Avetrana Playmobil

Dopo Cogne disse che fu un errore. Ieri sera, però, Bruno Vespa c’è ricascato con tutti i suoi nei bitorzoluti, dentro al tunnel del plastico. E Vespa che gioca alla Playmobil davanti alla ricostruzione in miniatura di casa Misseri, rappresenta lo stato dell’arte del trash giornalistico nostrano in queste convulse giornate in cui la tv ha scoperto un nuovo genere: il crime-procedural di stampo grandefratelliano. In diretta 24 ore su 24 senza pagare abbonamenti, ricco di rivelazioni (perlopiù false) e colpi di scena (che arrivano via sms agli inviati sul campo).

Il susseguirsi degli eventi del delitto di Avetrana confonde le prospettive: la realtà (quella di una quindicenne dal cognome buffo che ha fatto una fine barbara) e la fiction (ogni quarto d’ora una versione dei fatti diversa che smentisce la precedente, fornita in un rincorrersi di anteprime televisive tra primedonne del pomeriggio) si fondono e si confondono in quella che sembra una interminabile puntata di C.S.I., la cui trama è in evoluzione in tempo reale e dove gli sceneggiatori dalle menti criminali sono anche i principali protagonisti.

Non è il caso che io aggiunga ulteriore moralismo sulla vicenda di Sarah Scazzi, perché tutto quello che abbiamo sotto gli occhi parla da sè. Non è il caso che io aggiunga ulteriore moralismo sulla vicenda anche perché me ne sento attratto, non (o non solo) per via di quella morbosità o vouyerismo da tipico telespettatore medio. Ma perché provo un brivido che non saprei catalogare se di piacere o d’orrore ogni volta che mi imbarazzo per conto terzi. E in tv, dalla mattina alla sera, in questi giorni, di motivi per imbarazzarsi (o anche indignarsi, incazzarsi, ma io sono più imbarazzato che indignato o incazzato) ce n’è a vagonate.

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.