Baustelle – I Mistici dell’Occidente(*)

Rachele Bastreghi dovrebbe spiegarmi dov’era quel giorno che si registrava il nuovo cd dei Baustelle, dato che su dodici canzoni la sua voce si sentirà – in tutto – cinque secondi scarsi. Spero possa giustificare la sua assenza con un motivo davvero valido, tipo che stava disegnando con lo spray simboli fallici sui monumenti, oppure riempiendo di cherosene dei gatti persiani da scagliare a mo’ di molotov contro l’amministrazione comunale. Perché se la sua scarna presenza ne “I Mistici dell’Occidente” è il campanello d’allarme che si sta compiendo una defenestrazione della voce femminile dal gruppo per lasciare spazio all’ego smisurato di Bianconi, magari ipotizzando per lei (o per lui) un progetto futuro da solista, ecco io dico fermamente NO! A parte questo, il quinto album del trio senese non è purtroppo musicalmente creativo come “La malvita”, né compositivamente incisivo come “Amen”. Quello che io scrissi già un po’ di tempo fa era che secondo me i Baustelle avrebbero dovuto abbandonarla questa ossessione del misticismo che ormai ha un po’ rotto le sfere, risulta ripetitiva e decisamente poco giustificata. Fin dal titolo posso con somma delusione intuire di non essere stato molto ascoltato. Io, però, nonostante il titolo e nonostante un singolo di lancio un po’ così, ho voluto ascoltare loro ugualmente, perché una band indie (che però pubblica con una major) non si abbandona mica in quattro e quattr’otto.

De “I Mistici dell’Occidente” salvo solo “Le Rane”, un decadente e nostalgico inno all’amicizia e con buona probabilità – nel repertorio baustelliano – canzone più banale di sempre per scelta dei temi trattati, arrangiamento e struttura, ma proprio per questo funziona: c’è la sensazione che non si voglia strafare ed in un disco che parte stancamente tentando virtuosismi malriusciti, la semplicità infusa da questo pezzo è una vera boccata d’aria fresca. Ed è l’unico che possa competere con perle quali “Il liberismo ha i giorni contati” o “Charlie fa surf” o “Colombo” (ma non con “Baudelaire” che rimane in vetta alla decennale produzione della band). Ottimo arrangiamento per “La canzone della rivoluzione”, a cui la melodia non rende per nulla merito. “La bambolina” e “L’estate enigmistica” sono tra i brani più ascoltabili anche se non esenti da momenti di noia, che invece pervade il resto del disco.

(*) a proposito di mistici e di occidente, vi aguro buona Pasqua: non so se si nota, ma questo blog sta concorrendo per il premio “minor numero di aggiornamenti in un periodo di tempo compreso tra i due giorni e i due secoli”. Penso di poter vincere.

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.