Per la serie: filosofia spicciola di CSNF, oggi parliamo di Downshifting

simone perotti adesso basta avanti tuttaC’è un fenomeno sociale che seguo da un po’ e di cui forse avevo sottostimato la portata. No, non parlo di Willow Smith, ma del cosiddetto “Downshifting“: lo “scalare marcia” per uscire dal loop vizioso fatto di lavoro d’ufficio, stress e consumismo, riappropriandosi del proprio tempo e della propria individualità (come vedete anche questo blog è sulla buona strada dato che ormai scrivo un post al mese).  Ma può davvero – chi ce l’ha – mollare il lavoro a posto fisso (anche pensando allo schiaffo morale nei confronti dei molti che non ce l’hanno e lo vorrebbero) e cambiare radicalmente vita?

Il Downshifting ha avuto un notevole boom l’anno scorso e i suoi seguaci ne hanno eletto Simone Perotti leader maximo. Perotti è un ex manager aziendale, che ha abbandonato lo stile di vita dispendioso, ipocrita e frustrante della Milano da bere ed ha optato per un’esistenza più sobria, in campagna, senza vincoli professionali a lungo termine, senza nessuno a cui rendere conto se non a se stesso, campando “alla giornata” con il poco che riesce a racimolare grazie a lavoretti di fortuna (in nero? Questo mi sarebbe piaciuto chiederglielo quando l’ho visto in libreria), o seguendo le sue passioni come quella per la scrittura (sul suo grande successo editoriale minimizza, dicendo che i proventi letterari li sta mettendo da parte come sostituzione della pensione che non riceverà).

Scopo ultimo, godere appieno della propria esistenza nei tempi, modi, luoghi (e laghi) che più lo aggradano, sfuggendo alle aberranti logiche del lavorare come un automa spersonalizzato al solo scopo di guadagnare soldi per comprare oggetti inutili che lo rendessero conformato (e quindi falsamente felice) ad uno status imposto dal “Sistema”. Uscire dal “Sistema” – secondo Perotti – è l’obiettivo principale del downshifter, punto di partenza per recuperare una libertà barattata con un lavoro sempre uguale, fatto di molte delusioni e poche soddisfazioni, svolto per anni in convivenza coatta con gente che non ci siamo scelti e premiato solo con l’attesa del venerdì sera, o del mese di agosto, per poter finalmente godere di un senso di vaga libertà a tempo determinato.

Nel saggio dell’anno scorso “Adesso Basta“, Perotti partiva dalla personale presa di coscienza della situazione di “schiavitù” che lo affliggeva e accompagnava in chiave quasi romanzata il lettore sul catartico sentiero della sua liberazione dal “posto fisso”, decidendo tra non poche difficoltà di abbandonare la vita d’ufficio per una esistenza meno inquadrata, con meno spese, più tempo per sé e meno dipendente dal consumo di beni materiali non necessari. In più dispensava consigli, calcoli di budget e linee guida utili per  ogni downshifter wannabe, pur commettendo la leggerezza di rivolgersi (assolutamente in buona fede, all’epoca) ad un pubblico del suo stesso ceto sociale, ovvero manager, dirigenti e quadri con stipendi da svariate migliaia di euro/mese.

La buona fede di cui sopra ha cominciato a dare segni di cedimento con l’uscita dell’instant book  “Avanti Tutta”, di cui ho assistito alla presentazione in una libreria sperando in una positiva evoluzione del Perotti-pensiero, e che invece ho letto declassando progressivamente pagina dopo pagina l’autore da “mio personale idolo” a “questo è più furbo che santo”.

