Sarà la quinta stagione di Dexter che farà riprendere l’attività di questo blog?

Dexter 5 esordisce a fine settembre. In questi giorni è stato diffuso un promo della nuova stagione che non posso sottrarmi dal pubblicare. Leggeri spoiler nel prosieguo di questo post e nel video: leggete responsabilmente e secondo coscienza.

dexter 5La china thriller che ha investito questo telefilm nel corso di quattro anni di onorata trasmissione, a me, non è mai andata giù, nonostante abbia continuato a cibarmene ai limiti dell’indigestione. La prima stagione risultava ineccepibile a livello di sviluppo e peccava solo nel finale un po’ babbeo (voi mi avete spiegato – io ne ero all’oscuro – che il telefilm è tratto da un romanzo che terminava in maniera diversa e più coerente, ma per esigenze televisive di sequel è stato necessario modificarne l’epilogo). La seconda e terza stagione seguivano lo stesso “bioritmo”. Sviluppo interessante, finale deludente, un po’ affrettato (o addirittura raffazzonato), ma nel complesso il tutto risultava soddisfacente.

Nella quarta, la situazione si capovolge totalmente: il serial killer Trinity è un personaggio stereotipato da B-movie del ciclo “Alta tensione”, la stagione si lascia guardare in tutta la sua fiacca prevedibilità e sorprendentemente brilla nel finale. Il difetto più grande del telefilm è il progressivo distaccamento dalla trama originale, che si concretizza nel tentativo autorale di umanizzare Dexter sempre più (ma perché?) facendogli inevitabilmente perdere quel fascino oscuro che un serial killer “positivo” merita di avere. Dexter non è più uno zelante architetto dell’omicidio a sangue freddo che incarna le aspirazioni represse del fallibile uomo medio, bensì è stato lui stesso trasformato in un fallibile uomo medio, un qualsiasi impiegato padre di famiglia che subisce le paturnie quotidiane del vivere in società tra le beghe di quartiere. E che ogni tanto si concede un delitto, così, tanto per.

Il totale ed inspiegato cambio di psicologia non investe come il sette barrato solo il protagonista, bensì tutti i personaggi della serie: la sorella Debra, da incompetente ultima ruota del carro della Buoncostume diventa di punto in bianco il più brillante agente della Squadra Omicidi. L’inflessibile tenente La Guerta si trasforma in una docile gattina amicona di tutti, manca solo una scena in cui si fuma un cannone in compagnia. Angel, piuttosto sfigato e poco capace, diventa un playboy di periferia dall’intuizione geniale. Quinn – entrato in corso d’opera – è uno che è stato tirato dentro solo perchè alla serie serviva un belloccio da riprendere di quando in quando a torso nudo. E non parliamo di Rita: da gattamorta timida, instabile, imbranata e timorata di Dio, è diventata una risoluta ed ambiziosa donna in carriera, forte e sicura di sé, rompiballe come poche e la sua tragica morte non poteva che essere un avvenimento a dir poco liberatorio per i fan più accaniti dello show (o comunque per ME che l’avrei voluta vedere fatta a fettine già da un paio di stagioni, cioè da quando aveva cominciato a lamentarsi per il frigorifero, il forno, il ferro da stiro, il cesto della biancheria e tutte quelle rotture di maroni che uno dice “guardo un telefilm un po’ surreale che così almeno me le dimentico per cinque minuti”, e invece…).

Il video promozionale della quinta stagione lascia presupporre che la tendenza sarà ancora quella di presentare Dexter alla prese con le magagne quotidiane (i figli orfani di madre, il rapporto con la sorella, i sospetti del dipartimento, le rotture di scatole dei vicini di casa) mentre la sua componente segreta e “animalesca” andrà sempre più scomparendo, trasformandolo da antieroe senza macchia qual era in casalingo sull’orlo della follia in preda al qualunquismo di script (ovvero: Dexter si comporta come il telespettatore medio si aspetta che si comporti un serial killer, andando così ad asfaltare tutta l’originalità del soggetto originario) esplicato in visioni mistiche che probabilmente Michael C. Hall – protagonista e produttore – si è portato dietro come bagaglio da Six Feet Under. Per dire: il fantasma di Harry che compare ogni cinque minuti per indurre Dexter a ragionamenti cervellotici – che nella prima stagione sgorgavano spontaei – è una trovata ripetitiva, noiosa, discutibile, piuttosto confusa e “fuori fuoco” per una serie che avrebbe tutte le carte – seppur non giocate nel migliore dei modi – per svettare un paio di spanne sopra a molte altre.

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