E’ morto Raimondo Vianello

(foto tratta dal sito dell’Ansa: tutti i diritti riservati, compresi quelli sullo scambio di persona)

Cari mostri sacri dello spettacolo italiano (e internazionale), vorrei chiedervi cortesemente se, in futuro, potreste decidere di passare a miglior vita tipo dopo le ore 18.00, oppure nei weekend. Ché durante la settimana, quando sono in ufficio e mi capita di aprire (diciamo) per sbaglio Google News e trovarmi davanti a notizie luttuose come quella di stamani, il respiro diventa affannoso, mi si blocca la salivazione, gli occhi si gonfiano e arrossano senza controllo e devo inventare scuse poco plausibili con il Capo che mi siede dirimpetto, tipo che c’ho un attacco compulsivo e inaspettato di raffreddore, oppure una rara allergia a Excel (quello, il mio Capo intendo, non capirebbe se gli dicessi la verità. E’ un bravo ragazzo ma è completamente fuori dal mondo: non sapeva nemmeno che era morto Maurizio Mosca. Ed è uno che segue il calcio).

Addio Raimondo, istrionico e garbato mattatore della tv che fu, divertente e sarcastico rappresentante del marito italiano medio sempre pronto, nella fiction, a fare il filo alla giovane vicina di pianerottolo e a trascurare la pedante, annoiata e sfiorita consorte con la quale il rapporto in perenne bilico si riconcilia sempre all’ultimo momento grazie alla provvidenziale routine notturna a base di Gazzetta e sbattimento di piedi. Addio alla coppia più inossidabile, longeva e genuina delle sitcom nostrane, addio ad un altro pezzo di storia della tv. Vedo già me stesso sabato mattina dinanzi alla tv a seguire il funerale in diretta (perché lo trasmetteranno, vero?), disteso prono sul divano del salotto, con i gomiti appoggiati sulla seduta e i palmi delle mani che mi sorreggono il mento. E con la scorta di fazzoletti di carta, una scena dejà-vu che già mi vide protagonista quando toccò a Mike Bongiorno (sette mesi fa, ca**o sembra ieri).

Anche pensandoci intensamente, non riesco a trovare un difetto allo showman Raimondo Vianello, così come non avrei saputo individuarne uno in Corrado (in Mike sì, solo cose veniali però). E ritengo di non essere in grado di abituarmi all’idea di una Sandra Mondaini vedova. Non penso di essere in grado di abituarmi nemmeno a tutte queste scomparse eccellenti e ravvicinate. Mi genera angoscia, mi genera tristezza, mi genera malinconia più che altro il pensiero che quando se ne saranno andati anche i (pochi) grandi che mancano alla chiamata del Padreterno, allora sarà proprio finito tutto, perché voglio vedere tra qualche anno l’Italia che si ferma per commemorare Enrico Papi o Francesco Facchinetti.

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