Festival di Sanremo 2010. Prima serata, chissenecronaca live – Eliminati D’Angelo, Cutugno e il Trio Regale

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Si parte. Primo allarme: la scenografia non prevede la famosa scalinata. Ogni volta che l’hanno eliminata, il Festival è stato un flop (vedi la Panariello Edition). Vabbè, c’è la crisi e bisognava risparmiare. Aprono la serata i valletti Paolo Bonolis e Luca Laurenti: forte che questi due girino sempre in coppia perché presi singolarmente valgono meno del due di spade (un po’ come quelli che partecipano ai reality in due ma nelle vesti di un unico concorrente). Lo sketch che rappresenta un ideale passaggio del testimone nelle mani della nuova conduttrice è meno mediocre del previsto, anche se comincio ad avere una leggera nostalgia della pubblicità del caffè Lavazza. Laurenti canta la sigla (sono momenti come questi, quelli in cui apprezzi l’esistenza del tasto “mute” sul telecomando). La gag dei due prosegue con il gioco delle fotografie in stile “il senso della vita”. Momento inutile, ma si cerca di ammortizzare il più possibile il costo dei due ospiti e nel contempo far rivivere alla “casalinga di Voghera” i fasti dell’anno scorso.

Entra lei, finalmente, da un montacarichi che si stacca dalla scenografia, la responsabile dei prossimi cinque giorni di scempio, vestita come Jessica Rabbit. Peccato, mi aspettavo in abito in stile Hangar dell’Alitalia. Nelle ultime interviste rilasciate Antonella Clerici diceva di essere stata ricoverata perché dimagrita troppo: ma per favore. Mi rendo conto solo ora che oggi è pure martedì grasso. Dopo aver dato il commiato al duo comico, non senza un’altra esilarante gag, Antonella saluta il pubblico dicendo: “Se sono qui lo devo a voi”. Ma va là! Se sei qui lo devi a Elisa Isoardi!!!!

Irene Grandi – La cometa di Halley.
Canzone scritta dai Baustelle, e si sente! Irene è vestita da Ferrero Rondnoir ed è veramente sciupatissima: quanto è invecchiata negli ultimi due anni? La canzone è un rifacimento di “Charlie Fa Surf” con un testo edulcorato. Avrei voluto stroncarla, e invece. Voto 7-

Valerio Scanu – Per tutte le volte che
Una lagna insostenibile. Voto ZERO (tocchiamo il climax dello schifo già alle 21.47… andiamo bene…)

Toto Cutugno – Aeroplani
Un salto indietro nel 1985. Toto Cutugno che nel frattempo si è trasformato in Adriano Pappalardo, canta una delle sue solite robe. Peccato che non imbrocchi mezza nota. Voto 2

Arisa con le Sorelle Marinetti – Malamorenò
La “cozza ricercata” ha messo le dita nella 220 e ora è ricercata ma anche un po’ fulminata. Svanito l’effetto sorpresa con cui stupì il pubblico l’anno scorso, e svanita anche l’illusione che si tolga la maschera da Ugly Betty per trasformarsi in una gnocca da calendario, direi che la “nuova” Arisa ha ben poco da comunicare (nota di merito, comunque, per aver portato tre travestiti sul palco dell’Ariston, non se ne vedevano in televisione da due domeniche fa a Domenica 5). Il brano è una marcetta che tenta nuovamente di essere tormentone, ma non va più in là dello Zecchino d’Oro. Su FB, Arisa è ribattezzata “Pippa Calzelunghe“. Voto 1

Nino D’Angelo con Maria Nazionale – Jammo ja
Tipica canzone su cui non riesco a dare un giudizio perché esula completamente dai miei canoni sonori, etici, estetici ed esistenziali. Voto N.C. (e poi la Maria Nazionale per me è solo la DE FILIPPI!!!!)

Marco Mengoni – Credimi ancora
Armonicamente già sentito; melodia: si poteva dare di più. Lui sempre bravo, ha gestito bene l’emozione e l’emergenza del microfono che ha fatto le bizze. Complessivamente non mi convince del tutto (non era meglio se i Baustelle scrivevano per lui?). Voto 6 politico

Ospite internazionale: Susan Boyle. Via FB: “La mamma di Arisa” e “Meno male che la Clerici ha il vestito rosso. Sennò col ca**o che le distinguevamo“. Meritatissima standing ovation.

