In tutti i luoghi e in tutti i laghi (col Gran Soleil e il gatto di Riccardo)

Terminato da poche ore, il sessantesimo Festival della canzone italiana aveva esordito con due puntate veramente degne di nota e con un discreto numero di canzoni decenti. La giuria demoscopica aveva avviato un’opera di spurgo incredibilmente condivisibile, utilizzando per la prima volta in vita sua il buon senso. Poi è arrivato il momento delle esequie di Nilla Pizzi e nulla è stato più come prima. Il fantasma di Nilla si è scontrato con l’aniticiclone delle tagliatelle di Nonna Pina, ed insieme, si sono abbattuti sulle isobare dell’Ariston trasformando la semifinale in una tempesta tropicale e trascinando l’ultima serata (di cui ho visto solo un’ora e mezza: sono rientrato a casa e sul palco c’era una specie di Giada De Blank novenne che cantava Anna Oxa) dentro un vero e proprio cataclisma. Le telepromozioni-tormentone Grand Soleil, Philadelphia e Beghelli sono state l’unico stimolo che ci ha permesso di andare avanti, di superare incolumi MERI GI BLAIG che canta “happy birthday” ad un Tiziano Ferro assente, nonché il momento anarchico in cui si è consumata la rivolta del pubblico contro lo show (la galleria si alza in piedi e urla “venduti”), la rivolta dell’orchestra contro i finalisti (gli strumentisti che strappano gli spartiti è una scena che ha valso il prezzo del biglietto), della rivolta di chiunque contro l’ennesima cariatide bofonchiante salita sul palco (Maurizio Costanzo) con la malaugurata idea – nel bel mezzo della più nazionalpopolare delle gare canore – di intavolare un talk show politico sui cassaintegrati Fiat insieme ai fischiatissimi Scajola e Bersani (non Samuele). E come se non fosse bastato, è arrivata la vittoria di Valerio Scanu a suggellare l’attimo in cui abbiamo ammesso finalmente a noi stessi che, ebbenesì, questo Festival di Sanremo è stata l’ennesima gigantesca baracconata, da cui ci siamo fatti (volentieri?) prendere per il naso per la sessantesima volta.

Ma non sarebbe stato lo stesso senza un elemento fondamentale di queste cinque serate: sto parlando di lei, piena e ripiena di attenzioni per noi popolo sovrano; ci ha trattati da re e regine e non si è mai tirata indietro davanti ad ogni nostra richiesta. Sì, proprio lei, dolce, affabile, burrosa, fragrante come dei biscotti al cioccolato.

MA QUALE ANTONELLA CLERICI!?!?!!? Sto parlando della Bacheca Ammiraglia, punto di raccolta del popolo chissenefreghiano che – a sorpresa – si è rivelata un efficace strumento di comunicazione, condivisione e divertimento. Scherzando si era detto che la bacheca di Facebook legata a questo blog avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato da “Rai Dire Sanremo” e, per quanto mi riguarda, c’è riuscita in pieno grazie ad una partecipazione che io non avrei mai minimamente immaginato avrebbe potuto essere così massiva e nel contempo leggera di spirito e concorde nelle opinioni (o anche discorde, ma il filo conduttore degli oltre 7000 commenti – di cui 2611 solo ieri sera – lasciati in queste cinque serate è sempre stato caratterizzato da una sana e verace ironia). Risultato che trovo straordinario per uno spazio indipendente, generalista, alimentato dal passaparola e creato per puro svago. E’ stato, per farla breve, un gran bell’esperimento sociale alla faccia di quelli che dicono che internet divide, aliena, estrania, isola e trasforma tutti in serial killer, segaioli e/o serialkiller segaioli. Questo post è un grazie a tutti voi per aver sorriso e condiviso momenti altrimenti inaffrontabili (chi se le sarebbe sciroppate cinque serate di Antonella Clerici, sennò?). Dopo questa immane faticata, meritate davvero di essere mandati a far l’amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi, con sufficienti quantità di Gran Soleil e il redivivo gatto di Riccardo.

PS: un grazie anche a chi non ha potuto seguirci su Facebook (ma ricordo che la bacheca di Chissenefrega è pubblica, per cui accessibile in lettura a tutti, anche a quelli che non sono “amici” ) e si è – si fa per dire – informato solo tramite il blog dove le “Chissenecronache” tradizionali sono sopravvissute pur pagando lo scotto della minor immediatezza ed interattività. Diamo anche qui un numero, va’, giusto per soddisfare il mio ego: mercoledì 24 picco massimo di 4991 visite su una media quotidiana in tempi “normali” di circa 2400 (settimana di Sanremo, media quotidiana: 4398).

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