Cambiamo musica

Ci sono momenti in cui vorresti che il Festival di Sanremo durasse per sempre

Ok, scherzavo, ricomincio.

Lasciata finalmente alle spalle la settimana più devastante dell’anno (ho ancora residui di torcicollo, i polpastrelli gonfi e le palle – degli occhi – che girano vorticosamente), forse è il caso di rifarsi le orecchie con qualcosa di extrasanremese, extratalentshow ed extrapatriottico. Così, tanto per.

1) Delphic – Doubt
Dai New Order ai Chemical Brothers, tutto il meglio della musica elettronica inglese (esagero?) concentrato nel loro debut album – Acolyte – uscito circa un mese fa.  Sorvegliati speciali dai sudditi della Regina che li acclamano già come band dell’anno, i loro mp3 girano ininterrottamente nella mia chiavetta attaccata all’autoradio.

2) Edward Maya & Vika Jigulina – Stereo Love
Mi si dice che è la hit dell’inverno, che da settimane e settimane è uno dei singoli più venduti nel nostro Paese (lo stesso Paese che ha televotato Pupo & Filiberto? Faccina perplessa) e che è in vetta a tutte le classifiche del Vecchio Continente (prima pure in Francia: faccina sbigottita). Io l’ho scoperta tipo quindici giorni fa, ma è stato amore al primo ascolto. Finalmente la Romania si è riscattata appieno per aver generato – a suo tempo – Dragostea Din Tei.

3) Janelle Monáe – Cold war
Scoperta dagli Outkast, l’anno scorso rischiò di vincere un grammy come miglior performer urban/alternative ma si dovette accontentare del premio di consolazione (aprire i concerti del reunion-tour dei No Doubt… meglio che niente, dai). Dopo un concept album apprezzato dalla critica, il suo prossimo lavoro si intitola “The ArchAndroid”. Lei è una specie di Beyoncé indie.

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Chissenefrega

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