The Tourist

the touristPrendere il regista di un capolavoro (“Le vite degli altri“) e lo sceneggiatore di un capolavoro (“I soliti sospetti“) e dar loro in mano cento milioni di dollari “a babbo morto” nella speranza che sfornino un capolavoro al quadrato è un’operazione talmente rischiosa che – anche per puro calcolo statistico – ha possibilità di successo pari a quelle che avrebbe Belen Rodriguez come monaca di clausura. Più verosimilmente, l’allegro duo si dilapida il budget in un cast stellare tanto plasticoso quanto poco convinto e mette in piedi un’asmatica spy story declinata in salsa fictionesca. Un film che sulla carta vorrebbe essere un mix tra The Italian Job e The Bourne Identity, ma si risolve in una specie di Don Matteo meets Carabinieri facendoti pure rimpiangere le doti recitative di una Giorgia Palmas qualsiasi.

La sempre più skinny e mascelluta Angelina Jolie, in perenne modalità spot di bigiotteria Morellato, sale su un treno a Parigi diretto a Venezia, istruita da una missiva inoltratale da un suo misterioso amante. Qui incontra (non) casualmente il turista Johnny Depp (loffio e fuori forma come mai prima d’ora), con il quale scambia una serie di battute sconnesse e senza senso. Tanto è affascinata dal decerebratume dell’uomo (e dalla sua pelle cadente) che se lo porta nella suite imperiale dell’hotel Danieli di Venezia, dove ha la sfiga di ritrovarsi come concierge nientemeno che Neri Marcorè nella sua peggior imitazione del ministro Gasparri. Dopo una limonata sul balcone ed un sogno erotico sul divano, il bel Johnny si sveglia da solo (e anche un po’ umidiccio, ma solo perché siamo in una città di mare) mentre Angelina – nonostante sia braccata dall’interpol, dalla mafia russa e tra un po’ anche dagli alieni – decide di noleggiare un motoscafo e farsi un giretto per boutique. Nella suite dell’albergo irrompono i sicari moscoviti per fare la pelle alla moglie di Brad Pitt, ma qui vi trovano solo Johnny Depp ancora in pigiama, il quale, per sopravvivere all’attentato, si lancia in una rocambolesca fuga sui tetti (evidentemente ricostruiti in studio, quasi peggiori di quelli della finta Venezia in cartapesta che c’è all’Italia in Miniatura), finendo in braccio al carabiniere Nino Frassica che gli urla “connùùùùùùto” (sic!) e quindi arrestato da Christian De Sica che per interpretare un veneto ha la geniale idea di proferire parole a caso, però in spagnolo. Come nella miglior tradizione italiana, De Sica è un poliziotto corrotto e, in cambio di qualche ricarica della Tim, rimette il prigioniero nelle grinfie dei russi. Nel frattempo è scesa la notte e Angelina, ancora alla guida del motoscafo (che sfreccia a tremila nodi all’ora in laguna senza che le si scompiglino i capelli né che le si increspino per via della salsedine), tra una sessione di shopping estremo e una battuta abusiva di pesca alla vongola, trova quei cinque minuti liberi per recuperare il turista rapito. Armata solo di una corda e di un viso monoespressivo, riesce a strappare il partner alle mitragliatrici tonanti dei suoi aguzzini. Ma è il momento del primo colpo di scena (spoiler!):

the touristAngelina stessa in realtà è un agente dell’interpol sotto copertura. Questa meravigliosa rivelazione rende vana metà della sceneggiatura che narra, appunto, di Angelina che tenta di sfuggire all’interpol e dell’interpol che dispiega un imprecisato numero di uomini e mezzi per scoprire dove cavolo sia e cosa cavolo stia facendo, quando basterebbe farle una telefonata o aspettare che l’agente Jolie si presenti in ufficio per fare rapporto! L’altra metà della sceneggiatura, invece, viene incenerita dalla rivelazione finale, che, anziché dare un senso al film, ne suggella l’inutilità, confermando ciò che lo spettatore intuisce sin dal titolo, ma spera fino alla fine sia un’intuizione sbagliata perché non può credere che un film con cotante facce note e cotanto budget speso possa risolversi in una tale vaccata la cui trama sta in piedi solo grazie ad assurde ed inspiegabili coincidenze (eppure – vergognosamente – lo fa). Tra i tanti momenti brutti e superflui del film, non si può non citare la risibile comparsata di 12 secondi di Raoul Bova che approccia la Jolie con la sensualità di un prosciutto Rovagnati e il successivo balletto tra Angelina Jolie e Johnny Depp che i titoli di coda svelano con mia (scarsa) sorpresa essere coreografato dal sempreverde (di bile) Luca Tommassini (e ho detto tutto).

“The Tourist”, flop al botteghino e stroncato dalla critica, non funziona come kolossal cinematografico, né come cartolina pubblicitaria per l’azienda di promozione turistica, in quanto la città lagunare si vede poco e male. E neppure da spot per il pluricitato hotel Danieli, che non ho mai avuto il piacere (né il budget) di frequentare, ma se si avvale davvero di dipendenti ebeti come il personaggio di Marcorè, dovrebbe come minimo ridurre le tariffe dell’80%. Per un 2010 chiuso con il probabile film dell’anno, il mio 2011 è iniziato con una ciofeca di proporzioni bibliche, nominata (tra comprensibili polemiche) ai Golden Globe come miglior commedia. Non male, se si pensa che il film dovrebbe essere un thriller e l’eventuale comicità, ahimé, è del tutto involontaria e si confonde con irripetibili momenti di noia siderale, tra dialoghi dozzinali e scene da b-movie di periferia.

Da residente in zona, devo dire che l’attesa e la curiosità per un’opera di tali dimensioni era molto alta: durante le riprese per mesi non si è parlato d’altro, telegiornali e giornali locali dedicavano intere pagine ai casting, alle paparazzate Brangeliniane, alle loro scorribande notturne e alle loro visite con annessa benedizione alle imprese locali manco fossero Papa Wojtyla e Madre Teresa di Calcutta reincarnati. Ad un certo punto sembrava addirittura che Pitt & Jolie volessero trasferirsi con tutta la famiglia nel veneziano per godere appieno delle bellezze del Petrolchimico di Marghera o provare il piacere di una coda a Ferragosto sulla tangenziale di Mestre. Io ero pure disponibile ad affittargli il mio garage a prezzo di favore. E invece non se ne è fatto più nulla: probabilmente dopo aver visto il girato, Brad & Angelina sono fuggiti a gambe levate e Johnny Depp ha rimpianto di non avere più le mani di forbice per potersi tagliare i cosiddetti come punizione autoinflitta per aver accettato un ruolo tanto sciatto e demenziale.

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