Sarà il concerto di Marco Mengoni che farà riprendere l’attività di questo blog?

Marco Mengoni concertoIeri sera sono andato ad “inquinare con la mia presenza” (per dirla con un’espressione cara alle sue carampane) il concerto di Marco Mengoni. C’è un punto fermo dal quale è necessario partire per fare una critica obiettiva: Mengoni è bravissimo, la sua voce è plastilina che lui modella a suo piacimento nella forma e nel colore. Uno strumento di cui ha l’assoluta padronanza e, credetemi ché di cantanti ne ho sentiti svariati, qualità tecniche che nel live rasentano la perfezione e che si faticano a trovare in suoi colleghi con maggiore anzianità di servizio. Ogni tanto scade nel virtuosismo e nel falsetto esagerato, ma l’espressività non gli manca ed unita ad una dose di inaspettata umiltà conferisce al reginetto di X-Factor un’aura più “popolana” che “popolare“, nel senso che risulta meno snob di quanto non trasparisse attraverso le telecamere del talent show di Raidue. Unica pecca del bel Mengoni, ma sono sicuro che migliorerà con l’esperienza, il cambio di situazione sonora: per colmare questa lacuna si affida a delle “transizioni” a base di frasi fatte ed effetti speciali che riescono a spostare l’attenzione del pubblico da momenti più danzerecci a quelli più intimisti dello show, rallentando il ritmo in maniera invero un po’ artificiosa.

C’è da dire anche che ad imbastire un concerto di due ore con nemmeno un disco alle spalle (o forse due EP fanno un LP? Non sono mai stato bravo in matematica), ci vuole del coraggio: Tommassini fa del suo meglio, ma con il budget risicato non riesce a permettersi di più di un paio di lampadari dell’Ikea e dei costumi dalle linee sartoriali decisamente imbarazzanti. Inoltre, se il “Re Matto” non fosse stato messo nelle condizioni di interpetare a modo suo delle cover di indubbia presa sul pubblico generico, probabilmente il concerto nel complesso sarebbe risultato piuttosto fiacco. Ecco dunque la scelta di puntare musicalmente, sia per i brani suoi che per le cover, su degli arrangiamenti abbastanza pesanti, ben lontani dall’anonimo pop sanremese, ma che devono restare obbligatoriamente confinati alle esibizioni live. Non tutte le rivisitazioni mengoniane di vecchi successi in chiave più energetica sono risultate azzeccate però, vedi ad esempio “Nessuno” di Mina, assolutamente evitabile nella sua versione pseudo-heavy-metal dalla melodia incomprensibilmente appiattita.  Per il resto, Mengoni risulta assolutamente convincente in due momenti essenziali: quando canta quasi a cappella “Almeno tu nell’universo” e quando si rifà al genere funky-danzecereccio per sua stessa ammissione ispirato ai Jamiroquai. Inutile dire che io personalmente lo preferisco nella seconda versione, anche se pezzi come “Stanco (deeper inside)” non si discostano dalla bruttura media dei suoi brani inediti: un cambio di autori e produttori sarebbe l’unica chance per non vedere sprecato inutilmente il suo innegabile talento.

Devo dare ragione alle sue fan riguardo alla composizione del pubblico: 80% donne, di età anche piuttosto elevata (diciamo befane over 35?) e meno teens di quanto mi aspettassi. I maschi del mio stimato 20% erano per lo più padri della fetta giovanile di pubblico femminile o fidanzati costretti con la forza addetti alla guida del motorino. Tra il pubblico era viva la querelle scatenata in questi giorni da Fabri Fibra. Secondo il più vomitevole dei rapper nostrani, Mengoni è:

“gay ma non può dirlo perché poi non venderebbe più una copia, già me lo immagino arriva una fi*a prende il suo ca**o e lui: lasciami ti prego”

e non mi pare una gran scoperta. Al concerto si percepisce in maniera forte e chiara questa idea di eterosessualità costruita a tavolino, onestamente poco credibile e che forse tarpa un po’ le ali al cantante stesso: magari se fosse in pace con se stesso potrebbe rendere artisticamente ancora di più. Tra l’altro alla fine del concerto ho avuto (nuovamente) la netta sensazione che nel container che ospitava lo staff si consumasse l’ennesima gangbang. Ma le crocerossine più scatenate del “Re Matto” erano pronte a difenderlo con le unghie e con i denti con dubbie argomentazioni: “A noi non ce ne frega se è gay, ci fa emozionare, ci piace lo stesso”, oppure “E che vuol dire? I gay sono migliori di noi, non fanno del male a nessuno”. A onor del vero, bisogna riportare che gli sculettamenti e i movimenti pelvici (di fronte ai quali le befane over 35 di cui sopra mettevano alla prova le loro corde vocali in segno di apprezzamento, urlando come se avessero trovato uno scarafaggio nella borsetta) erano all’ordine del giorno e, a tratti, il concerto è passato attraverso situazioni talmente scheccanti che in alcuni momenti sembrava di essere alla festa estiva del club ornitologico presieduto da Cristiano Malgioglio.

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.