Csnf consiglia: The Good Wife

The Good Wife - prima stagioneNon ci piove: per ogni appassionato di telefilm, Julianna Margulies rimarrà in eterno l’infermiera Hathaway delle migliori stagioni di E.R. Ci ha messo quindici anni per uscire dalla spirale dell’operatrice socio sanitaria antesignana di ogni Meredith Grey, ma finalmente sembra avercela fatta grazie all’accanimento terapeutico da parte dei fratelli Ridley & Tony Scott, artefici del suo convincente rilancio telefilmico nei panni dell’avvocato Alicia Florrick (per questo ruolo la Margulies ha vinto un meritatissimo Golden Globe come miglior attrice protagonista, forse anche qualche Emmy e pure una mountain bike con cambio Shimano). Alicia è avvocato, ma soprattutto moglie, madre ed ex first lady con un look in stile Jackie Kennedy meets Irene Pivetti, la cui onorabilità si sgretola, insieme alla sua privacy e all’ingenua illusione di un mondo giusto, a causa di uno scandalo a sfondo sessuale che vede coinvolto il marito e procuratore capo Peter (Mister Big di Sex And The City!). Lui, destituito di ogni carica pubblica, si ritrova in manette, vittima di un complotto a base di escort e corruzione (interessante…); lei è costretta a vivere con lo spettro del tradimento, a rimboccarsi le maniche, subire la suocera (la nonna di Jen in Dawson’s Creek!), gestire due problematici figli adolescenti e portare a casa il pane per tenere insieme i pezzi di quel poco che resta della sua famiglia. Alicia, non più giovanissima con prole e drammi famigliari a carico, viene assunta in prova come associato junior nello studio legale Stern, Lockhart & Gardner, in diretta competizione con il giovane e brillante Cary. Siccome c’è la crisi, lo studio non potrà permettersi di pagare due stipendi: alla fine del periodo di prova, a solo uno dei due verrà confermato il posto di lavoro (la serie, che ha registrato ascolti record, è stata rinnovata per una nuova stagione: è inutile dunque dire chi dei due vincerà la sfida: toh, spoiler!). La “buona moglie” Alicia si renderà però presto conto di provare qualche sentimento (sopito ai tempi della scuola) nei confronti del suo datore di lavoro Will, ma si scontrerà anche con la disillusa consapevolezza che il cognome che porta non è qualcosa di cui può sbarazzarsi facilmente e in maniera indolore.

Al di là della stimolante ed attualissima trama orizzontale (talmente attuale che, oltre a prostitute e politica, in alcune puntate si parla di Obama, Sarah Palin, Twitter e “server proxy”), come in ogni buon legal drama ciascun episodio autoconclusivo prevede un cliente da rappresentare, un caso su cui indagare, la raccolta di prove, gli interrogatori e le immancabili udienze in tribunale che pullulano di seducenti espressioni quali “obiezione vostro onore”, “accolta”, “respinta”, “sta influenzando la giuria”, “vorrei mettere a verbale”, “questa corte si aggiorna”, “discutiamo il patteggiamento”, “l’imputato è dichiarato non colpevole”, eccetera. Il telefilm, nel suo sviluppo, potrà sembrare talvolta privo di ritmo. In effetti la stesura molto riflessiva e flemmatica – che pur non scade mai nell’inutile verbosità – potrebbe annoiare il telespettatore occasionale abituato ai ritmi schizofrenici di Rita Dalla Chiesa a Forum, ma è indubbiamente un valore aggiunto per la credibilità della serie e per chi è alla ricerca di un telefilm dallo script solido come il marmo. In realtà sono solo un paio le puntate in cui le potenzialità del telefilm rimangono inespresse, per il resto è tutto sempre molto coinvolgente ed in pieno stile legal-thriller alla John Grisham. La memoria, infatti, torna subito alla Susan Sarandon de “Il Cliente” o alla Julia Roberts de “Il Rapporto Pelican”, ma in certi frangenti, la mai-più-infermiera Julianna Margulies riesce a fare pure meglio.

Quanto sopra vale per la versione vista in lingua originale:  mi auguro che il doppiaggio sia all’altezza e dato che la serie passa dalla ABC alla Rai senza transitare per Sky, quindi è proposta in prima visione assoluta, Raidue riesca a valorizzare questo ottimo prodotto così come ha fatto per altri telefilm “tribunalizi” che non erano poi questo granché (vedi ad esempio “Close to home”, soppresso in patria ma che sulla seconda rete nostrana faceva il 15% di share), anche se la collocazione del sabato in seconda serata non è sicuramente un buon incentivo.

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