Post-promemoria

promemoriaMentre elaboro il lutto (sono cose lunghe – in realtà ho perso tutti i miei millemila bookmarks coi link a tutti i peggiori spacciatori di trashnotizie, quindi mi sento un po’ perso), abbozzo – senza apparente motivo – degli argomenti di cui DOVREI assolutamente scrivere nel prossimo futuro, ma non so se ce la farò, quindi tanto vale raggrupparli tutti in un bel post one-shot:

1) Insonnia non più insonnia. Ovvero: una volta non dormivo mai ed ero sempre pimpante come il Presidente del Consiglio; oggi alle 10 di sera cado in stato catatonico. O è colpa dell’età – non mi rassegno ad invecchiare, sempre come il Presidente del Consiglio – oppure è colpa dell’alimentazione, visto che ultimamente sono un carboidrato vivente. Ciò ci porta subito al punto successivo…

2) La dieta. Annosa questione che con la bella stagione ritorna: ho sfondato la barriera degli 85 chili, io nel 2006 ne pesavo 67 ed ammetto che ero ampiamente al di sotto del mio peso forma per problemi vari che adesso non mi pare il caso di mettermi qua a descrivervi onde evitare di cadere in depressione, però rimpiango la mia silhouette in certe vecchie foto (che sono una delle poche cose che sono riuscito a salvare dal vecchio hard disk). Nell’ultimo periodo ho notato una crescita esponenziale dei fianchi e, anche se recenti studi giapponesi dicono (spero non fossero gli stessi studiosi di Fukushima) che il grasso accumulato nei fianchi non è “maligno” come quello sull’addome, la cosa non mi va giù. Per dire quanto mi sono cresciuti i fianchi, se mi metto la parrucca bionda e parlo con l’accento sardo sono indistinguibile da Valeria Marini.

3) Credo di avere l’acufene. Sono ormai mesi che un fischio/ronzio all’orecchio sinistro mi perseguita. Prima ho provato coi coni, quelli che ti infili nel padiglione auricolare e poi gli dai fuoco: mancava poco che incendiassi casa. Certo, non è colpa mia, sulla scatola non c’è mica scritto di non mettersi in cucina di fianco ad una portafinestra con delle tende in acrilico. E’ colpa anche di mia madre che compra tende in acrilico, comunque. Poi ho fatto sessioni di aerosol spinto, dal naso mi è uscita qualsiasi materia organica e inorganica, credo di aver espulso pure le tonsille e pezzi di intestino crasso, ma quel brusio è sempre lì, inesorabile. Uno che magari è un po’ ipocondriaco parte subito con le peggiori paranoie e si immagina come il vecchietto rinchiuso nella bolla della pubblicità dell’Amplifon. Io qui dico e sottoscrivo: piuttosto che sordo meglio impotente.

4) A mali estremi estremi rimedi (vedi punto 1 e 3): sono sonnolento, mezzo sordo e non mi rassegno a non essere più un teenager. Quale miglior condizione per andare al Sonar di Barcellona, il festival di musica elettronica più importante d’Europa dove impazzano i raveparty a miliardi di decibel dal tramonto all’alba? Mi sto organizzando, ma credo proprio che ci andrò: poi vi racconto (se torno vivo).

5) Lavoro: un altro motivo per cui aggiorno poco il blog è che lavoro molto (e con lo stesso entusiasmo con cui Nando del Grande Fratello leggerebbe il vocabolario). Cioè, più si ventilano crisi internazionali, catastrofi e terremoti, più si lavora? C’è qualcosa che non quaglia, e ciò ci ricollega al punto 6

6) Downshifting: è il trend del momento, ne parlano tutti. Liberarsi dagli obblighi del lavoro a posto fisso e riconquistare la libertà scegliendo di vivere per se stessi, con meno stress e soprattutto sfidando le leggi imposte dal consumismo. Ci sarebbe davvero molto da dire, soprattutto dopo aver ascoltato dal vivo il guru dell’argomento, Simone Perotti, di cui avevo già letto “Adesso Basta”. L’incontro con lui  è stato una piacevole scoperta. Finisco di leggere il suo “Avanti Tutta” e poi scrivo un post.

7) Oh, su sto pc nuovo con i millemilionidimiliardi di giga ci girano giochi che sono una figata assoluta: io non è che sia mai stato un gran videogiocatore, ma Need For Speed Shift o Prince of Persia o Mafia 1 e 2 hanno il loro perché. Però se proprio devo scegliere un genere, direi che il mio è quello delle avventure grafiche. Dovrei scrivere, a questo proposito, un post su “Still Life” e “Black Mirror”, adventure un po’ datati ma che mi hanno affascinato parecchio in passato. E poi c’è “Amnesia – The dark descent”, la rivelazione dell’anno scorso. Un mix tra avventura e survival-horror talmente tanto pauroso che (scusate la prosaicità) dopo ogni sessione di gioco dovevo cambiarmi le mutande (il video qui sotto rende bene l’idea del TERRORE PURO che si prova giocando):

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