Csnf (non) consiglia: Flash Forward (o meglio: consiglio le prime 7 puntate. Poi dimenticatevene)

Un giorno, all’improvviso, tutti i cittadini del mondo si addormentano per 2 minuti e 17 secondi. No, non si tratta di un nuovo programma di Gigi Marzullo a reti unificate, bensì di un inspiegabile evento durante il quale l’umanità ha una visione di ciò che accadrà nel futuro cinque mesi dopo. La prima puntata di Flash Forward aveva illuso me e qualche altra milionata di telespettatori. Le potenzialità del telefilm erano evidenti, l’idea ottima, il budget da kolossal ed il successo dell’esordio aveva fatto sbilanciare gli autori proclamando che il telefilm sarebbe durato almeno sei stagioni (non a caso, nella puntata 1×17 si parla di “12 dicembre 2016” come data di fine di un qualcosa non ancora ben definito), diventando l’erede naturale di Lost in quanto a intreccio misterioso e capacità di coinvolgimento. Ebbene, se Lost ci ha impiegato più o meno tre stagioni per sputtanarsi completamente (io abbandonai a metà della terza per sopravvenuta embolia cerebrale nel tentare di star dietro ai casini della trama, anche se lì, a onor del vero, c’è da dire che lo stile era ben diverso), Flash Forward ci ha messo non più di sette puntate per perdersi nel marasma della cretineria, tanto da venire soppresso alla fine della prima stagione, due puntate prima della conclusione naturale precedentemente prevista.

Ora: non spenderò mezza parola di più su una serie che mi ha provocato come unico sentimento il nervoso continuo (nel domandarmi ogni cinque minuti perché tutti i personaggi si comportassero come dei completi deficienti tenendo atteggiamenti assurdi e contrari a qualsiasi logica), nonché numerosi scompensi elettrolitici nel tentar di capire perché nell’ultima puntata si perda ancora tempo con le due sottotrame più pallosissime di sempre (ovvero quella della “ingegnera-pimp-my-risciò” giapponese e quella della tizia in Afghanistan, morta tre volte e risorta quattro nel giro di poche puntate) che nulla hanno a che vedere con la trama principale.

Altro che telefilm cult, imponderabilità del futuro, ineluttabilità del destino, libero arbitrio e apoteosi della prolessi: FF è sviluppato in maniera talmente sciocca che tutto va sempre esattamente come deve andare senza il minimo guizzo creativo. E quando si abbozza un minimo colpo di scena, si scade immediatamente nel controsenso irrazionale che sa di vera presa per i fondelli nei confronti dello spettatore. Vogliamo parlare, ad esempio, della vicenda degli uccelli morti, che pare la chiave di tutti i misteri della serie, vicenda sulla quale è imbastita mezza sceneggiatura e che poi di punto in bianco, nessuno se li caga più sti stramaledetti uccelli morti? Oppure della conferenza stampa in cui uno “scienziato” si assume le responsabilità del blackout, conferenza che termina con una esilarante sparatoria da b-movie di periferia? O ancora della puntata ambientata in Somalia in cui la sceneggiatura dimostra di essere completamente andata in vacca e propone storie di lesbiche che rimangono incinte per opera dello spirito santo, nonché il risibile personaggio di un tiranno africano wannabe-teen-idol? Ma d’altronde bisognava intuirlo che una serie con un protagonista dalla faccia di cemento come Joseph Fiennes e un coprotagonista coreano che si chiama Dimitri non sarebbe stata in grado di mantenere le promesse.

Insomma, se anche voi volete provare il piacere della delusione che solo un’occasione sprecata può regalarvi, sintonizzatevi il giovedì alle 23.00 su Italia 1 (ecco, se avete perso le puntate di ieri, probabilmente avete perso il meglio che la serie può offire, perciò potete rinunciare alla visione tranquillamente e senza sensi di colpa).

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.