Paranormal Activia

Stasera, anziché il Grande Fratello, ho preferito un altro film horror: quello più remunerativo di tutti i tempi bla bla bla, nonché più spaventoso di tutti i tempi bla bla bla (anche se il compleanno di George Leonard, secondo me, è una visione decisamente più terrorizzante). L’unica differenza tra il Gieffe e Paranormal Activity è che in quest’ultimo, il regista Oren Peli vorrebbe far rizzare (senza riuscirci) i “peli” al suo pubblico, mentre Veronica del Grande Fratello fa rizzare – al pubblico maschile – qualcos’altro di ben più consistente. Trama:

Una culona in perenne sindrome premestruale è fidanzata con un tipo dall’aria ebete, uno di quelli che si divertirebbero a far esplodere i gatti randagi con i raudi, e che per di più indossa dei boxer dalle fantasie imbarazzanti. L’allegra coppietta convive felicemente in una casa che, a giudicare dal gusto per l’arredo, dev’essere appartenuta in passato a Luca Sardella. La fanciulla nasconde però un terribile segreto, che purtroppo non è l’imbottitura del reggiseno: fin da quando è bambina, una “entità” non meglio precisata la segue, la osserva, le sospira tra i capelli e talvolta le mette pure i bigodini nella notte. Probabilmente lo scopo della paranormale presenza è di metterla in guardia dagli uomini con le mutande a fiori lunghe fino al ginocchio, ma la giovane Katie non se ne rende conto, perciò lo spettro decide di far percepire in maniera più tangibile la sua presenza. Il coraggioso uomo di casa, Micah, ha allora la folgorante idea di procurarsi una videocamera (ed un’immancabile tavoletta ouija) per riprendere l’impalpabile spettrale entità e notificarle un avviso di sfratto esecutivo, anche perché con i suoi trascinamenti notturni rischia di rovinargli quel meraviglioso tappeto leopardato che ha nel soggiorno, palesemente rubato da qualche postribolo di periferia. Man mano che passano le notti, cresce l’insonnia: il fantasma che infesta il nido d’amore di Katie e Micah fa scricchiolare i pavimenti, si insinua nelle tubature e prende il controllo del decoder digitale terrestre. Grazie ad un barattolo di borotalco Neutro Roberts sparso sul pavimento, il geniale Micah (scazzatissimo perché aveva in programma di andare a far esplodere un siamese) scopre la forma dei piedi del fantasma, che si rivela essere una specie di struzzo invisibile. Al che, anche l’esorcista chiamato a disinfestare la magione se la dà a gambe, specificando di essere solo un sensitivo tipo Solange e che il massimo che avrebbe potuto fare allo spettro sarebbe stato l’oroscopo della prossima settimana, se solo fosse stato in grado di reperirne l’ascendente. Tra urla continue, riprese raffazzonate, rumori molesti, luci che non si accendono e una recitazione che Romina Mondello in confronto merita l’Oscar, si compie il tragico finale (modificato su volontà di Steven Spielberg: non voglio nemmeno pensare come fosse prima) che rende finalmente giustizia allo sventurato fantasma, il quale – onestamente – non poteva scegliere famiglia peggiore.

Considerazione finale: se il Grande Fratello ha al suo timone una efficace testimonial della “naturale regolarità” firmata Danone Activia, in Paranormal Activity per ottenere lo stesso effetto – dopo appena dieci minuti di visione – non c’è nemmeno bisogno di affidarsi ad uno yogurt lassativo.

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