Daft Punk – Tron Legacy O.S.T.

tron legacy original soundtrackQuesto album dei Daft Punk non è un album dei Daft Punk, dunque ogni recensione potrebbe concludersi qui. Questo album dei Daft Punk è la colonna sonora per un film di fantascienza costosissimo targato Disney, in cui il duo elettronico più famoso del mondo mette le proprie capacità al servizio di Hollywood, sperando in un ritorno (economico e) d’immagine più che mai necessario, dopo cinque  anni di latitanza ed un ultimo lavoro, “Human After All”, all’epoca accolto piuttosto freddamente (anche dal sottoscritto, oggi pentito e reo confesso). Questi presupposti devono essere ben chiari, perché se qualcuno si aspetta da questo disco delle trascinanti e rivoluzionarie hit dance, è assolutamente fuori strada.

Peraltro, giudicare un album con ventidue non-canzoni lunghe poco più di un minuto, è un’impresa assai ardua, considerato che tali non-canzoni sono funzionali ad altrettante scene del film e decontestualizzarle è pressoché impossibile. Come è impossibile scindere qualsiasi memorabile canzone dei Daft Punk da qualche opera visiva collegata (cosa sarebbe “Revolution 909” senza la storia del pomodoro, cosa sarebbe “One more time” senza l’anime di Matsumoto, cosa sarebbe “The prime time of your life”  senza quel disturbante videocapolavoro sull’anoressia dove una bambina che si vede grassa squarta se stessa davanti alla gigantografia di una scheletrica Britney Spears – tanto per citarne tre a caso) perciò giudicare questo disco è ancor più difficoltoso che giudicarne degli altri: diciamo che in questo caso è l’intero film ad essere il videoclip del disco realizzato dai Daft Punk e senza averlo visto, ogni parola scritta qui (o altrove) è più che mai vana.

Nella colonna sonora di Tron Legacy ci sono i Daft Punk e c’è un’orchestra di cento elementi: sonorità classiche, adagi, notturni, andanti ed allegretti mischiati all’acidità dei synth e a ritmi sincopati che fanno un effetto “Jean Michel Jarre incontra Giorgio Moroder al rave party, ma nessuno dei due ha ancora raggiunto il tasso alcolico necessario”. Siamo, di fatto, anni luce distanti da quel duo di ragazzini che sminuzzavano campionamenti in cameretta rivoluzionando inconsapevoli la storia della musica elettronica e dance. Tron Legacy è un disco indefinibile: coraggioso e impalpabile, inaspettatamente “alto” e prezioso, ma anche fin troppo adeguato allo scopo per cui è stato concepito. Si passa per momenti supersnob che lo rendono adatto per essere ascoltato in una spider di lusso guidando in collina tra la nebbia crepuscolare, ed altri in cui si ha la sensazione che l’occasione non sia stata sfruttata al cento per cento. Ad esempio, perché Derezzed, brano (dalle altissime potenzialità) scelto per la copiosa campagna pubblicitaria, si esaurisce in un minuto di ripetitività fine a se stessa? Non era almeno il caso di dargli una struttura più coerente e radiofonicamente friendly?

Il disco di Tron Legacy è indubbiamente un prodotto controverso che sta dividendo pubblico e critica: comunque la si pensi, di sicuro c’è che se il talento dei Daft Punk aveva bisogno di una rinvigorita, questo album è il passo giusto per generare curiosità ed aspettativa, e preparare il terreno ad un prossimo lavoro (dovrebbe uscire in primavera) che a distanza di sei anni da “Human After All” potrebbe essere una nuova pietra miliare della musica elettronica, oggi che la musica elettronica è ormai talmente inflazionata che quasi non se ne può più. Oppure, il definitivo addio alle scene del duo parigino, surclassato da progetti musicali conterranei partoriti da qualcuno nato all’ombra delle sue idee che oggi cavalca con grande stile e confidenza come fossero proprie (ogni riferimento ai Justice è puramente casuale).


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