Csnf consiglia: True Blood

True BloodNell’ottica di trasformazione – sempre più – in televisione generalista, MTV aggiunge al suo palinsesto uno dei telefilm cult degli ultimi anni, il quale cavalca l’onda del rinnovato interesse verso il mondo dei vampiri, distaccandosi (ma non troppo) dalla superficiale adolescenzialità di Twilight, puntando ad un pubblico più maturo.

Di True Blood (stasera ore 22.30) sono indubbiamente apprezzabili le marcate venature horror che sconfinano nello splatter in vari casi, nonché la chiave di lettura antirazzista (decisamente molto contemporanea) della sfiducia nel diverso agevolata dal misticismo imperante. True Blood appassiona perché fin dalla prima puntata ci si trova “in medias res”, ovvero si è già al centro delle tormentate vicende di amori, violenze, superpoteri, denti aguzzi e serial killer senza tante spiegazioni (che poi verranno date in corso d’opera). La serie, basata sulla collana di romanzi “Il ciclo di Sookie Stackhouse” (titolo che lascia presupporre una pubblicazione mensile… no, vabbè, scherzavo) è stata portata in tv da Alan Ball: una garanzia di qualità e insieme un rischio per l’eccesso di genio. Proprio come nel suo telefilm-masterpiece “Six Feet Under”, infatti, anche qui Ball si concede dubbie analisi oniriche di sottotrame che potevano benissimo rimanere in secondo piano e smarrisce il sentiero principale (vampirismo horror e divario razziale) avventurandosi in territori paludosi (telepatia, esorcismi, licantropia, sesso estremo, omosessualità) che fanno intraprendere alla serie strade troppo slegate tra loro, come se vi fossero dei “telefilm nel telefilm“, penalizzando di fatto la continuità dell’intreccio principale.

Se, all’inizio, True Blood era una specie di mix tra Buffy e Twin Peaks, ed il suo sviluppo è stato ineccepibile fino alla sesta puntata della prima stagione, poi tutto diventa un po’ annacquato e in perenne declino. D’altronde, la 1X06, è la puntata in cui (dopo un po’ di tira e molla non troppo convincenti) la solare cameriera Sookie (campionessa planetaria di urli) “gliela dà” al tetro vampiro Bill ed è inevitabile che a seguito di questo epocale avvenimento la storia perda un po’ di mordente (in Dawson Creek ci avrebbero fatto aspettare almeno cinque stagioni, in X-Files dieci. Ma oggi, ahimé, tutto è più veloce). Nella stagioni successive il degrado è dietro l’angolo: dalla seconda in poi il telefilm strizza sempre più l’occhio ai B-movies e pare un ibrido tra Dellamorte Dellamore senza Anna Falchi e Gossip Girl al cimitero, soprattutto quando Sookie diventa una risoluta imprenditrice del vampirismo e il suo amato Bill il babysitter della vampira in prova Jessica, responsabile, costei, dei momenti più ridicoli della serie (se proprio dobbiamo trovarci un pregio, potremmo dire che Jessica è necessaria per cambiare registro, e farci passare in quattro-e-quattr’otto dal thrilling alla commedia). Ma nonostante l’impoverirsi delle trame, True Blood rimane un prodotto affascinante e sopra la media che, seppur sia partito molto bene ed abbia virato costantemente verso la “stronzata” (con vette di “iperstronzaggine” a dire il vero molto creative e – consapevole dei suoi limiti – spesso decisamente autoironiche), risulterà per tanti – compreso il sottoscritto – una “stronzata” a cui è difficile rinunciare.

PS. Momento cult da non perdere: verso la fine della seconda stagione (puntata 2×10) quando Maryann, nel mezzo di un’orgia con tutti gli abitanti del paese, si erge tra la folla scopante urlando: “invochiamo il Dio cornuto”.

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