“Avanti Tutta” è un follow up frammentario scritto in fretta e furia in cui Perotti – a un anno di distanza – riflette, rivede e corregge il suo percorso verso la libertà, rivolgendosi ad un rinnovato pubblico. Se all’inizio il downshifting poteva apparire una scelta radical chic per manager annoiati, ma comunque coraggiosa e rispettabile (dirò una cavolata, ma ritengo che per uno che guadagna 5000 euro al mese sia più difficile iniziare a vivere con 500 rispetto a uno che ne guadagna 1000… poi, come dire, sarebbe bello avercelo il problema), in questo suo nuovo pamphlet, Perotti, da arguto uomo di marketing quale è, trasforma il downshifting in una specie di lotta dura senza paura per anarchici esauriti con velleità un po’ hippie. Consigliando a tutti la lotta politica e la vita agreste come un Mauro Corona qualsiasi, e perdendo gran parte della credibilità acquisita, ma guadagnando furbescamente un pubblico più “comunist-pop” in libreria (compreso il sottoscritto che in “Adesso Basta” ci credeva anche, ma ha abboccato come un’orata all’operazione commerciale “Avanti Tutta”, in cui si critica aspramente ciò che si sta sfruttando per il proprio tornaconto e in questo Perotti è stato davvero un genio. Un po’ come quegli americani che vogliono svelarti il segreto per arricchirsi tramite internet e per far questo ti inducono a comprare – via internet – un dvd  a 99 dollari, non specificando che l’arricchimento in realtà riguarda solo loro).

Tanto era stimolante e portatore di un messaggio positivo “Adesso Basta”, quanto “Avanti Tutta” è opprimente e inutilmente polemico, evidentemente pubblicato per far cassa dopo l’attento studio di mercato su quale potesse essere il pubblico più ricettivo, ovvero quello su cui si potesse usare come leva il telefonatissimo “scontento popolare per l’attuale classe dirigente senza etica”.  A parte le scelte di marketing legate al prodotto, l’argomento di cui si parla, il downshifting, appunto, rimane alquanto interessante e contestualizzarlo per ridurlo ad una forma di lotta contro il governo italiano attuale è (per quanto condivisibile) ahimé piuttosto deludente, così come è deludente il fatto che  che la filosofia Perottiana abbia assunto in poco meno di un anno una colorazione politica non necessaria, quasi egli volesse proporsi come “papa straniero” per qualche coalizione politica allo sbando.

Se il downshifting oggi è ciò che Perotti acclama (ribellarsi alla politica vivendo di espedienti, ritirarsi a vita rurale e coltivar insalata per consumo personale), allora bisogna pensare a qualcosa di diverso. Anche perché c’è gente che vuole liberarsi dal posto fisso che magari vive già in campagna e l’insalata gli provoca acidità di stomaco. Bisogna pensare ad una nuova forma di downshifting che sia “superiore”, decontestualizzata, apolitica, da fare PER SE STESSI e non come forma di protesta nei confronti di qualcun altro, vedi il cosiddetto “Sistema” che esiste a mio avviso solo nella misura in cui uno crede che esista (come Dio, gli Alieni o Lady Gaga), cioè nella misura in cui ne è schiavo, per questo nasce la necessità di fuggirlo o combatterlo (cioè, c’è chi con 1000 euro di stipendio al mese riesce a vivere dignitosamente e pure a risparmiare perché non cede ad acquisti superflui o d’impulso). Il Downshifting secondo me dovrebbe essere una formula matematica da isolare ed applicare ovunque, indipendentemente dallo spazio, dal tempo, dalle condizioni politiche o meteorologiche.

Magari, per liberarsi dal posto fisso, se è davvero possibile (e io credo che lo sia), anziché ridursi a una vita monacale fatta solo di privazioni (e insalata), bisognerebbe tentare un “talentshifting” (neologismo che conio io in questo momento, quando qualcuno ne parlerà su Wikipedia sappiate che ne rivendicherò la paternità): scoprire una peculiarità personale, coltivarla con passione ed impegno per trasformarla in lavoro (autonomo) che ti faccia guadagnare non il minimo indispensabile per una vita da semibarbone riducendo costantemente il budget, bensì guadagnare quanto ritieni sia necessario per vivere nella maniera che tu ritieni sia migliore per te. Giusto per non aver come unica scappatoia allo stress e al consumismo la vita di campagna in un rustico abbandonato lontano dalla civiltà, senza riscaldamento né contatti col mondo esterno, che è molto trendy e new-age, ma non sono proprio convinto possa essere così soddisfacente.

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