Sarà “Nell’aria” di Silvia Mezzanotte che farà riprendere l’attività di questo blog?

Quando lo stesso sito ufficiale parla di “versione innovativa completamente spogliata e rivestita della hit di Marcella Bella”, uno pensa di trovarsi di fronte ad un progetto musicale rivoluzionario degno di far impallidire Lady Gaga e Kylie Minogue messe insieme. Invece, ascoltando “Nell’aria” versione 2010, capisci che l’unica che è “spogliata” perché ha dovuto vendersi anche le tarme dell’armadio per racimolare due lire allo scopo di sopravvivere nel meraviglioso mondo della popmusic (o “pippmusic”) all’italiana, è la stessa Silvia Mezzanotte che – dopo essere stata scaricata dai Matia Bazar e aver brancolato nel buio per anni – decide oggi di “reinterpretare” (eh, parole grosse) il successo di Marcella datato 1983 (già fatto e rifatto in questi ventisette anni circa ottocentomila volte, tutte passate inosservate, come quella in questione).

L’innovazione annunciata si riconosce fin dalle prime note, quando Silvia sibila come il vento che passa attraverso un vetro rotto sopra l’originalissimo ticchettio di un orologio (Madonna inizia a tremare). La rivoluzione musicale prosegue nella nuova strofa featuringhizzata dalla rapper di inestimabile valore Marya (M.I.A. se la sta facendo sotto), meglio ignota come “la sorella sottotono dei Sottotono”,  sconosciuta anche ai suoi padrini del battesimo. Se la versione originale dell’83 catapultò Marcella nella sfera delle cantanti-icona libidinose ambigue e ruspanti, la reinterpretazione di Silvia Mezzanotte, così asetticamente pseudo-patinata e anonima nei vocalizzi, esprime una carica erotica paragonabile a quella di una foca monaca che si esibisce al karaoke del baretto più scrauso della città.

Sul futuro della carriera solista della ex cantante dei Matia Bazar, si può dire dunque che il buongiorno non si vede dalla Mezzanotte.

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