D’Alessio stanno all’Italia.

Alla prima puntata, lo show scorre tranquillo e leggero, puntando molto sui “buoni sentimenti” ma senza eccessivi carichi di ipocrisia. E’ l’occasione ideale per dare una chance di successo non solo a calvi in sovrappeso scartati da  altri talent show perché poco televisivi, ma anche per regalare l’opportunità a squinziette tutte mascara e lipgloss di dimostrare che dietro il trucco pesante ed un’apparenza fighetta, hanno qualche qualità in più. Discretamente curato dal punto di vista tecnico (ho notato un solo perdonabile errore di montaggio quando più o meno all’inizio la Aguilera prende in mano un bicchiere d’acqua e nell’inquadratura successiva non ce l’ha più), la regia spinge sull’emotività dei concorrenti che vengono avvisati dell’audizione mediante una busta recapitata in stile “c’è posta per te” mentre stanno facendo la spesa o caricando la lavatrice, e che poi si presentano al provino armati di famiglia la quale vive il pathos da dietro il palco e alla fine si complimenta coi parenti, o li consola, a seconda dell’esito del provino.

Una cosa che mi è piaciuta moto è la completa autogestione dello show: il presentatore non entra mai in studio (cosa già vista nelle versioni internazionali dei vari “X-Factor” e “Got Talent”), ma in questo caso c’è in più che i concorrenti sul palco dimostrano grandi capacità televisive e dialettiche, chiedendo lumi ai giudici sul perché dovrebbero scegliere loro, o interagendo intelligentemente senza polemiche, interloquendo spiritosamente senza l’imbeccamento da parte di autori, né di gente inutile che batte loro la mano sul petto, conferendo allo spettacolo un grande senso di genuinità. Il montaggio è serrato, c’è una grande modernità di stile (per dire: i concorrenti cantano “Breathe” di Faith Hill, “Good Girls Go Bad” dei Cobra Starship, “American Boy” di Estelle, “Rolling In The Deep”di Adele senza il minimo tentativo di scimmiottamento degli originali, ma mettendoci ognuno del suo) e il pubblico a casa può interagire con commenti su Twitter che compaiono in sovraimpressione.

Tra i concorrenti da segnalare, una coppia country un po’ hippie con lui che somiglia a Domenico Nesci e si distingue per essere talmente senza palle che per decidere con quale squadra stare ci mette talmente tanto da aver bisogno di uno stacco pubblicitario, e la lesbica rockettara rapata stile soldato Jane, dotata di gilet da pescatore, tatuaggi da camionista e anfibi d’ordinanza, che si presenta al provino con la sua “girlfriend”. Il vincitore in pectore, però, sembra essere un padre di famiglia del Connecticut che ammette con grande dignità le sue difficoltà economiche e canta una personale versione acustica di “Time After Time” scatenando il delirio del pubblico e la standing ovation dei giudici.

Sono molto curioso di vedere come evolverà il programma nelle prossime puntate: la settimana ventura c’è la seconda fase di provini e poi comincia la gara vera e propria con i coach che duetteranno coi concorrenti e le sfide dirette tra questi: il talent diventerà dunque più tradizionale, ma mi auguro non perda il suo appeal. Da qualche settimana si mormora che “The Voice” rimpiazzerà X-Factor in autunno su Rai 2. Mi viene da ridere solo al pensiero che uno show così attuale, multimediale e fruibile possa funzionare da noi, dove la popstar più moderna è Massimo Ranieri. Una cosa comunque è certa: anche il più sfigato degli scartati da “The Voice USA” fa mangiare la polvere a qualsiasi vincitore dei talent show nostrani.

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