It’s been a hard day’s night

The question is: qual è il momento migliore di un viaggio?

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Love me do)

Potrebbe essere (ma non è) quando – dopo aver girato una città contemplandone le bellezze e/o stranezze artistiche e architettoniche – alle 5 del pomeriggio ti tuffi nella anticipated nightlife grazie ad una adorabile usanza che prevede che a quell’ora le strade si svuotino, le zone commerciali si desertifichino e tutti, senza distinzione di età, classe sociale o provenienza, si riversino indistintamente nei pub a scolarsi un numero indefinito di birre (ma una volta alle 5 non si beveva il tè?).

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Helter Skelter)

Considerato che nella “capitale mondiale della musica pop” di pub ce n’è uno ogni due metri, alcuni dei quali conservano reliquie impolverate (la prima batteria sfiorata da Ringo Starr! Ooooh!) e altri raccontano storie che hanno il fascino di leggende metropolitane da cui ti lasci volentieri abbindolare (bozze di lyrics scritte da John & Paul a mano su un muro! Ooooh!), il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando ti rendi conto che alle 8 di sera stai ascoltando una band i cui componenti sembrano appena smontati dal turno di notte in acciaieria, ma suonano in una maniera che ti fa scintillare occhi e orecchie. Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando ti accorgi che hai già superato la soglia alcolica di guardia ed hai ancora tutta la notte davanti a te.

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Can’t buy me love)

Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere (ma non è) quando sei costretto a battere in ritirata con disonore perché sei decisamente ubriaco marcio alle 23.58, cioè un orario in cui di solito, in circostanze normali (o meglio, secondo inspiegabili usi e costumi del tuo Paese), ti prepari per uscire. Ed è anche un bel momento – ma non sufficientemente bello da essere il migliore – quando camminando per strada a temperature prossime allo zero, tu sei imbacuccato tipo Kenny di South Park mentre gli indigeni autoctoni passeggiano liberamente in maniche di camicia e t-shirt, o con sandali e abitini di seta leggera ornati da qualsiasi mostruosità immaginabile accostata senza nessun ragionevole motivo o senso estetico (senza voler sindacare il gusto dell’orrido di nessuno, ma la ragazza liverpoolese più elegante che ho visto sembrava uscita dalle scene tagliate di un videoclip di Cyndi Lauper). Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando ti accorgi che il 24 di gennaio è estate e nessuno te l’ha detto.

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Ticket to ride)

Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere riassunto in quel brivido che ti corre lungo la schiena quando sei in un seminterrato disastrato detto “Cavern” coi muri che ti opprimono, con il tanfo che sale dal pavimento appiccicaticcio, con i faccioni dei fab-four scolpiti su una parete che gronda sudore, e ti ricordi che i Beatles erano considerati quattro straccioni senza stile anche nel lavarsi i denti, che vennero rifiutati da case discografiche e produttori i quali li etichettarono come creatori di “brutta musica” che non sarebbe mai potuta piacere ai sudditi della Regina. Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando sorridi pensando che non è andata propriamente così.

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Ob-la-di ob-la-da)

The answer is: puoi averle viste tutte e vissute anche di più, ma secondo un sondaggio commissionato da me stesso, posso dire senza timore di essere smentito che il momento migliore di un viaggio sai qual è?

E’ quando torni a casa tua e ti puoi fiondare dritto-dritto nel tuo bagno. Il bagno che ti conosce meglio di ogni altro, di cui hai completa fiducia e stima reciproca, quello che quando ne usi un altro ti sembra di tradirlo, quello che durante i tuoi giorni di permanenza all’estero ti è mancato più di ogni parente stretto. Quello che puoi accomodarti sulla tazza e fonderti in un tuttuno armonico con essa, sognando di essere ancora lontano, migliaia di chilometri far away.

(crollo dei bpm, rumore di disco rotto, parte una bella polka)

Entro in casa di ritorno da Liverpool e mia madre mi avvisa che abbiamo le fognature rotte. Cioè, non intasate del tipo che ci puoi dare dentro con un po’ di sturalavandino finché non senti il tipico suono dello sgorgamento delle tubature che sembra un ruggito emesso dalle fauci di un branco di leoni marini affamati. No, noi abbiamo le fognature rotte nel senso che è saltato uno snodo tra casa mia, casa dei miei vicini e lo scarico principale laggiù in strada. Chiamati gli addetti, questi geni del male non solo non sono riusciti a riparare il guasto, ma hanno anche perso un pezzo della sonda che stavano usando per l’ispezione. La sonda si è incastrata nel punto in cui è saltato lo snodo e probabilmente, in questo momento, si staranno inquinando le falde acquifere del quartiere e a breve il mio giardino sarà sommerso dai liquami. Tra un po’ casa mia diventerà un ritrovo di indiani che pensano di essere sul Gange.

La cosa veramente terrificante in tutto ciò è che ci hanno proibito di usare il wc fino a nuovo ordine. A me e pure ai miei dirimpettai. Sono disperato: questo vuol dire che domattina devo svegliarmi prima per andare ad espletare la pratica altrove, ma soprattutto vuol dire che non posso godere della fusione in un tuttuno armonico, uffa. Secondo lo stesso sondaggio commissionato da me stesso, il momento peggiore di un viaggio è quando finisce e sei costretto a tornare alla dura realtà con una costipazione forzata.

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