X-Factor 4 – La reunion delle anime perse e l’eliminazione di Stefano Filipponi

Questo X-Factor è alla X-Frutta, ma gli autori non si arrendono. Al (ricercato, voluto e meritato) flop della quarta stagione rispondono scendendo a patti persino col diabolico cocainomanecattivoesempiopernoigggiovani Morgan, la gatta in tangenziale Simona Ventura e la molleggiated housewife Claudia Mori. E arrivare a rimpiangere persino quest’ultima, testimonia il penoso stato di indigenza in cui versa quest’annata dello show. Una volta tanto in due mesi, il piatto della serata è ricchissimo, ammicca allo zoccolo duro del pubblico nostalgico scappato a gambe levate dalla presente edizione, propone come ospite una star internazionale davvero di prima grandezza (Rihanna, non la Ventura) e lascia in secondo piano quello che dovrebbe essere il vero sugo del talent, una gara canora ahimè degna di un karaoke tra avvinazzati.

Ed è davvero una puntata che si differenzia dal mortorio al quale ci eravamo abituati da dieci settimane, riuscendo nel finale – liberatorio per l’esito ma orrendo dal punto di vista della credibilità del programma – a ristabilire un minimo d’ordine e di equità meritocratica. Dei sette giudici presenti stasera, i tre riesumati si fanno decisamente rivalutare per una brillantezza che i nuovi arrivati si sognano. Peccato che anche loro cadano nel tranello Stefano Filipponi: è chiaro che c’è una precisa direttiva autorale che impone a chiunque parli di lui, di elogiarlo a prescindere per non colpirlo nelle sue fragilità, in nome di un inspiegabile buonismo di facciata tipico da “famiglia del Mulino Bianco che guarda i programmi Rai”, nonostante stonature da antologia (stasera ha rischiato l’autosoffocamento tentando di prendere un fa diesis) e la presenza scenica di un trattore Landini ingolfato.

Evidentemente il format di X-Factor è stato trasformato in “Pronto Elisir” dove qualsiasi disadattato può andare a farsi prescrivere cure med(iat)iche per rinvigorire la propria autostima, curare sociopatie o disturbi in genere (vale anche per Nevruz). Quando affideranno la conduzione a Michele Mirabella, il processo sarà completo e mi presenterò pure io ai provini perché ho l’assoluta necessità che qualcuno mi dica che ho dei capelli foltissimi e assomiglio a Brad Pitt basandosi sull’inconfutabile certezza che ambedue disponiamo di un intestino crasso.

Il momento finale con il diverbio tra l’incredulo Enrico Ruggeri e l’assurda Claudia Mori (“Stefano va salvato perché non avrà altre occasioni, va giudicato usando il cuore”),  ha rotto un meccanismo già incrinato. L’eliminazione di Stefano al “Tilt” voluto dalla Tatangelo – che gli è sempre andata contro nel daytime ma non ha mai avuto il coraggio di prendere una posizione in una puntata serale e dirgli in faccia quello che realmente pensa –  non si commenta. E soprattutto l’uscita di Mara Maionchi che sbrocca insultando i Kymera, dimostra come l’ipocrisia, la falsità e i giudizi basati sul “non detto” siano il dazio da pagare per rimanere col fondoschiena incollato sulla sedia del giudice. Il mentire spudoratamente negando l’evidenza è la necessità, la normalità ad X-Factor, un modo come un altro per regalare un’inutile illusione ad un povero disgraziato che farebbe bene ad ambire ad un posto di lavoro fuori dal mondo dello spettacolo (ammesso e non concesso che fuori dal mondo dello spettacolo esistano luoghi meno menzogneri dove le “fragilità” di uno possano venir comprese e rispettate).

Per concludere, in settimana X-Factor ha fatto incazzare anche l’associazione balbuzienti, scesa in campo per difendere la normalità di chi è affetto da un “disturbo della parola”, affermando che la balbuzie con la “casoumanità” non c’entra nulla. Concordo pienamente, ma d’altronde se Stefano Filipponi cantasse decentemente, anziché come una cocorita impallinata, nessuno avrebbe nulla da eccepire. A questo proposito e a sostegno della tesi dell’Associazione, porto un’esperienza diretta: qualche anno fa, fortunatamente per un breve periodo, ebbi un capoufficio affetto dal suddetto “disturbo della parola”. Era una persona normalissima, capacissima e sanissima, solo cento volte più rompicoglioni di tutti i capi che avevo avuto prima (e dopo). Certo, il suo atteggiamento isterico non aveva nulla a che vedere con il suo essere balbuziente, però sai che soddisfazione sfotterlo alle spalle in pausa caffè.

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