Corona (non Fabrizio, non Mauro, non la birra) – Angel

Il destino non è stato benevolo con me perché in tre-giorni-tre mi ha fatto scoprire altrettante canzoni di cui avrei fatto volentieri a meno. Ma soprattutto non è stato benevolo con l’artista che marcò indelebilmente con le sue hits, le sue lunghe treccine, e la voce di un’altra, le nostre (mie di sicuro) domeniche pomeriggio sui cubi (o sui divanetti) anni 90. Il destino non è stato benevolo con lei non solo perché dopo averla premiata con un paio d’anni di fama planetaria (condusse pure il Festivalbar!) l’ha relegata nel dimenticatoio, ma anche perché il suo nome d’arte è talmente inflazionato tra le keywords di Google che una ipotetica ricerca ti porta da Fabrizio, da Mauro, dalla birra, ma non da lei che oggi rimane tristemente confinata pure ai margini di internet.

Di certo Corona ci mette del suo, perché il suo nuovo disco “Y-Generation” è un concentrato di noia e vecchiume, con arrangiamenti che io non so definire in altro modo se non brutti, scialbi, amatoriali, che ti fanno precipitare in catalessi anestetica anziché iniettarti nelle vene la voglia di ballare. A corollario della pochezza sonora, vi sono melodie piatte, obsolete, sentite e strasentite, nonché una voce dilettantesca bolsa e sconosciuta, che probabilmente le ha cantate sotto ricatto con un Mocio Vileda puntato alla tempia (sono certo che, a richiamarla, Jenny B. sarebbe venuta pure gratis a cantare e pure a passare il Mocio Vileda).

Il singolo che dovrebbe teoricamente trainare questo fallimentare comeback si intitola “Angel”, il brano più noioso della storia della dance, che nelle intenzioni dovrebbe reinfiammare le piste da ballo come un tempo, ma che pare adatto solo come deterrente per insetti molesti. Con un album ed un singolo di questo (infimo) livello, sembra non solo che gli ultimi 15 anni non siano mai esistiti, ma anche che l’intera carriera della ex ragazza immagine Olga de Souza sia frutto della nostra immaginazione (mia di sicuro), e forse è proprio così. Forse mi sono immaginato pure le domeniche pomeriggio sui cubi (o sui divanetti). E forse mi sono immaginato anche questo video, dove manca solo un’ospitata di Piero Marrazzo per completare il quadro desolante.

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