Paranormal Activity 2

Attenzione! Se da bambine, anziché con il Dolce Forno o la Maglieria Magica, giocavate con vostra sorella a “simulazione di seduta spiritica”, potreste ritrovarvi da adulte con una figliastra teenager cretinetta e un depuratore per piscina indemoniato. Questa, in estrema sintesi (ma in realtà è pure troppo prolissa), la trama di Paranormal Activity 2, il sequel (ma in realtà è un prequel) di quell’ingannevole operazione di marketing firmata Oren Peli uscita otto mesi fa e spacciata – nella sua pochezza produttiva – per capolavoro horror d’altri tempi. E i “Peli”, stavolta, più che dritti sono superflui, visto che per il nuovo episodio si è deciso di sbarazzarsi del regista/ideatore del precedente capitolo, sostituendolo con quello della saga di “Saw l’Enigmista”, che più che una saga direi che è una mezza-saga.

Nonostante un budget visibilmente più cospicuo (la casa non è un tugurio e hanno comprato pure un paio di telecamere in più), Paranormal Activity 2 non fa null’altro che riciclare la stessa medesima sceneggiatura del film predecessore, ricalcandone scene, immagini e situazioni, introducendo qualche personaggio secondario e tentando costantemente di ingenerare nello spettatore una suspance che sfocia ad ogni cambio di scena in un frustrante “panicus interruptus”.

E poi c’è il finale superveloce (un epilogo da “panicus precox” in questo caso) che pur essendo discretamente congegnato, non è di certo sufficiente per risollevare un “horror” dove la noia regna sovrana, che si dilunga per un’ora e venti senza che succeda nulla, che vive di dialoghi monosillabici e senza spessore, pullula di stereotipi già visti nel lungometraggio padre (oltre che in milioni di altri, tipo: porte che sbattono, pianti di bambini, tavolette ouija, tredicenni citrulle, ecc.) e dove il protagonista assoluto è, appunto, il suddetto depuratore per piscine (il quale recita meglio di tutti gli attori del film messi insieme, pastore tedesco compreso).

Sarebbe interessante, ora, trovare il coraggio di interrogarsi su quale sia il motivo che spinge qualcuno (il sottoscritto, nella fattispecie) a dare una seconda possibilità ad un film “deppaùra” che nasce già come ciofeca conclamata: mistero inspiegabile che, nel caso specifico, fa più paura del film stesso.

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