Annalisa Scarrone – Nali (ovvero l’emblema supremo del danno che Amici di Maria provoca alla musica e all’arte)

Annalisa Scarrone NALIAnnalisa Scarrone (che il traduttore automatico mi corregge in “Scarpone” forse perché ha capito pure lui che ormai è una cantante da buttare come una vecchia calzatura ripescata da un acquitrino) non ha vinto Amici. Buon per lei. Anche perché è diventata, in quest’annata, l’emblema supremo del danno che Amici di Maria provoca alla musica e all’arte. La favola è questa: Annalisa, laureata in fisica, intelligente, riservata, snob, algida e un po’ naif si presenta ai provini di Amici per inseguire il suo sogno di cantare, anzi di “vivere di musica”. Fin dall’inizio era palese che nemmeno lei ci credeva manco un po’ quando ai casting esibiva il suo genere un po’ Meg, un po’ Nina Zilli, un po’ annisessanta, avvolta da maglioni giallo limone e antiquate gonne a pois. Un genere che non c’entrava nulla con Amici, e Annalisa lo sapeva perché amava Bjork e Janis Joplin. La prima cosa che risaltava di lei era la chioma rossa e la frangetta, che usava come scudo per rendersi emotivamente impenetrabile e “trasmettere” solo con la voce e lo stile.

Un giorno, quell’Albert Einstein di Luca Zanforlin, capisce che quella chioma è controproducente, perché la cantante Annalisa canta, canta bene, esegue ogni compito in maniera impeccabile senza fare null’altro che dia soddisfazione agli autori del talent show. E siccome Amici vive di piagnistei, di baruffe e sputtanamenti reciproci, la soprannomina “Cugino Itt” e le fa tagliare i capelli. Da quel momento Annalisa si autoannienta, diventa fragile, frigna per un nonnulla, perde ogni sua peculiarità vocale e personale; viene conformata al branco di alunni decerebrati e affamati di visibilità con la tuta pigiamosa che contraddistingue ogni malcapitato che passa per i banchi di Amici e – come culmine dell’omologazione – viene fatta duettare con Alessandra Amoroso, la quale le passa idealmente il testimone di cantante lagnosa più amata dai teenager con la personalità di una lettiera per gatti.

Annalisa piange e ripiange, è la preferita della commissione, ma nonostante tutto, dopo il rasamento di aiuola, non riesce a ritrovare la strada maestra né la vena artistica. Perde la voce, è criticata per la sua “freddezza” perché il meccanismo cannibale del talent show ti obbliga alla spudoratezza, a renderti infame, a fare scenate isteriche. Ad Amici non è contemplato avere un carattere tuo che esca dai canoni previsti dallo script, non puoi essere una persona meritevole e taciturna, né dimostrare assennata riservatezza. Non puoi “trasmettere” solo con la vocalità, non puoi avere uno stile. Amici va vissuto “di intestino” ma col rischio perenne del prolasso: bisogna calarsi le braghe e rinnegare se stessi, mostrare compulsivamente le proprie emozioni (e se uno non ce le ha deve inventarsele) per soddisfare le brame Auditel di Maria prima e dei discografici vampiri poi. Ad Amici non puoi puntare a Bjork e Janis Joplin, né più modestamente a Meg o a Nina Zilli. I tuoi miti possono essere solo Emma Marrone e Federica Camba. Già, Federica Camba: una illustre sconosciuta che nella vita non deve essere stata troppo fortunata dato che scrive sempre di amori finiti in tragedia, sogni infranti e giovinette sulll’orlo del suicidio epr amore. E tali ciofeche riesce pure a spacciarle ad ogni edizione per novità, regalandole ad ogni reduce di Amici che – come nel caso di Annalisa – è stato preventivamente privato di ogni capacità critica e trasformato in merendina del Mulino Bianco, solo molto più insipida.

Detto questo è inutile anche solo tentare una recensione dell’album, dove oltre ai pezzi della Camba gradevoli come supposte di titanio da 12 kg, si salva solo l’ormai obsoleta “Inverno” del furbo Dado Parisini, scritta quando Annalisa aveva i capelli lunghi e non era ancora stata convertita in un orrido clone dell’Amoroso. “Giorno per giorno” è anche orecchiabile ma veramente senz’anima e pare scritta per Giusy Ferreri; “Solo”, della stessa Scarrone, è l’ultimo grido d’aiuto di un’indole indie che si sta velocemente spegnendo e chissà se mai ritornerà. “Nali” titolo risibile e artwork imbarazzante (ci credo che Annalisa piangeva quando ha visto per la prima volta il disco!) è un progetto che nasce e muore con la speranza che la Warner dia il benservito ad Annalisa al più presto, cosicché ella possa ritrovare una dimensione propria, e riscoprire il suo stile fuori dalle massacranti logiche televisive e lontano dalle umiliazioni imposte dagli autori di Amici.

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