Simone Cristicchi – Meno male
Io, si sa, apprezzo lo stile cristicchiano. Ma dopo la simpatiahhh degli esordi e l’impegnohhh socialehhh di un paio di Festival fa, qui temevo che suonasse un po’ ripetitivo. Lieto di essere stato smentito dai fatti: il brano ha un arrangiamento degno di ogni lode che ha trasmesso una scossa energetica anche ai bacucchi seduti in prima fila. A me basta anche solo quello. Voto 7+

Malika Ayane – Ricomincio da qui
Malika Ayane: ribadisco che mi auguro non smetta di cantare anche in inglese. L’anno scorso stroncai “come foglie” cannando in pieno, per cui quest’anno le tributo un 6 e 1/2 così, a prescindere (discreto crescendo, ma noiosetta, comunque…)

Pupo, Emanuele Filiberto & Luca Canonici – Italia amore mio
L’ingresso in teatro è accompagnato dai fischi al Principe. Manco fosse George Leonard. Il livello di retorica raggiunto dal testo del brano è decisamente imbarazzante. Voto -1000

La Clerici fa delle pause di conduzione che neanche il peggior Celentano: ah, è per creare la suspance perché sta per parlare del caso Morgan. Lui non c’è, Antonella condanna la droga e chi ne fa uso (“La mia droga è la mia famiglia e un caffé caldo”, ma per carità!) e legge uno stralcio de “La sera”, pezzo del Castoldi escluso. Qualcuno ha dimenticato di mettere l’interruttore “retorica” acceso da Pupo&Filiberto in posizione OFF.

Censuro volutamente l’intervista a Cassano, un “nobile rappresentante” del Calcio nostrano, ma soprattutto un “bravo ragazzo” tutto fidanzata e mamma. Eh, vabbè, se è bravo lui, Bertolaso è Gino Strada.

Enrico Ruggeri – La notte delle fate
Una canzone Vascorossiana cantata da Enrico Ruggeri che imita Nicola Savino che imita Enrico Ruggeri. Il testo non è proprio male, ma dubito che abbia sbocchi di mercato. Voto 6-

Sonhora – Baby
Sono gggiovani e per questo, secondo la Clerici, sono anche “la musica del futuro”. Peccato che questo teen rock sole-cuore-amore sia già sentito e strasentito. Via FB: “un sonhora è in realtà Loredana Errore“. Sentenza definitiva: i Sonohra devono limitarsi ad un sano playback. Voto 4

Povia – La verità
Io mi rifiuto di ascoltare questa faccia da triglia lessa. Via FB: “Pensavo che non si potesse partecipare due anni con la stessa canzone! La musica è la stessa di Luca era gay… beh, anche dei bambini e dei piccioni in realtà” e “Ma Povia è uscito dalla doccia coi capelli bagnati, oppure il piccione gli ha ca*ato in testa?“. Voto N.C.

Irene Fornaciari & i Nomadi – Il mondo piange
Un vitale mix (zzzzz…) tra i Jalisse e i Matia bazar! Voto 3

Noemi – Per tutta la vita
Pezzo fiacco e inadeguato alla sua vocalità. Molto meno forte dei suoi precedenti singoli. Noemi non mi pare una cantante adatta ad occasioni così formali come Sanremo, è più tipa da Festa dell’Unità. Si vede che è a disagio (ha pure sbagliato un paio di parole). Ma il ritornello è “ma che freddo fa” di Nada? Mi aspettavo di meglio, voto 5

Fabrizio Moro – Non è una canzone
Caparezza Meets Pitura Freska: un doppio plagio ai limiti dello scandalo. Non è una canzone, infatti è una porcheria. Voto 0

Momento ad “alto contenuto erotico“, proclama fiera la conduttrice. Non è lei che si fa il bidè in diretta, bensì è arrivata l’ora (mezzanotte) della diva del “BURLESCS” (ottima pronuncia, questa Clerici). Dita Von Teese si spoglia sul palco e si tuffa in un’acquasantiera con dentro un’anguria. Oltre alle sue due. Domani tutti i vari esponenti cattolici avranno qualcosa su cui sparare a zero. Dita se ne va nel silenzio generale: nemmeno una domanda su Marylin Manson? Via FB: “un drogato No per carità del signore ma na ‘Gnotta si

Nino d’Angelo, Toto Cutugno, Il regale trio Pupo/Filiberto/e quell’altro eliminati. Ma nei prossimi giorni ci sarà un ripescaggio. Battuta finale via FB: “la Nazionale è stata eliminata ancor prima di giugno…”. Antonella Clerici saluta il pubblico annunciando che domani ci saranno grandi sorprese e che “qualcosa sparirà dalla scenografia”. Molti si augurano che sia lei.

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