Lady Gaga ft. Beyonce(ss) – Telephone

In queste ore la rete acclama il neopremierato video di Lady Gaga feat. Beyoncé, “Telephone”, eleggendolo d’ufficio come uno dei migliori videoclip musicali della storia. Il bello è che dal punto di vista prettamente tecnico, l’affermazione potrebbe anche risultare corretta. “Telephone” è una bellissima porcata lunga dieci minuti. Un cortometraggio infarcito di citazioni filmiche e telefilmiche, la cui disgustosa storia si dipana in un set grondante di sudiciume dove a far compagnia ad una Lady Gaga più madonnesca che mai, compare una Beyoncé nuovamente trasformata in Beyoncéss (dopo “Videophone“) allo scopo di non far sfigurare la padrona di casa (mi sa che l’unica persona con cui potrebbe duettare la Germanotta senza incappare in competizioni estetiche, è Arisa. Oppure Emanuele Filiberto).

Nella sempre più evanescente storia del videoclip (ieri scritta nei palinsesti di Mtv, oggi di proprietà dei bit di Youtube), “Telephone” merita di trovare un suo spazio – se non tra i video d’autore – almeno tra quelli che aspirano a diventare icone immaginifiche in pieno Tarantino style. Quelli in cui l’indiscutibile ottimo confezionamento dato dalla somma di regia, fotografia, sceneggiatura, baroccaggine e baracconaggine innalza all’ennesima potenza il valore di una produzione musicale inesistente. Ad un festival di cortometraggi, “Telephone – il video” probabilmente si classificherebbe sul podio, ma ad un festival musicale “Telephone – la canzone” verrebbe eliminata al primo turno. L’enorme contrasto tra gli sforzi profusi per ricercare lo shock visivo e gli sforzi (di vomito) per tentare di dire qualcosa in ambito musicale, infettano il progetto di quella che chiamerei “sindrome di Avatar”: fatta la tara delle mirabolanti prodezze estetiche (ovvero il famigerato “orgasmo della retina per cui fui simpaticamente sfottuto su “Le Malvestite“), quel che rimane è scarso, insipido e meritevole di perdersi nella mediocrità che rappresenta.

Vale la pena decorare un pezzo musicalmente indefinito, che tra due giorni sarà ampiamente dimenticato, con tale e tanta devozione per l’aspetto visivo? Lady Gaga ha l’indubbia capacità di trasformare in usa e getta qualsiasi cosa a cui si avvicina. E riconferma – oltre alle innate capacità di marketing – di essere non una musicista, ma un prodotto da scaffale tipo un fustino di Dash. Che compri solo perché ha la scatola più colorata, perché ti regala un orologio tarocco o perché sul fustino c’è la faccia di Fabio de Luigi. Poco importa se lava o sbianca.

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