Qualcuno ha visto V (Visitors) ?

v-visitorsNei primi anni 80, la coda lunga della guerra del Vietnam influenzò la produzione televisiva dell’epoca, tra cui anche i Visitors “the original”. La miniserie cult del 1983 (formata dall’unione di  due miniserie di cinque puntate totali, più un deludente telefilm in 20 puntate di cui quella conclusiva mai realizzata) si apriva con un combattimento in Cambogia e con la dedica agli “eroi di tutte le resistenze”. Le divise rosse dei visitatori alieni non lasciavano dubbi sul fatto che ci fosse un velato riferimento a qualche “minaccia comunista” e certi messaggi subliminali (ma poi neanche tanto) presenti nella serie erano piuttosto lungimiranti (esempio: il popolo bue, istruito dai monologhi televisivi del capo dei Visitors, avvia una vera e propria “caccia alle streghe” nei confronti degli scienziati scettici sulle reali intenzioni dei visitatori alieni; la battuta “dannati scienziati” è ricorrente, quasi a dare l’idea che la scienza e la conoscenza siano inutili orpelli di cui disfarsi, per lasciar spazio ad un pensiero più superficiale ritenuto corretto soltanto perché massificato).

Nel 2010 le paure degli States sono invece ampiamente legate allo spettro del terrorismo islamico: il remake attualizzato dei Visitors ipotizza lo scenario che dietro a numerosi attentati vi sia lo zampino (o la zampa da lucertola, sarebbe meglio dire) di numerosi alieni infiltrati all’interno di cellule terroristiche più o meno dormienti che ambiscono alla conquista del pianeta Terra. Dall’alto della sua consistente flotta spaziale, il seducente e flemmatico capo Visitor Anna, prende il controllo dei mezzi di comunicazione, sfrutta l’arrivismo di certi giornalisti prezzolati e senza etica per diffondere i suoi messaggi (vere e proprie “benedizioni”) di amore contro l’odio, appiattisce le menti dei terrestri infondendo false sicurezze mediante conferenze stampa a reti unificate, nonché promette agli abitanti della Terra di fornire efficaci cure per tutte le malattie, ivi compreso l’immancabile cancro (ricorda molto da vicino qualcuno…). E forse non è un caso che le divise dei Visitors del nuovo millennio non siano più rosse.

Al di là dei ragionamenti filosofici, però, i nuovi Visitors sono una discreta serie. Avevamo già notato che i dieci minuti introduttivi promettevano bene (anche se forse rendevano meglio in lingua originale) e – in parte – mantengono. Ho trovato la prima puntata forse un po’ troppo frettolosa, non tanto per il ritmo narrativo che, anzi, è piuttosto diluito, ma proprio nella concatenazione degli eventi. Dopo l’introduzione con l’invasione aliena, infatti, compare una scritta che ci informa che abbiamo fatto un salto temporale avanti di tre settimane, periodo in cui ritroviamo i visitatori già ampiamente ambientati e considerati dall’umanità ormai una “normalità” nel loro quotidiano. Una scelta sicuramente meno impegnativa dal punto di vista della sceneggiatura rispetto a quella di ipotizzare le reazioni contemporanee dei governi e dei popoli delle 29 Nazioni in cui sbarcano i Visitors, al momento dell’atterraggio. Dopo l’introduzione di rito dei personaggi principali, il pilot si conclude con un primo interessante colpo di scena.

La seconda puntata mi ha lasciato un po’ perplesso: non succede praticamente nulla (tranne che negli ultimi 30 secondi); il racconto risulta ancora un po’ lento e le sottotrame sanno di già visto; ma d’altronde siamo ancora in fase introduttiva. Terza puntata: pur essendo ancora tutto piuttosto altalenante, gli ingranaggi cominciano a muoversi per il verso giusto per esplodere in una quarta puntata ricca di suspance ed azione, ma da cui – onestamente – mi sarei aspettato qualcosa di più. Complessivamente direi che la serie mi è piaciuta, ma è ben lontana da essere un nuovo cult. Dentro c’è un po’ di tutto: il terrorismo, il misticismo, l’investigazione, la fantascienza, il teen-drama (forse di quest’ultimo non se ne sentiva propriamente la necessità) e chissà quant’altro. Sinceramente avrei preferito una trama più fanta-thriller, invece si sono miscelati vari generi per ottenere un risultato più trasversale, per famiglie, che sicuramente osa poco in termini di script. Si poteva anche scegliere per il ruolo della protagonista “umana”, un’attrice un po’ più carismatica di Elizabeth Mitchell (“Juliet” di Lost, decisamente sopravvalutata e doppiata impietosamente) la quale dispone di un corollario di quattro-espressioni-facciali-quattro (sempre di più di Barbara D’Urso, comunque). Nulla da dire, invece sul versante “alieno”: Anna (Morena Baccarin) è splendida nella sua androginia, nonché espressiva come un monolite ma almeno in questo caso il ruolo lo richiede.

Sebbene qualche taglio di inquadratura risulti un po’ improbabile (ad esempio nel primo dialogo tra i preti in chiesa, o nel primo dialogo tra Anna e Chad) ), il telefilm è ben confezionato, le scenografie e gli effetti sono davvero degni di un progetto ad alto budget (nei Visitors anni 80, l’astronave madre sembrava il magazzino di una carpenteria, le astronavi figlie dei cartoni per le uova e alle protagoniste pareva fosse appena scoppiato un reattore nucleare in testa, a giudicare dalle pettinature. Ma l’estetica anni 80 è indubbiamente un punto di forza del telefilm di allora ed uno dei motivi per cui è considerato ancora oggi un irripetibile cult). Una cosa di cui sento la mancanza, rispetto alla serie originale, è quella caratteristica “parlata metallica” dei lucertoloni alieni: a parte questo, sono comunque molto curioso di vedere come il telefilm evolverà (soprattutto ora che c’è stato un cambio alla produzione esecutiva: Scott Peters di “4400” ha ceduto la poltrona a Scott Rosenbaum di “Chuck”). Sono già rassegnato, però, che non vedrò mai più scene di questo livello:

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